I 400 colpi
Lorenzin 8
10 Gennaio Gen 2018 0930 10 gennaio 2018

Civica popolare, un nome e un logo che sanno tanto di polisportiva di paese

Se si fonda un partito bisognerebbe investirci tempo e qualche soldo. Tanto per essere un pochino originali, nel simbolo e nella sigla. Anche se quello della Lorenzin avrà più o meno la vita di una falena.

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L’angolo del buonumore sui social ieri era quasi tutto interamente occupato dall’esordio del nuovo partito di Beatrice Lorenzin, Civica popolare, nome che con scarso senso del pericolo contiene riferimenti montiani, intesi come il professor Mario, ex premier, e di ciò in cui si tramutarono i democristiani dopo la dissoluzione della Dc, intendo quelli di sinistra che non si fecero sedurre dalle sirene dell’allora nascente Forza Italia.

LE SIMILITUDINI CON CONAD E GURU. Ma è il simbolo, un fiore a cinque petali (tanti sono i sub partiti che lo compongono), che ha scatenato la rincorsa al déjà vu, perché s’era capito al primo sguardo che il creativo che l’aveva disegnato si era lasciato influenzare da alcuni modelli già in circolazione. Infatti il popolo della Rete si è equamente diviso tra il marchio Conad, il supermercato dove nascono anche i bambini, quello delle magliette Guru, e in effetti è proprio spiaccicato, fino ad arrivare a Sole piatti detersivo.

La Lorenzin, per non buttare via niente, ha detto che il simbolo è anche petaloso, simpatico neologismo inventato un paio di anni sa da un alunno di una scuola elementare di Ferrara che di nome faceva Matteo, non Renzi ovviamente. Dal cui mouse peraltro uscì un subitaneo tweet in cui manifestava il suo vivo apprezzamento per la spiccata attitudine del linguista in erba. Oltretutto era il tempo in cui l’allora presidente del Consiglio in piena trance pedagogica si era riproposto di visitare una scuola alla settimana.

UNA PEONIA PER I PEONES. In effetti è stata una simpatica trovata quella della Lorenzin di rispolverare la petalosità, un termine che trasmette una gioiosa idea di rinascita e di incipiente primavera, e che contrasta con la muschiosità da autunnale sottobosco che emana la presenza di Casini e Cicchitto nella nuova formazione. Per tagliare la testa al toro delle interpretazioni, il ministro della Sanità che, nonostante la ancora giovane età, ha già militato con Berlusconi e con Alfano, ha detto che il fiore altro non è che una peonia, tirandosi involontariamente addosso ulteriori sfottò: «Come si chiamano i loro militanti, peones?» ha commentato la Libera e uguale Chiara Geloni.

Morale della favola. Quando uno decide di fondare un partito, e la cosa accade sovente di questi tempi politicamente ballerini, che ci investa tempo e qualche soldo per essere un pochino originali, nel simbolo e nel nome. Civica popolare, per dirne una, sa tanto di polisportiva di paese dove si organizzano tornei di bocce tra pensionati e corse in bicicletta per la meglio gioventù. Constatare che ci sia chi ha fatto di peggio non giustifica sciatteria e scarsa inventiva. Naturalmente poi il vero tema sta ancora più a monte, ovvero che senso abbia di fronte a tanta schizofrenica frammentazione, fondare un nuovo partito la cui vita se va bene sarà lunga quanto quella di una falena. Ma questa, come direbbe Manzoni, è un’altra storia.

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