Embraco
Politica
20 Febbraio Feb 2018 1822 20 febbraio 2018

Embraco, secondo l'Ue è presto per dire dumping

Gli incentivi fiscali al 35% sono regolari in regioni povere come quelle slovacche. Già la Sicilia può offrirne il 25%. La proposta del fondo per le crisi temporanee in valutazione dell'Ue. 

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da Bruxelles

Per Carlo Calenda è un caso «evidente» di dumping. «Qui non stiamo concorrendo con la Germania o la Francia», ha spiegato un convinto ministro dello Sviluppo economico appena concluso l’incontro con la Commissaria alla Concorrenza Margarethe Vestager nel palazzo del Berlaymont di Bruxelles. «Con i Paesi dell’Europa dell’Est la concorrenza si gioca su un diverso stadio di sviluppo, sul costo del lavoro e dell’energia più basso, perché molti di questi Paesi usano ancora le centrali a carbone, sulla possibilità di avere incentivi: è un problema di sistema, complesso, che coinvolge anche l'armonizzazione fiscale».

LICENZIAMENTI SENZA CASSA INTEGRAZIONE. Il ministro ha chiesto alla Commissaria europea di indagare e capire se nel caso della Embraco, la società che ha deciso di licenziare i 537 dipendenti dello stabilimento di Riva di Chieri, nella cintura metropolitana di Torino, e delocalizzare in Slovacchia, senza nemmeno ricorrere alla cassa integrazione e garantire un tempo utile per trovare un eventuale investitore alternativo, ci siano state delle irregolarità dal punto di vista degli aiuti di Stato. Cioè se il governo di Bratislava abbia fatto delle offerte tali alla società da convincerla a trasferirsi lì e in questo caso a chiudere la sede in Piemonte.

IL PRECEDENTE DI JAGUAR E L'IPOTESI TAX RULING. Non sarebbe certo la prima volta che gli Stati Ue fanno a gara a chi allarga di più il portafoglio agli investitori stranieri. La Commissione europea verifica decine di casi simili. Nel 2014, ad esempio, è stata aperta un'indagine - non ancora conclusa - sul finanziamento da 145 milioni di euro con cui Bratislava si era impegnata a sostenere l’apertura di un impianto di auto della Jaguar Land Rover. In quel caso la Slovacchia sosteneva che si trattasse di incentivi leciti senza i quali l'azienda avrebbe investito in Messico, la Commissione ipotizza invece fosse concorrenza sleale contro altri Stati dell'Unione. In altri casi, dall'Olanda al Lussemburgo, dietro i trasferimenti aziendali si nascondono tax ruling, regole fiscali ad hoc modellate dalle autorità fiscali sulle esigenze della società straniera. La Commissione valuterà se un'indagine è realmente necessaria. E tuttavia, stando alle regole europee, e per quanto se ne sa finora, il caso della Embraco, multinazionale dei compressori di origine brasiliana, statunitense dal punto fiscale (è controllata dalla Whirlpool) e con il quartier generale europeo finora basato in Italia, non ha di per sé nulla di rilevante.

Il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda.

La Embraco ha ricevuto 9 milioni di dollari di aiuti dal governo slovacco nel 2010, secondo quanto riportato dal sito del dipartimento di Stato americano. Inoltre, nel 2014, anno in cui l'azienda si apprestava ad aprire una seconda sede nello Stato dell'Europa centrorientale, e questa volta un centro per i servizi, il ministero dell'Economia di Bratislava l'ha inserita nell'elenco delle aziende per cui proponeva ulteriori incentivi. Nel frattempo, però, la società ha incassato aiuti anche in Italia, secondo Repubblica 15 milioni di euro soltanto dalla regione Piemonte.

PIL PRO CAPITE INFERIORE ALLA MEDIA EUROPEA. Ora, per dire se alcuni aiuti siano in regola e altri no bisogna studiarli uno a uno. Quello che è certo però è che nella regione di Spišská Nová Ves, la città dove ha sede lo storico stabilimento slovacco, le grandi imprese possono beneficiare fino al 35% di incentivi fiscali. Esclusa la regione di Bratislava capitale, la più sviluppata, tre regioni della Slovacchia hanno un Pil pro capite che è inferiore al 75% della media europea. Due di queste, Slovacchia orientale e Slovacchia centrale, la zona dell'impianto Embraco, sono tra le regioni più povere e possono offrire gli incentivi più alti, nella regione della Slovacchia occidentale invece il limite è al 25%.

IL CASO ITALIANO. Non si tratta di un caso a sé. Ogni Stato europeo propone prima di ogni programmazione finanziaria la sua mappa dello sviluppo regionale, sulla base della quale vengono tarate le deroghe o i limiti agli aiuti di Stato. Nel caso dell'Italia per esempio cinque regioni - Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata - hanno diritto a tagliare le imposte alle grandi imprese del 25%. E tutte le zone in cui il Pil pro capite è inferiore al 100% della media Ue sono classificate e associate a una deroga agli aiuti di Stato. Insomma, se l'agenzia slovacca per gli investimenti esteri pubblicizza ottime condizioni fiscali sono quelle pensate per far convergere le regioni povere dell'Unione europea su livelli di Pil maggiore e che vengono applicate anche alle regioni più arretrate d'Italia.

LA SPERANZA DEL FONDO IN DEROGA. Per il resto, il dumping energetico a cui fa riferimento Calenda è un concetto che, seppure molto interessante, non è mai stato applicato. Quello salariale prevedrebbe regole comuni sul lavoro che gli Stati Ue hanno da sempre rifiutato, per non parlare delle loro associazioni industriali. Discorso diverso invece per la seconda proposta del governo italiano: istituire un fondo di aggiustamento per la globalizzazione. Il nome è lo stesso del fondo europeo che si occupa delle delocalizzazioni extra Ue, uno strumento che oggi è debole e sotto finanziato, ma la proposta del governo italiano è su scala nazionale.

La divisione in regioni statistiche della Slovacchia: la zona SK01 è la regione della capitale Bratislava, la SK01 e la SK02 sono la Slovacchia orientale e centrale dove gli incentivi alle grandi imprese sono permessi fino al 35%, nella Slovacchia occidentale (SK04) invece il tetto è al 25% come nelle nostre Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata.

Il ministro per lo Sviluppo economico ha infatti chiesto alla Commissione europea di permettere all'Italia di creare uno strumento finanziario per sostenere i processi di reindustrializzazione dopo una delocalizzazione. Detto in altre parole: ha chiesto di potere investire denaro pubblico, in deroga alle regole sugli aiuti di stato, per sostenere una soluzione industriale alternativa nei casi come quello della Embraco, in cui l'azienda ha rifiutato anche il periodo di cassa integrazione, lasciando i lavoratori con poche speranze e altrettanto poche politiche attive che si occupino della loro riconversione. Per ora fonti Ue hanno spiegato che la Commissione esaminerà la proposta italiana.

Le regioni del Sud Italia secondo le norme Ue sugli aiuti di Stato possono offrire incentivi fiscali alle grandi imprese fino al 25%.
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