I 400 colpi
Grasso, da noi mai favole come canone
8 Gennaio Gen 2018 0913 08 gennaio 2018

Nel partito di Grasso la Costituzione è la più bella del mondo solo quando la disattendono gli altri

Nel programma di Liberi e uguali c’è l’abolizione completa delle tasse universitarie. Un provvedimento che ignora il sacro principio della progressività delle imposte sancito dall’articolo 53, lo stesso che i fuoriusciti dal Pd rivendicavano per l'Imu.

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L’università è entrata prepotentemente tra i temi elettorali dei partiti in vista del voto di marzo. Ad Arcore, davanti al scintillante albero di Natale che troneggiava nella dimora del capo (da riflettere come gli alberi di Natale, sontuosi o spelacchiati, siano diventati in queste feste terreno di pubblico dibattito), Matteo Salvini ha detto che tra gli obiettivi del programma del centrodestra c’è l’abolizione della laurea come vincolo d’ accesso a molte professioni.

IL TRAMONTO DELLA LAUREA. La proposta non dovrebbe essere fonte di polemiche tra gli schieramenti visto che, se è vero che il leader della Lega non è laureato - nel Carroccio che fu le lauree andava per la maggiore comprarsele - non lo è nemmeno la ministra in carica dell’Università e della ricerca. La storia poi, oltre che insegnare come in molte circostanze un ragioniere o un perito tecnico abbiano dato miglior prova di chi è dottore, ha certificato il definitivo tramonto dei tempi in cui la mamma di Guccini diceva che un laureato vale più di un cantante.

L'esenzione completa delle tasse universitarie, un provvedimento che costerebbe alla fiscalità 1,6 miliardi

Contemporaneamente, e con ben altra enfasi, sul fronte opposto dei Liberi e uguali, Pietro Grasso ha fatto un piccolo botto annunciando che nel programma del neo partito c’è l’abolizione completa delle tasse universitarie. Un provvedimento che costerebbe alla fiscalità 1,6 miliardi. Noccioline in confronto a quanto dovrebbero sopportare i conti pubblici per l’abolizione della Fornero o i vari programmi di reddito di cittadinanza o sostegno che dir si voglia.

IL VERO PROBLEMA? IL NUMERO CHIUSO. Onestamente, quella di Grasso non mi pare una gran trovata: primo perché il problema, o meglio uno dei tanti, che affligge l’università oggi è il numero chiuso che rende in molte circostanze arduo se non impossibile l’accesso, non certo il tema delle tasse. Il fenomeno, come sanno bene molti ragazzi, ha creato una sorta di nomadismo dello studio per cui spesso, per trovare facoltà che li accolgano, gli studenti finiscono a centinaia di chilometri da casa, cosa che comporta per i genitori un notevole aggravio delle spese di mantenimento.

Ma è la seconda obiezione quella politicamente più rilevante. L’argomento principe con cui i fuoriusciti dal Pd avevano contestato l’indiscriminata abolizione dell’Imu da parte di Renzi era che, così facendo, cadeva il sacro principio della progressività delle imposte sancito dall’articolo 53 della nostra Costituzione. Non era giusto, sostenevano Bersani e i suoi, che chi possedeva come prima casa un attico al centro di Milano subisse lo stesso trattamento fiscale di chi viveva in un monolocale alla Bovisa.

SULLA FISCALITÀ ANCHE LIBERI E UGUALI LE SPARA GROSSE. Ora francamente non si capisce perché sia giusto che il figlio del proprietario di quell’attico che si iscrive all’università sia esentato dalle tasse universitarie alla stregua del figlio del padrone del monolocale. Due le possibili spiegazioni: anche Liberi e uguali non ha voluto restar fuori dalla corsa a chi sulla fiscalità la spara più grossa dando il suo modesto contributo alla causa oppure nel partito di Grasso la Costituzione italiana è la più bella del mondo solo quando sono gli altri a disattenderla.

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