I 400 colpi
Polizia Postale 150110102017
19 Gennaio Gen 2018 0919 19 gennaio 2018

Ministero degli Interni e della Verità

Minniti vuole presidiare la Rete con una cinquantina di poliziotti per scovare le fake news e chi le produce. Un'iniziativa inutile e un atto di misconoscenza verso le umane capacità di distinguere il vero dal falso.

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La campagna elettorale gioca brutti scherzi, e induce a fare cose che in tempi normali nemmeno ci si penserebbe. Come l’iniziativa varata dal Viminale sulle fake news, termine che sta francamente diventando indigesto. Ora ci sono una cinquantina di poliziotti che di qui al 4 marzo, data del voto, scandaglieranno la Rete per sorvegliare sulla purezza dell’informazione. Si sono inventati pure uno sportello web dove il cittadino che incorre in una falsa notizia ha modo di denunciarla alla competente autorità che, immaginiamo, si darà subito da fare per emendarla.

AGENTI A CACCIA DI BALLE. Insomma, ci sono una cinquantina di agenti postali devoti alla suprema causa che si daranno un gran daffare per difenderla. A mo’ di ronda andranno a caccia delle balle e dei loro spacciatori. Marco Minniti, dopo aver fermato gli sbarchi di immigrati, ora vuol fermare anche l’invasione delle menzogne. Perché, come è noto, la verità è una e una sola, da qui non si sgarra. Il resto sono malevole interpretazioni, calunnie, manipolazioni della realtà a uso e consumo di consorterie e fazioni che hanno tutto l’interesse a confondere le carte.

Marco Minniti, dopo aver fermato gli sbarchi di immigrati, ora vuol fermare anche l’invasione delle menzogne. Perché, come è noto, la verità è una e una sola, da qui non si sgarra

Il militaresco presidio del vero è un omaggio a una transnazionale moda imperante. L’America di Trump ne sa qualcosa, e l’Europa è convinta di essere assediata da orde di hacker putiniani che dalla mattina alla sera si impegnano per manipolare le menti dei suoi cittadini. A Bruxelles hanno addirittura da poco istituito una Commissione in pompa magna per studiare il fenomeno, con tanto di illustre presenza italiana, comprensiva di ben due giornalisti, categoria che come è universalmente noto è depositaria di verità conclamate. Del resto, di fronte al falso che avanza, chi meglio di un giornalista può fare da scudo?

ARTICOLAZIONI DEL PENSIERO BANDITE. Viviamo in un’epoca triste, in cui le articolazioni del pensiero sono bandite e le sfumature del reale inimmaginabili. Si preferisce squadrare con l’accetta che lavorare di fino, sentenziare invece di argomentare. Certo, di fake news è pieno il mondo, e non da oggi. Per dire, se ne preoccupava già Rossini quando nel Barbiere di Siviglia faceva intonare a Don Basilio che la calunnia è un venticello.

Il ministero della Verità, oltre che fortunatamente inutile, è un atto di misconoscenza verso le umane capacità di distinguere il vero dal falso. E forse la categoria cui noi scriventi apparteniamo, più che delle notizie false, dovrebbe occuparsi di quelle vere. Scovandole, raccontandole e interpretandole per offrire ai lettori non dogmi ma punti di vista. Invece si sta diffondendo un maccartismo dell’informazione che inquieta. Ma un governo che si erge a giudice della verità richiama sinistramente l’idea dello Stato etico. E difenderla per legge (non stupisce che sia un ex comunista ad averci pensato) somiglia tanto alla giustamente vituperata difesa della razza.

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