Trasporto Pubblico Locale
Politica
15 Gennaio Gen 2018 0800 15 gennaio 2018

Il risiko del trasporto pubblico locale dietro le nomine in Ferrovie

Non solo le caselle occupate dai renziani. In gioco c'è una torta da 11,5 miliardi di fatturato. La controllata di Fs BusItalia punta alla fetta grossa. Con l'appoggio del Giglio magico. La partita strategica.

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C’è un legame forte tra «il boss delle ferrovie» (copyright l'Espresso) Renato Mazzoncini e il risiko del trasporto pubblico locale portato avanti dalla controllata di Ferrovie dello Stato, cioè BusItalia. Quest’ultima, nonostante le sbandierate liberalizzazioni, sta rosicchiando la torta del trasporto pubblico locale (Tpl) su gomma in Italia alle aziende dei territori soprattutto grazie ai ricorsi ai tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato.

OLTRE UN MIGLIAIO DI IMPRESE. Insomma, non si va forte in quanto a punteggi tecnici nelle gare d’appalto, ma si parte in quarta davanti ai Tar. E a farne le spese in questo momento sono le aziende del settore sui territori. In ballo c’è una torta da 11,5 miliardi di fatturato che si spartiscono oltre un migliaio di imprese che gestiscono autobus e treni locali.

Renato Mazzoncini.

Tra Toscana, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia e Liguria la guerra è aperta col destino comune di finire davanti a Tar, Consiglio di Stato e a volte anche alla Corte europea come nel caso della gara per il Tpl in Toscana con la vittoria della parigina Ratp. In attesa di giudizio Regione Toscana ha deciso di affidare congiuntamente il servizio.

INDAGANO LE PROCURE. Gara bloccata pure in Friuli, mentre a Parma e Pavia stanno addirittura indagando le procure. Senza dimenticare l’inchiesta dei pm di Perugia su Umbria Mobilità per una presunta truffa ai danni dello Stato nell’ambito delle erogazioni pubbliche del ministero dei Trasporti. L’ipotesi è che siano stati alterati i dati da inviare all’Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico, in base ai quali il ministero eroga i finanziamenti.

MAZZONCINI SI DIFENDE. Tra gli indagati figura lo stesso Mazzoncini per il periodo in cui era al vertice di BusItalia. Un atto dovuto per gli approfondimenti investigativi del caso e su cui lo stesso ad di Ferrovie ha sottolineato «l’assoluta correttezza e trasparenza dei dati trasmessi dalle aziende del Gruppo», precisando, a margine della notizia sull’iscrizione nel registro degli indagati, di «non aver mai ricoperto cariche operative o di rappresentanza in alcuna delle società operanti in Umbria; di non aver conseguentemente mai preso in alcun modo parte né direttamente né indirettamente a trasmissioni di dati all’Osservatorio nazionale; e di essere quindi totalmente estraneo ai fatti contestati».

Matteo Renzi col ministro dei Trasporti Graziano Delrio.

Del resto la partita di Ferrovie nel trasporto pubblico locale è importante ed è stata gestita da inizio legislatura dagli uomini di Matteo Renzi. Non a caso il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato, dove l’ex premier nominò come amministratore delegato Renato Mazzoncini, ha visto la conferma di due consiglieri di amministrazione di stretta area renziana come Simonetta Giordani e l’avvocato Federico Lovadina.

POLTRONE DEM DA SALVARE. Insomma, Ferrovie e le sue controllate sono il segno che il segretario del Partito democratico è alle prese con la campagna elettorale per le Politiche 2018, ma anche impegnato a salvaguardare i posti di potere occupati in anni di governo che potrebbero essere spazzati via da un nuovo esecutivo di centrodestra.

