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21 Dicembre Dic 2017 1100 21 dicembre 2017

Trump, i numeri della riforma fiscale più iniqua della storia Usa

Dal 2027 il 53% degli americani pagherà più tasse. E l'83% dei guadagni andrà all'1% più benestante della popolazione. Che oggi possiede il 40% della ricchezza del Paese. Un dato record degli ultimi 60 anni.

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«Gli uomini e le donne dimenticati del nostro Paese non saranno più dimenticati». Il 9 novembre 2016 Donald Trump ringraziava il popolo americano per avergli consegnato la presidenza della nazione più ricca e potente del mondo, promettendo un governo dalla parte degli esclusi, dei perdenti della globalizzazione, un governo lontano dall'establishment di Washington e dagli interessi delle lobby.

UNA «RAPINA» AL CETO MEDIO. Solo un anno dopo, l'amministrazione guidata dal magnate e appoggiata dai repubblicani ha firmato quella che economisti di diverso orientamento hanno definito la più iniqua riforma fiscale della recente storia americana. Il senatore democratico Bernie Sanders, ex sfidante dei Hillary Clinton alle Primarie, l'ha definita una «rapina» dei più ricchi ai danni del ceto medio e dei poveri americani.

BENEFICI ALLA CLASSE ALTA. Il Tax Policy Center, un think tank indipendente, ha analizzato gli effetti a lungo termine del Tax Bill approvato dal congresso americano, mostrando come, dal 2027, più della metà degli americani, il 53%, si troverà a pagare più tasse. In quell'anno quasi l'83% dei guadagni della riforma fiscale andrà all'1% più ricco della popolazione. E anche nel breve termine, ossia nel 2018, a beneficiare in maniera più significativa del taglio delle imposte sarà la casse alta americana, il 20% più ricco del Paese.

Il principio della riforma è semplice: la riduzione delle imposte riguarda ogni livello di reddito, ma più ricca è la famiglia più consistente è il risparmio, sia in termini assoluti sia in proporzione al reddito: una progressione al contrario a favore dei più abbienti.

LIEVITANO I SUPER REDDITI. L'Atlantic ha fatto qualche conto sulla base dei dati del tax Policy: «Le famiglie che guadagnano tra i 500 mila dollari e 1 milione di dollari all'anno beneficeranno di un taglio delle tasse di 21 mila dollari nel 2019, e il loro reddito al netto delle tasse aumenterà del 4,3%. Un guadagno in proporzione che è quattro volte più ampio del guadagno medio, al netto delle tasse, di una famiglia con un reddito da 40 mila dollari».

WALL STREET IN MANO A POCHI. Non solo. Sul lungo periodo l'alleggerimento fiscale - seppur contenuto - per la classe media e i più indigenti andrà a esaurirsi, perché la misure che riguardano il taglio delle tasse per gli individui e le famiglie sono temporanee, valide cioé fino al 2025. Quelle permanenti riguardano solo il taglio delle tasse sulle imprese con l'aliquota che passa dal 35% al 21%, una riduzione che va a beneficio soprattutto di chi è ricco abbastanza da poter possedere azioni. L'80% di tutte le azioni quotate in Borsa è nelle mani del 10% più ricco delle famiglie americane. La maggior parte degli statunitensi non possiede un solo centesimo investito a Wall Street.

Tutto questo in un Paese che è già il più diseguale tra le nazioni avanzate occidentali. L'indice di Gini che misura la diseguaglianza di reddito tra le famiglie nel 2016 era 0,48 in America, un aumento dello 0,5% rispetto al 1990. L'1% più ricco degli Stati Uniti già oggi possiede circa il 40% della ricchezza del Paese, il dato più alto negli ultimi 60 anni.

EFFETTI DEVASTANTI SUI POVERI. Se a questa fotografia si aggiunge il fatto che i repubblicani hanno promesso ulteriori tagli al welfare e all'assistenza sanitaria (anche per finanziare la decurtazione delle tasse che peserà sul bilancio federale per oltre un trilione di dollari), si capisce quali potrebbero essere gli effetti devastanti sulla ricchezza della classe media e dei più poveri.

Ma perché i repubblicani si sono spinti fino a tanto, ben sapendo che nell'opinione pubblica americana la riforma ha registrato un consenso più basso persino dell'Obamacare? Semplice, perché più che di voti, i repubblicani come i democratici hanno bisogno di soldi, come ha chiarito efficacemente a Vox Andrea Campbell, politologo del Mit: «L'opinione pubblica generale non conta. Per vincere la rielezione deputati e senatori hanno bisogno di denaro e di voti, di considerare quindi i loro donatori e la loro constituency. Ma hanno bisogno solo dei voti di un sottogruppo di individui nel loro distretto o stato: le preferenze di altri elettori possono essere largamente ignorate».

BUONA PACE DI OPERAI E MINATORI. È la vittoria di un sistema plutocratico che ha reso i ricchi d'America estremamente influenti sulle decisioni politiche. È, in questo caso, la vittoria dei fratelli Kock e dei grandi donatori repubblicani, convinti profeti dell'ortodossia: meno tasse, meno spesa pubblica, meno welfare per galvanizzare l'economia. A beneficio di chi lo dicono i numeri, con buona pace degli operai del Michigan e dei minatori del Kentucky.

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