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8 Febbraio Feb 2018 1452 08 febbraio 2018

Islam e Costituzione, Pace: «Salvini? Ha detto cose sballate»

Il costituzionalista a Lettera43.it: «Occorre distinguere la professione della religione, sempre garantita dalla nostra Carta, dai comportamenti materiali, che invece possono essere colpiti e perseguiti».

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«Cosa ne penso di quello che ha detto Matteo Salvini sull'Islam? Guardi, ha detto delle cose sballate. Prendo la Costituzione e le leggo l'articolo 19, che risolve tutto quanto». Il professor Alessandro Pace, tra i fondatori dell'Associazione italiana dei costituzionalisti e presidente del "Comitato per il No" alla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi, poi bocciata dal referendum, ha commentato per Lettera43.it le parole del segretario della Lega sulla religione musulmana: «L'Islam è compatibile con la nostra Costituzione? Ho fortissimi dubbi».

Il costituzionalista Alessandro Pace.

DOMANDA. Cosa dice l'articolo 19 della Costituzione?
RISPOSTA.
Recita testualmente: «Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume».

D. Cosa si intende per riti contrari al buon costume?
R.
Significa che tutte le religioni, tutte quante, sono garantite dalla Costituzione. Il problema si pone a livello di riti, cioè a livello dei comportamenti materiali.

D. Perché?
R.
Perché questi comportamenti materiali potrebbero essere penalmente illeciti.

D. Può fare degli esempi?
R.
L'uccisione o il maltrattamento di animali, per esempio. Riti simili non sono ammessi. Oppure pensiamo alle messe nere, durante le quali possono avvenire delitti sessuali o altre cose di questo genere.

D. Qual è quindi la distinzione rilevante?
R.
Occorre distinguere la professione della religione, sempre garantita dalla nostra Costituzione, dai comportamenti materiali, che invece possono essere colpiti e perseguiti. L'Islam, come tale, può essere lecitamente professato in Italia. Però, se per esempio il marito islamico picchia sua moglie, perché ritiene che l'Islam glielo consenta, per il nostro ordinamento si tratta di un reato.

D. Quindi?
R.
Quindi, ancorché egli professi la religione islamica, viene perseguito a norma di legge. E sottolineo: ancorché egli ritenga che la sua religione glielo consenta, tale comportamento è vietato dal nostro ordinamento. In parole povere, è inutile che il marito dica: «Io sono musulmano». Perché in Italia si tratta di un reato.

D. Salvini ha parlato prima di Islam, poi di «applicazione letterale del dettato di Maometto»... forse si riferiva alla sharia?
R.
Guardi, lasciamo perdere la sharia. Glielo dico con una battuta: se anche Maometto avesse detto delle "fesserie", sarebbero le "fesserie" di Maometto! Quello che qui ci interessa è l'applicazione pratica delle "fesserie" di Maometto.

D. Non crede però che ci sia un problema di fondo, che riguarda il mancato riconoscimento da parte dello Stato della confessione islamica, dal momento che non esiste un'organizzazione unitaria in grado di presentare uno statuto da sottoporre al ministero dell'Interno?
R.
Mi risulta che, a parte qualche eccezione, come quella del Centro culturale legato alla Grande Moschea di Roma o della Co.Re.Is, non ci siano accordi in questo senso. In assenza dei quali quello che resta fermo è il rispetto delle norme penali, urbanistiche, sanitarie. Un accordo sui riti, d'altra parte, non è facile da raggiungere. Perché la religione islamica presenta molte differenze al proprio interno: l'Islam marocchino è diverso da quello saudita, che a sua volta è diverso da quello iraniano. Gli stessi fedeli sono privi di garanzie su questo punto.

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