CONFLITTO DI INTERESSI? Come sottolineato da Lettera43.it c’è chi storce il naso sulle due poltrone confermate per i possibili conflitti d’interessi: Giordani, già fan della Leopolda, lavora anche per il gruppo Atlantia della famiglia Benetton che controlla Autostrade per l'Italia. Lovadina è invece socio dello studio legale di Francesco Bonifazi, il tesoriere del Pd, dove è socio anche Emanuele Boschi, fratello dell'attutale sottosegretario alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi.

L’azienda di trasporto pubblico rimane un buon modo per ricompensare, elargire consulenze e gettare basi per appoggi politici e voti

Dunque quel Giglio magico all’apparenza senza petali prova a riconfermare nomine e investiture in una partita strategica. D’altronde l’azienda pubblica rimane un buon modo per ricompensare, elargire consulenze e gettare basi per appoggi politici e voti. Tuttavia per capire come le Fs pensano di arrivare all’obiettivo di gestire il 25% di tutto il Trasporto pubblico locale italiano entro il 2026 non si possono tralasciare le porte girevoli che hanno caratterizzato BusItalia, le sue controllate e un pezzo di potere renziano.

LE MANI DEL GIGLIO MAGICO. Su tutte la privatizzazione di Ataf a Firenze. Fu Mazzoncini, durante la sindacatura di Matteo Renzi, da amministratore delegato di BusItalia a rilevare la maggioranza dell’azienda dei trasporti fiorentina che passò dalla proprietà del Comune alla holding Fs. Il Giglio si completa con i legali che hanno partecipato alle operazioni: da una parte Alberto Bianchi (oggi presidente della Fondazione Open) per BusItalia, dall’altra una giovane Maria Elena Boschi in rappresentanza del Comune di Firenze e che della Fondazione Open è segretario generale.

ASCESE PARALLELE. Vale la pena dare un occhio alle ascese parallele di Mazzoncini, BusItalia e la sua controllata Autoguidovie (Agi): l’attuale ad di Ferrovie ha mosso i primi passi proprio all’interno di Agi, gruppo bresciano della famiglia Ranza che nel 2012 firmò un accordo di joint venture con Fs per lo sviluppo nel Tpl.

I mezzi di BusItalia.

«Un operatore leader nel Centro-Nord Italia nei servizi su gomma e nei servizi integrati ferro/gomma nel prossimo futuro e la possibilità di cogliere al meglio le sfide sul mercato italiano e in ambito regionale del trasporto pubblico locale», recita il comunicato post-firma. Autoguidovie ha fatto poi man bassa di partecipazioni tra Liguria, Lombardia, Toscana e Friuli. Da Autoguidovie oltre a Mazzoncini è passato pure l’attuale amministratore delegato di BusItalia Stefano Rossi, che dello stesso Mazzoncini ha preso il posto.

PARMA E PAVIA CASI PIÙ SPINOSI. Da lì è partito il risiko sul territorio e le porte girevoli non si sono fermate. E i casi di Parma e Pavia sono i più spinosi. Nel primo è stato lo stesso Tar, nella sentenza con cui ha annullato la gara, a mettere nero su bianco come ci fosse «illegittimità della partecipazione dell’aggiudicataria in virtù della situazione di conflitto di interessi determinata dalla presenza nell’organico aziendale della stessa di un dirigente già amministratore della citata Lem Replay, precedentemente coinvolto nelle attività di approntamento della documentazione di gara».

TRA TAR E CONSIGLIO DI STATO. Cioè il consulente che ha preparato la gara è stato poi assunto in BusItalia, tanto che lo stesso tribunale amministrativo ha chiuso la sentenza con la trasmissione degli atti alla procura di Parma. A difendere BusItalia davanti al Tar c’era ancora Alberto Bianchi. Destino analogo a Pavia dove BusItalia si è aggiudicata la battaglia tra Tar e Consiglio di Stato contro il consorzio Tplo. La gara però è arrivata in procura dove il pm Paolo Mazza sta indagando per turbativa d’asta un ex assessore e tre tecnici verificando se l’appalto fosse o meno confezionato su misura.

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