I 400 colpi
Renzi Berlusconi
3 Gennaio Gen 2018 1025 03 gennaio 2018

I candidati Vip del Pd, un ventaglio di perdenti di successo

L'avvocatessa sfregiata, il brillante direttore di museo, il virologo pro vax e il bravo allenatore di pallavolo. Per arginare l’ineluttabile deriva Renzi arruola figurine. Ma il maestro in questa caccia resta Berlusconi.

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Nei partiti è cominciata la caccia alle figurine, ovvero a quelle persone conosciute che arruolate possono dare lustro alle liste in vista del voto di marzo 2018. Vip dello spettacolo, campioni di arti e mestieri, sportivi, medici e scienziati di fama, tutti nel mirino di un meticoloso scouting per accaparrarseli.

SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE. In questo Silvio Berlusconi è un maestro acclarato, e anche molto smaliziato: ne tira fuori uno al giorno, vede l’effetto che fa, per poi all’indomani inventarsene una nuova. A ogni tornata elettorale l'ex Cavaliere monta un sontuoso specchietto per le allodole, che regolarmente ci cascano (vero generale Gallitelli?) per poi essere accantonate dagli avvoltoi delle tessere, che non fanno richiamo ma sono portatori (spesso insani) di voti veri.

TUTTI A COPIARE L'ARZILLO SILVIO. Che lo faccia Berlusconi non sorprende perché, come ebbe a dire una volta l’avvocato Agnelli, è e resta un formidabile impresario, e sa da par suo come oliare la macchina del consenso. In questo Silvio vanta più imitatori della Settimana enigmistica, e tra questi c’è naturalmente la sinistra sempre in prima fila quando si tratta di copiare l’arzillo vecchietto.

Walter Veltroni con Matteo Renzi.

ANSA

Sarà un caso, ma tutto per lei cominciò quando deponendo simboli e nomi del passato si riciclò in una famosa convention al Lingotto come Partito democratico. L’allora segretario Walter Veltroni gettò alle ortiche regole e gerarchie del vecchio partito di massa affidando la selezione dei suoi rappresentanti alla tipologia.

PESCA TRA I PERSONAGGI PIÙ DISPARATI. Come si supplisce alla crisi della forma partito e al suo ideologico sgretolamento? Pescando scientemente tra personaggi i più disparati. Certamente un operaio, meglio se è sopravvissuto a un tragico incidente di lavoro, drammatizzazione che rende la scelta più convincente. Poi ci vuole un imprenditore, meglio se due, a cui la vecchia classe operaia fa l’effetto dell’aglio col vampiro. Uno lo si piazza capolista in Lombardia, l’altro nel ridente Nord-Est, la locomotiva del Paese, emblema di laboriosità e successo. Infine un medico di chiara fama, meglio se oncologo perché dà l’idea di uno tosto aduso a combattere sfide impossibili.

Veltroni alle Politiche del 2008 inaugurò la strategia di candidare figurine, ma naturalmente, in omaggio alla teoria che l’originale è sempre meglio dell’imitazione, vinse l’allora Popolo della libertà di Berlusconi

Non più Frattocchie, ma nemmeno frattaglie. Anzi, tagli pregiati per servire all’elettore un menù più variegato possibile dove scegliere. Questa fu la strategia di Veltroni alle Politiche del 2008, ma naturalmente, in omaggio alla teoria che l’originale è sempre meglio dell’imitazione, vinse l’allora Popolo della libertà che in tema di inclusività, o di creare un campo, come va di moda dire oggi, non conosce rivali.

DOPO 10 ANNI LO STESSO COPIONE. Sono passati 10 anni, ma oggi sembra di rivivere lo stesso copione di allora con il Pd di Renzi affannosamente in cerca di simboli da spendere nel tentativo di arginare l’ineluttabile deriva: c’è il medico fratello del giornalista ucciso della camorra, l’avvocatessa vilmente sfregiata dall’acido, il brillante direttore di museo, il virologo pro vax e il bravo allenatore di pallavolo. Politicamente parlando, un rispettabilissimo ventaglio di perdenti di successo.

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