CONFINDUSTRIA

Confindustria, perché Boccia non può fare a meno di Panucci

Molti vogliono la testa della potente direttrice generale ma lei ha ottime carte per resistere. E Boccia, alle prese con le casse vuote dopo l'operazione Sole 24 Ore e le pressioni delle territoriali, non può liberarsene. Mentre le assise spingeranno per un Gentiloni bis scontentando il centrodestra.

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A fine mese o al massimo all’inizio di febbraio la procura di Milano dovrebbe chiudere la fase istruttoria della sua inchiesta sul Sole24Ore. E soltanto allora si capirà se tutte le responsabilità per il crac del quotidiano salmonato ricadranno sugli ex vertici, ovvero il direttore Roberto Napoletano, l'ad Donatella Treu e il presidente Benito Benedini. Parallelamente Vincenzo Boccia, capo di Confindustria sempre più indebolito dagli eventi, ha due problemi non meno dirimenti per il suo futuro in viale dell’Astronomia: crearsi, lui legato a doppio filo con il centrosinistra, un rapporto con quelli che da marzo potrebbero essere i nuovi padroni del Paese (il centrodestra); respingere tutti gli ultimatum che gli arrivano dai suoi vicepresidenti, dalle territoriali e dai suoi grandi elettori per “licenziare” Marcella Panucci, la potentissima direttrice generale, sempre più padrona della macchina confindustriale.

L'INCONTRO AD ARCORE. Boccia, lo scorso novembre, è andato a cena da Silvio Berlusconi ad Arcore. Ma pare che i due abbiamo parlato, anche in maniera un po’ annoiata, di massimi sistemi, mentre il nome dell’imprenditore salernitano girava tra i papabili come ministro di un governo tecnico, sponsorizzato dal Quirinale. Panucci - la direttrice che dai governi di centrosinistra ha strappato gli 8.060 euro di sgravi contributivi per le nuove assunzione con il Jobs Act e oltre 2 miliardi per il piano industria 4.0 - ha creato nei giorni dell’ultima Finanziaria un canale diretto e molto forte con i capigruppo azzurri di Camera e Senato Renato Brunetta e Paolo Romani. Ma in Forza Italia, sul tema, parlano del presunto attivismo della vicepresidente Antonella Mansi (a detta di molti anche lei pronta a un salto in politica) per evitare la partecipazione dell’ex Cavaliere al convegno dei giovani industriali. Oppure sottolineano che alla stessa assise caprese, mentre Berlusconi faceva il suo show, uno dei grandi elettori di Boccia, Luigi Abete, lasciava platealmente la sala.

Vincenzo Boccia.
ANSA

Le cose sono destinate solo a peggiorare. Il 16 febbraio Confindustria terrà a Verona le sue Assise generali, dove presenterà le sue richieste al prossimo governo. Non saranno invitati politici per non ripetere quello che successe a Parma nel 2001, quando Antonio D’Amato finì per regalare la platea a Berlusconi, che di lì a poco si sarebbe trasferito a Palazzo Chigi. Ma più che di metodo la questione, qui, è di merito. Nelle tesi che in questi giorni stanno vagliando le singole territoriali ci dovrebbe essere fondamentalmente un invito alla continuità con le misure prese dagli ultimi governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni: ancora sgravi e decontribuzione per l’occupazione giovanile, estensione del piano Industria 4.0 per modernizzare le imprese italiane e lotta al debito pubblico. Concetti di buon senso, ma la continuità di misure rischia di tradursi anche in continuità di conducente, cioè un governo Gentiloni bis di larghe intese, sul quale fino a qualche settimana fa sperava di entrare anche Boccia. Soprattutto ci sarà una totale bocciatura per tagli all’Irpef e flat tax, cancellazione della Fornero o del Jobs Act, e ai redditi di cittadinanza o di dignità contro la povertà. In poche parole, completa distanza da quelli che sono i cavalli di battaglia di Forza Italia, Lega e 5 stelle.

