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7 Febbraio Feb 2018 0800 07 febbraio 2018

Germania, la rivincita dal basso dei socialdemocratici

Merkel è debole, metà dei tedeschi non la vuole più. E con la Spd di Schulz, indispensabile nel nuovo governo, tornano al centro i diritti sul lavoro. La mobilitazione del sindacato IgMetall per operai e precari.

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Angela Merkel ha superato lo scoglio più duro per la prossima grande coalizione con i socialdemocratici tedeschi (Spd): il loro via libera al congresso letteralmente spaccato in due (il 47% della Spd era contrario) alle linee guida dell'accordo e il loro sì alle trattative al programma e ad alcuni ministeri. Ma sarà un governo di passione, «di dolorosi compromessi per tutti», ha preannunciato Merkel, è scritto negli ostacoli che si sommano giorno dopo giorno per la cancelliera. L'ultimo è stato lo sciopero nazionale dei metalmeccanici di Ig Metall (Igm): il sindacato più grande al mondo non organizzava da 30 anni un blocco così. Ma con la Germania in continua crescita economica punta a condizioni di lavoro ancora migliori per i suoi quasi 4 milioni di tute blu e non solo. E a partire da in un grande e ricco Land industriale, le ha subito ottenute.

MERKEL IN DECLINO. Porsche e Daimler di Stoccarda non hanno voglia di litigare e hanno detto sì a far lavorare meno e pagare di più i dipendenti. La mobilitazione di Igm per «tempi di lavoro adatti alla vita» non sarebbe partita se in questi mesi la cancelliera conservatrice non si fosse molto indebolita e se all'orizzonte non si profilasse un governo retto dai socialdemocratici. Tanto più che i dicasteri decisivi di Lavoro e Finanze ed Esteri, stando alle prime indiscrezioni, sono stati concessi alla Spd. È una stagione di movimenti per la Germania – nel bene e nel male –, anche l'estrema destra di AfD ne approfitta, in salita nei sondaggi al 14% e per Merkel nei prossimi quattro anni sarà molto dura imporre la sua linea: la cancelliera non ci rinuncia mai, ma stavolta anche parte del suo partito dei cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) le rema contro, dal crollo dei voti di quasi 7 punti (33%) alle Legislative del 24 settembre 2017.

IgMetall ha 2,4 milioni di iscritti.

GETTY

Smossi dalle sabbie mobili della cancelliera, i metalmeccanici tedeschi chiedono, in tempi di bilanci floridi, di condividere più utili delle aziende e staccare la spina dai turni delle fabbriche che lavorano a pieno ritmo. Con l'aumento salariale del 6% e la possibilità di ridurre temporaneamente l'orario di lavoro settimanale da 35 a 28 ore, per ragioni come l'assistenza ai famigliari, senza penalizzazioni al rientro: in Germania il caso della madre italiana separata, con uno dei due figli a carico disabile, licenziata dall'Ikea dopo aver chiesto «flessibilità», non avrà ragione di esistere se le richieste andranno in porto. Igm è il sindacato capofila e apripista. Il popolo dei circa 2,4 milioni di tesserati Igm che tra il 30 gennaio e il 3 febbraio 2018 ha incrociato le braccia e alzato i pugni compatto è una scossa che può innescarne altre.

COME 30 ANNI FA. Da Porsche a Bosch alle società minori (anche il metallurgico, l'elettronico e il tessile rientrano nella categoria) si sono fermate quasi 280 aziende. Uno sciopero così in Germania non si vedeva da quando, negli Anni 80 Igm brindò alla conquista le 35 ore settimanali. In alcuni comparti, soprattutto nell'Est, si lavora ancora dalle 38 alle 40 ore e anche più, specie per settori non ancora regolati da contratti collettivi. La normativa nazionale sul lavoro permette fino a 48 ore settimanali e nel Land pilota del Baden-Württemberg gli industriali hanno accolto la richiesta di settimana corta, a patto di poter aumentare i dipendenti che ne lavorano volontariamente 40.

