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2 Gennaio Gen 2018 1018 02 gennaio 2018

Fuori dalle liste portaborse e quisque de populo calati dall'alto

Tutti i partiti, M5s compreso, saranno tormentati in questi giorni dal tema delle candidature. Stilarle con l'obiettivo di sistemare amici e "segretari di" è un ottimo primo passo verso la sconfitta.

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Tutti i partiti, "grillini" compresi, saranno tormentati in questi giorni dal tema delle candidature. Saranno scelte difficili, in molti casi dolorose, spesso o quasi sempre legate alle dinamiche interne delle formazioni politiche e non dall'idea di proporre il candidato/a giusto agli elettori. Possiamo dire che vi sono quattro categorie di aspiranti. Nella prima si incontrano i nomi del cosiddetto gruppo dirigente. Un tempo questa categoria era riconoscibile perchè riguardava i/le componenti di un organo supremo di partito. Oggi chi è il gruppo dirigente? Pensiamo a sinistra o all'ex centro-sinistra: ne fanno parte i ministri, il Giglio magico, i boss locali? È già un buon numero di persone. Nel caso di LeU oltre a Grasso e Boldrini, ai "ragazzi "fondatori, a qualche deputato di chiara fama e a personaggi restituiti alla politica dopo la prepotenza della rottamazione, quanti altri posti restano?

UNA LUNGA FILIERA DI CONOSCENTI. Nella seconda categoria troviamo i parlamentari uscenti. Dovrebbe essere facile accantonare chi ha più di due legislature, ma i partiti attuali, tutti, non sono democratici e ogni parlamentare fa parte di una filiera per cui "c'è quello che si porta appresso quell'altro". Spesso quella meritocrazia che si invoca per ogni dove viene ignorata per i parlamentari: presenze, idee, rapporti veri con il territorio dovrebbero fare curriculum. In ogni caso il maggior spargimento di sangue avverrà fra questi personaggi. Sono in fibrillazione, ecco un'altra categoria, quelli che dovrebbero dare il segno di novità alla lista: il cantante, il calciatore, l'astronauta, quello o quella che di mestiere fa il giovane. Questa categoria nei vecchi partiti era preziosa perchè raccoglieva il meglio della società. I braccianti di Andria erano contenti di eleggere Guttuso. Oggi queste figure sono veri specchietti per le allodole, pensiamo alle operazioni sulle "bellone" o sulle "giovani" di Veltroni e Renzi. Qui soccorre Lenin: meglio meno ma meglio. Scegliete tre indiscutibili personalità e lasciate a casa divi della tivù e protagonisti del circo mediatico.

DITE QUELLO CHE OGNUNO SA FARE. Nella quarta categoria ci sono i "segretari di", cioè gli uomini e le donne al servizio dei leader. Un tempo si accedeva nelle assemblee elettive per provata riconoscibilità. Spesso i collaboratori dei leader erano molto preparati, avevano un rapporto con la base ecc. Oggi a costoro è bastato essere nella stanza accanto al leader per garantirsi l'elezione. L'elenco di " portaborse" eletti è strabiliante, uno è addirittura presidente del Pd. Non insisto nel descrivere questa "malapianta", ma soprattutto LeU corre il rischio di indicare agli elettori personaggi o "personaggi" alla Orfini. Quei cittadini che decideranno di votare il 4 marzo prossimo, uno sguardo alle liste lo daranno. Soprattutto a sinistra. L'idea che un prezioso bagaglio di valori da portare in parlamento si condensi in capo a riconosciute mezze calzette renderebbe invotabile la lista. Un criterio per scegliere c'è. Di ciascuno/a si dica quel che ha fatto o sa fare e, se già impegnato/a in politica, quali sono state le sue iniziative di successo. Si dica in quale collegio la sua presenza è preziosa senza costringere un collegio a eleggere un "quisque de populo" calato dalla segreteria del leader. Insomma bisogna aver voglia di vincere, non di sistemare amici e/o amiche.

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