IN FILA PER UNA CANDIDATURA. Da viale dell’Astronomia dicono che Confindustria è naturalmente governativa, quindi anche con Berlusconi il figlio del “tipografo rosso” non avrebbe difficoltà ad avere udienza. Sarà, ma Boccia non può rischiare, perché i suoi associati hanno bisogno di strumenti (incentivi e semplificazioni) per sostenere la ripresa e perché dopo l’aumento del Sole24Ore le casse della struttura sono vuote. Intanto c’è la fila di imprenditori, a partire da Francesco Ferri, ex vicepresidente dei giovani di Confindustria e alla testa del think tank berlusconiano Centro studi del pensiero liberale, per chiedere una candidatura senza comunicare la cosa al loro presidente.

ASSEDIO A MARCELLA PANUCCI. Senza contare che molte grane sul versante dei rapporti con il governo a Confindustria le ha risolte proprio Panucci, la direttrice che moltissimi vorrebbero vedere quanto meno ridimensionata. Sull’ultimo numero dell’Espresso è uscito un trafiletto pesantissimo, nucleare, dove viene definita «direttore generale per caso (doveva essere assistente del capo)», si scrive che Boccia avrebbe detto: «Sarà la mia rovina» e «che sei dei suoi nove vicepresidenti» avrebbero chiesto la sua testa; si maligna sul perché non si fosse accorta della situazione del Sole pur sedendo nel suo cda. Soprattutto il settimanale riporta sia il novero di famosi amici che frequenterebbero la sua casa nel quartiere Trieste (Calenda, la Madia, Paolo Ielo) sia che sarebbe caduta in disgrazia con la galassia caltagironiana, che l’avrebbe molto aiutata in questi anni. Un siluro a mezza stampa.

Marcella Panucci.

A quanto si sa, Panucci non ha gradito affatto quell'articolo. Ma da donna di potere quale è, non avrebbe fatto un plissé. Tradotto, non si dimette. Soprattutto, fanno sapere da Confindustria, Boccia non avrebbe alcuna intenzione di farla fuori. Se in passato avrebbe vissuto con fastidio il suo strapotere, adesso non avrebbe la voglia, la forza e neppure i soldi (la cassa, si sa, è vuota) per “licenziarla”. Anche perché a differenza dei suoi predecessori, Panucci è una dipendente di Confindustria, non ha un mandato a tempo. Eppoi non ci sarebbe neppure una poltrona sufficientemente adeguata al personaggio per favorirne un’uscita morbida.

UNA DIRETTRICE DIVISIVA. Resta il fatto che Boccia deve difenderla. E appena può, ricorda che Panucci ha tagliato il costo del lavoro del 15% e ridotto le spese del 10. Che con Deloitte sta portando avanti avanti un ambizioso piano di rinnovamento della struttura, che ha come principale obiettivo quello di svecchiare la prima linea. Ma i suoi detrattori invece parlano di un’occupazione militare della struttura. Ultimamente avrebbe ricordato la cosa, accompagnando il tutto con una minaccia di dimissioni, il potente vicepresidente con delega alle relazioni industriali, Maurizio Stirpe. L’imprenditore laziale sarebbe andato su tutte le furie sapendo che nel mirino di Panucci sarebbe finito anche il suo direttore Pierangelo Albini. Stesso incidente con il vicepresidente (e numero uno della piccola) Carlo Robiglio, che di Boccia è amico personale. L’imprenditore piemontese non avrebbe gradito l’attivismo per fare fuori il suo direttore Luigi Paparoni, che tra due anni andrà comunque in pensione.

IL TURNAROUND AZIENDALE. Il condizionale in questi casi è d’obbligo. Quel che è certo è che Panucci - anche per motivi di natura economica - avrebbe iniziato un turnaround nella prima linea, che ha finito per premiare alcuni suoi fedelissimi come Antonio Matonti e che ultimamente avrebbe visto crescere giovani rampanti e brillanti (ma con un’esperienza limitata) come Francesca Brunori (direttore Credito e finanza) e Matteo Carlo Borsani, nuovo capo della sede di Bruxelles, dopo il licenziamento di Gianfranco Dell’Alba. A breve dovrebbe diventare capo della Segreteria Francesca De Silvestri, l’assistente di Boccia.

