I 400 colpi
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5 Gennaio Gen 2018 0950 05 gennaio 2018

I peripatetici della Quarta gamba

Da Fitto a Zanetti, passando per Costa e Tosi: vivono la politica con la valigia in mano, tutti uniti dal comun denominatore di un reiterato pendolarismo dell’essere che si fa divenire. 

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A Matteo Salvini non piace la quarta gamba, già tre gli sembrano più che sufficienti per far camminare il centrodestra. Ad aggiungerne un’altra si rischia di finire pericolosamente tra i quadrupedi, che non sono tutti deliziosi animaletti da compagnia. Per quarta gamba, com’è noto, si intendono quei centristi che, dopo aver abbandonato la casa del padre, ora sono tornati e pretenderebbero di venir accolti come il figliol prodigo. Berlusconi, che è generoso, lo ha fatto a braccia aperte godendo in cuor suo nel vederli bussare ad Arcore col capo coperto di cenere. La compagine dei revenant è variopinta: ci sono ex democristiani, ex leghisti, ex liberali, ex piddini, tutti uniti dal comun denominatore di un reiterato pendolarismo dell’essere che si fa divenire. Una volta stanno di qua, poi passano di là, poi ritornano da dov’erano partiti pronti però, alla bisogna, a fare nuovamente le valigie.

"NOI CON L'ITALIA": MA L'ITALIA È D'ACCORDO? Nella foto ricordo, si sono messi insieme sotto la gigantografia del simbolo e della nuova denominazione: Noi con l’Italia. Non occorrerà aspettare molto per vedere se l’Italia vuole stare con loro e se il leader della Lega, obtorto collo, alla fine chiuderà un occhio sulla coerenza politica dell’allegra brigata. Intanto, per farceli stare tutti, c’è voluto il grandangolo. Qualche nome, che poi per gli addetti sono tutte vecchie conoscenze, alcune con radici che rimontano addirittura alla Prima Repubblica. Il più in vista è Raffaele Fitto, ex pupillo di Berlusconi fino alla clamorosa rottura di due anni fa, quando i due litigarono su chi doveva essere il candidato alla presidenza della Regione Puglia. Raffaele, che se ne andò sbattendo la porta, si è poi riciclato due volte: la prima creando Oltre con Fitto; la seconda, visto che in quell’oltre di fitto c’era solo il buio, inventandosi un ossimoro, Conservatori e riformisti, per essere il più inclusivo possibile. Poi c’è Enrico Costa, il cui percorso è ancora più spericolato. Nato Forza Italia, è poi passato col Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, alleandosi quindi col Pd che lo premiò con un posto da vice ministro nei governi Renzi e Gentiloni. Lo scorso luglio, dopo aver constatato che il vento era tornato a tirare dalle parti dell’arzillo vecchietto, Costa si è accorto che a Palazzo Chigi non si stava più tanto bene ed era venuto il momento di traslocare.

Vittorio Sgarbi, che gravitava da quelle parti, ha definito il nuovo partito una bad company di riciclati. Solo che, a differenza dei sacchetti della spesa, questi sono multiuso

Di Maurizio Lupi sappiamo tutto, quindi transit. Resta un tris di campioni su cui vale la pena soffermarsi. Uno è Flavio Tosi, ex leghista ed ex sindaco di Verona, città amata a tal punto che, preclusogli per legge il terzo mandato, ha invano cercato il rimpiazzo nella di lui fidanzata. Per Saverio Romano basta elencare prosaicamente il curriculum: segretario della Dc siciliana, poi Ccd-Cdu e Udc, poi nei Responsabili del mitico Scilipoti, passaggio che gli valse, hai detto poco, il ministero dell’Agricoltura. Poi lo ritroviamo tra i banchi di Ala con Denis Verdini, fugace comparsata prima di chiudere il cerchio e tornare infine alla corte di Silvio.

ARRIVA CESA, ASPETTANDO QUAGLIARIELLO. Last but not least Enrico Zanetti, peperino commercialista di Verona salito sul carro di Mario Monti quando il prof si lasciò convincere dalla scriteriata idea di farsi un partito. Ed eroicamente rimasto a presidiare la ridotta di Scelta civica anche quando il senatore a vita la ripudiò brutalmente. Eroicamente si fa per dire, visto che l’aver schierato lo sparuto manipolo dei sopravvissuti a fianco del Pd gli valse una carriera da vice ministro. Siccome poi l’eredità montiana risultava vieppiù inservibile, la decisione di migrare dalle parti di Verdini con un proprio atomistico movimento Scelta civica verso cittadini per l’Italia, repentinamente abbandonato per fondare Libera Italia e allearsi con Tosi. Adesso a completare la gamba arriveranno Cesa e la sua Udc a dare manforte, mentre si attendono con una certa apprensione le mosse di Quagliariello e Parisi che potrebbero ulteriormente ingrossarla. Vittorio Sgarbi, che gravitava da quelle parti, ha definito il nuovo partito una bad company di riciclati. Solo che, a differenza dei sacchetti della spesa, questi sono multiuso.

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