All'inizio Ig Metall era molto critico verso di noi e verso il tema del crowdsourcing, per la non conoscenza del settore e le notizie negative dagli Usa

Per categorie come i crowdworker, i nuovi lavoratori digitali, non esiste un reddito minimo neanche nella locomotiva d'Europa. E siccome sono migliaia tra loro i reclutati anche da colossi della metalmeccanica come Audi, Igm si muove anche per loro. Dal 2016 i circa 750 mila autonomi tedeschi reclutati a cottimo su piattaforme online possono iscriversi al sindacato dei metalmeccanici, che in caso di dispute legali con i committenti dà loro copertura assicurativa. Nel novembre scorso nella sede di Igm è stato istituto un garante dei precari digitali, in collaborazione con alcune imprese di crowdsourcing (l'ultima frontiera dell'outsourching).

Andrea Nahles (Spd) con il capo di IgMetall Joerg Hofmann e la dirigente IgMetall Christiane Benner.

IgMetall, Frank Rumpenhorst.

Le misure di Igm per la massa dei precari sono le più forti e le più organizzate d'Europa. A Lettera43.it, dal quartier generale di Francoforte raccontano di «portare avanti, su due filoni distinti, sia le rivendicazioni dei dipendenti fissi sia dei lavoratori atipici digitali». «All'inizio Ig Metall era molto critico verso di noi e verso il tema del crowdsourcing, a causa in primo luogo della non conoscenza dei processi e delle funzioni delle nostre piattaforme e delle notizie negative dagli Stati Uniti», spiega a Lettera43.it da Berlino il ceo di CrowdGuro Hans Speidel. Un rapporto diventato «molto buono», una volta accettata lo il confronto.

A DIFESA DI TUTTI I LAVORATORI. Con il sindacato dei metalmeccanici CrowdGuru e altri imprenditori dell'online hanno anche sottoscritto un codice di condotta, impegnandosi a pagare i crowdworker almeno una volta al mese. Sul fronte delle tute blu tradizionali, dopo la settimana di sciopero è iniziata la dura contrattazione con i datori di lavoro, che non volevano concedere più del 2% ma poi in Baden-Wurttemberg hanno accettato le 28 ore per un massimo due anni e all'aumento salariale del 4,3%. Nella concertazione in corso avrà un ruolo crescente anche il prossimo governo. In campagna elettorale il leader della Spd Martin Schulz aveva promesso di far calare ulteriormente i disoccupati sotto il 5,7% (il minimo da 25 anni), aumentare i salari e abbattere il precariato.

Dal voto di settembre Merkel è crollata dal 50% al 51% di gradimento. La metà dei tedeschi non la vuole più

Da ministro del Lavoro nella Grande coalizione uscente, la socialdemocratica Andrea Nahles ha aperto un tavolo di studio con esperti, associazioni di categoria e sindacati per adeguare il welfare tedesco all'evoluzione delle tecnologie, garantendo le tutele dello Stato sociale anche ai «nuovi lavori 4.0». Promossa a capogruppo in parlamento, Nahles è la vice di Schulz, rappresenta l'ala sinistra dei socialdemocratici e si è schierata con Igm nella battaglia per le 28 ore. Il programma dei socialdemocratici incentrato sulle politiche del lavoro avrà peso nel prossimo governo Merkel. «In IgMetall», precisa anche Speidel, «abbiamo trovato un partner che ha anche influsso sul piano politico».

VINCE LA BASE. Da voto di settembre Merkel è crollata dal 70% al 51% di gradimento come cancelliera. La metà dei tedeschi non la vuole più e il 71% degli interpellati nell'ultimo sondaggio della tivù pubblica Ard è frustrato dal trascinarsi dei negoziati. Buona fetta dell'opinione pubblica dubita che la prossima legislatura arrivi a termine e più di tutti sono scontenti gli elettori socialdemocratici. Un'incertezza politica fertile, in Germania, per il populismo dell'estrema destra ma anche, inaspettatamente, per le rivendicazioni dal basso della base della sinistra. Al minimo storico per consensi e in caduta libera (18%) della Spd come partito ma paradossalmente con in mano di ministeri chiave per l'economia nazionale ed europea, e più margine d'azione e d'influenza politica.

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