USCITE BURRASCOSE. Parallelamente questo tentativo di rimodellare e svecchiare la struttura ha portato a uscite traumatiche, che presto avranno anche cascami giudiziari. Si starebbe per rivolgere al giudice l’ex capo della Comunicazione Emanuela Cherubini, mentre si è affidato allo studio Ichino Luca Paolazzi, in uscita dal Centro studi dove verrà sostituito dall’ex Fmi Antonio Montanino, la cui nomina avrebbe avuto la benedizione del suo ex capo, l’attuale ministro dell’Economia, Pier Carlo Padaon. L’economista, poi, non può rientrare al Sole perché in età di pensionamento dove è stato editorialista principe. Altre uscite o ridimensionamenti, come quelli di storici dirigenti come Giancarlo Coccia, avrebbero creato altri malumori.

La sede del Sole 24 Ore.

Chi la conosce, racconta che Panucci avrebbe ammesso che certe scelte, soprattutto quelle sul versante occupazionale, siano state molto sofferte, ma necessarie per motivi economici. Soprattutto si è sempre detta pronta a rispondere del suo operato. Fatto sta che alcune territoriali, maggiorenti che hanno appoggiato la corsa di Boccia, potenti direttori di categoria la criticherebbero, oltre che per il suo protagonismo, per aver spinto la presidenza a schierarsi mani e piedi sul sì al referendum costituzionale Renzi-Boschi (per qualcuno pegno necessario dopo quanto ottenuto per il Jobs Act) oppure per aver sostituito sul versante dell’internazionalizzazione esperti dirigenti come Daniel Kraus con giovani di belle speranze. I quali non avrebbero i contatti giusti negli organismi internazionali come la Commissione europea.

TRA POLITICA E VIALE DELL'ASTRONOMIA. Qualcuno poi fa notare che ulteriori fibrillazioni ci saranno a marzo, quando scade il mandato del rettore della Luiss, la giurista Paola Severino. Che, da Guardasigilli, aveva come capo della segreteria tecnica in via Arenula proprio Panucci. Fino a qualche settimana fa Boccia guardava alla politica. Si diceva fosse il candidato naturale di Confindustria in un governo del Presidente, dei migliori civil servant del Paese. Anche perché alcuni maggiorenti di viale dell’Astronomia (il bolognese Gaetano Maccaferri con l’apporto dell’amico Luca Cordero di Montezemolo, Gianfelice Rocca o Marco Tronchetti Provera) o alcuni suoi vicepresidente (come la piemontese Licia Mattioli) non avrebbero fatto mistero di guardare alla sua poltrona già nel prossimo mandato. Boccia, invece, il secondo mandato lo farà. Starebbe anche già pensando alla futura squadra, dove potrebbero uscire Mattioli, Giulio Pedrollo (uno dei pochi ad avere una vera impresa, ma è accusato di essere poco presente), Luisa Ferrarini (che pagherebbe le tante offerte di candidature alla politica da parte di destra e sinistra) e soprattutto Antonella Mansi. La vicepresidente toscana, che ha la delega all’organizzazione e ha una sua ribalta nazionale anche per aver presieduto la Fondazione Mps nei momenti peggiori, punterebbe a un posto da ministro o viceministro. Ma come Boccia e Panucci avrebbe rapporti soprattutto con il renzismo.

TUTTI I NODI DA SCIOGLIERE. Si profilano anni difficili in Confindustria. Come detto, c’è da ricostruire il rapporto con la politica. Le casse, dopo l’operazione Sole24Ore, sono vuote. Senza contare che scalpitano le territoriali che nell’aumento di capitale per il quotidiano economico hanno sostenuto un forte sforzo finanziario per sottoscrivere l'inoptato e ora vogliano contare di più nella geografia confindustriale. E poi c’è il futuro del quotidiano di via Monte Rosa sempre più incerto: se a breve la procura di Milano presenterà il conto, il grosso dell’aumento di capitale sarebbe stato già speso, i creditori busserebbero alle porta minacciando richieste di sequestro, la redazione (alla quale è stato congelato l’integrativo) è critica verso le ultime nomine fatte dal direttore Guido Gentili. Il tutto mentre si vociferano strani movimenti sul titolo e dell’interessamento delle banche d’affari per una scalata a costi tutto sommato convenienti. Con tutte queste nubi sul suo futuro Vincenzo Boccia, presidente già debole di suo, ha davvero tempo e voglia di fuori la sua potentissima direttrice generale?

18 Gennaio Gen 2018 1447 18 gennaio 2018
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