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28 Dicembre Dic 2017 0917 28 dicembre 2017

Di Maio e Salvini, piccoli (e ridicoli) Trump crescono

Uno è un politico inventato a tavolino. L'altro un personaggetto che si commenta da solo. Per una campagna elettorale incisiva, basterebbe concentrarsi su questi due avversari.

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Non voglio, alla mia età, rubare il mestiere ad altri, ma coloro che programmeranno la campagna elettorale dei partiti dell’ex centro-sinistra hanno un compito facile. Non perdano tempo a raccontare gli splendidi e invisibili successi dei governi Renzi-Gentiloni, perché porta sempre male difendere il governo in campagna elettorale, non difendano la Boschi facendone una vittima, lei che ha gestito un potere immenso, né al contrario ne facciano la strega della politica italiana. Si concentrino sugli avversari. Che sono tre: Di Maio, Salvini, Berlusconi. Per Di Maio bisogna fare una sola cosa, una specie di campagna elettorale al contrario. Invece di parlarne male, diffondere le sue interviste, anzi una sola. Quella del 28 dicembre sul Fatto quotidiano, annunciata in prima pagina con grande clamore, è l’esempio più emblematico del politico inventato a tavolino.

DI MAIO SI AUTO-INSULTA. Di Maio non risponde a una sola domanda, non sa proprio che cosa dire, sullo ius soli fa capire che è contrario, non vuole parlare di tasse per non irritare quegli imprenditori che lui considera accalappiabili e soprattutto si rivela un esperto di diritto costituzionale quando dice che se non c’è una maggioranza post-elettorale questa va cercata in parlamento. Accidenti che acume, io pensava che andasse cercata sotto il cavolo. Fatelo conoscere, magari affiancando suoi audio a quelli di Virginia Raggi con le immagini della Roma diretta da lei. Non bisogna aggiungere né un commento un insulto. Di Maio contro di Maio. Si insulta da solo. Stessa cosa con quel personaggetto di Salvini. Vuole fare il federatore della destra, di tutta la destra. Non credo che una campagna basata sull’antifascismo lo bloccherà. In Italia i fascisti sono ancora tanti. Però che in tutti i luoghi dove si radunano i meridionali si distribuiscano cassette e video, oltre che volantini, con i suoi ignobili insulti contro chi è nato e vive al Sud, potrebbe produrre un po’ di schifo nei suoi potenziali elettori.

Per Berlusconi, che dei tre è quello che mi sta più simpatico, basta mettere la sua foto accanto a quella degli ultimi capi dell’Urss prima di Gorbaciov: sguardo vuoto, rigidità facciale, sorriso stereotipato. Chi di comunismo colpisce, di comunismo perisce. La sua immagine come quella dei boss sovietici non annuncia ritorno al passato ma le pagine di Dylan Dog. Temo invece che ci sorbiremo un verboso Renzi che vanterà cose che la gente non ha visto. Che il povero Gentiloni dovrà portare la sua faccia sfiduciata e rassegnata in giuro per il Paese, che il gossip si occuperà dei vestiti della Boschi, l’unica ministra nella storia repubblicana che non è riuscita a farsi approvare dal parlamento e dal paese alcuna legge. Temo che sorbiremo l’invadenza dei due ex presidenti delle Camere (perché, bando all’avarizia, avete tenuto fuori il presidente della Corte costituzionale, quello della Corte dei conti, quello della Cassazione e le migliaia di presidenti di cui dispone questo generoso Paese?), ci dovremo “accollare” i dialoganti con il Movimento 5 Stelle e l’indeterminatezza sul futuro (solo D’Alema propone un governo largo che faccia le riforme).

LA "SINISTRA" VADA CONTROCORRENTE. È un peccato. Perché la destra invece si concentrerà sui propri pallini. Ripeterà al suo popolo xenofobo le frasi inclusive (e benemerite) della presidenta Boldrini per eccitarlo, farà di Arezzo la capitale della vergogna e chiamerà a raccolta gli italiani duri e puri, cioè quelli che si fanno fottere dai boss dell’economia pur di non avere un negro vicino casa. È per questo che la sinistra, definiamola così per convenzione, deve fare una scelta controcorrente. Volete votarli? Questi sono, questo hanno detto, questo faranno. Sognano Trump ma dovranno accontentarsi di un gagà napoletano. Vi piace il presepio?

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