Carceri: tre evasi stanotte da Favignana
Politica
21 Febbraio Feb 2018 1605 21 febbraio 2018

Carceri, la riforma in bilico

Il Consiglio dei ministri approva tre decreti attuativi sull'ordinamento penitenziario. Gentiloni: approveremo altri decreti, tenendo conto delle osservazioni del Parlamento. Tempi stretti per l'ok definitivo

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La riforma dell'ordinamento penitenziario sarà l'ultima approvata dal governo Gentiloni prima della sua uscita di scena, ma i tempi per l'approviazione definitiva sono stretti dopo che ieri il consiglio dei ministri ha varato tre decreti attuativi. Alla lettura di questi, si saprà quanto sono state rispettate le indiazioni degli Stati generali dell'esecuzione penale coordinati da Glauco Giostra con l'obiettivo di individuare le strade migliori per evitare il sovraffollamento delle carceri e la detenzione in condizioni degradanti, costate all'Italia una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2013 (sentenza Torreggiani).

IL CDM VA AVANTI. La questione è stata all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 22 febbraio. Alcuni decreti attuativi, ha spiegato Gentiloni, «sono stati adottati, altri lo saranno nelle prossime settimane, tenendo conto delle indicazioni del Parlamento». «Noi - ha sottolineato il premier - lavoriamo con strumenti diversi, innanzitutto con l'obiettivo che il sistema carcerario contribuisca a ridurre notevolmente il tasso di recidiva da parte di chi è accusato o condannato per reati». E' questo «il filone che unisce diversi provvedimenti: abbiamo un rischio che questo sistema, se non ha delle correzioni credo utili e in parte adottate oggi, in parte nei prossimi mesi, non sia sufficientemente efficace per ridurre la recidiva, quindi che comportamenti criminali continuino a generare comportamenti criminali anziché favorire il reinserimento nella società».

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando.
ANSA

Il punto più controverso è l'articolo 4 bis che, varato nei primi Anni 90, impediva in automatico l'accesso alle pene alternative per i reati di mafia e terrorismo con l'obiettivo di controbattere all'offensiva che Cosa Nostra aveva lanciato ai danni dello Stato. Nel corso degli anni, il 4 bis si è progressivamente gonfiato fino a comprendere anche altri tipi di reato considerati particolarmente odiosi dall'opinione pubblica e oggetttivamente gravi, come la pedopornografia e lo stupro di gruppo. Ora il governo ha proposto di tornare alle origini, confermando il divieto di accesso alle pene alternative per i condannati con 41 bis, ma cancellando gli automatismi per tutti gli altri casi. Il Senato, che pure ha dato parere positivo sul decreto nel suo complesso, ha invece chiesto di mantenere il divieto per alcuni reati gravi.

C'è bisogno della riforma penitenziaria che cambi la legge del 1975, per una vita in carcere più dignitosa

Patrizio Gonnella

Il 21 febbraio sulla scrivania di Gentiloni è arrivato l'appello dell'associazione Antigone: «C'è bisogno della riforma penitenziaria che cambi la legge del 1975, che faciliti l'accesso alle misure alternative, che consenta di rendere la vita in carcere una vita dignitosa e più vicina alla vita normale. C'è bisogno di nuove norme sulla salute fisica e psichica. Troppe persone soffrono oggi in carcere senza possibilità di avere una chance di supporto. C'è bisogno di una legge che tenga conto che sono passati 43 anni dal 1975 e da allora tutto è cambiato. Per questo ci siamo rivolti al presidente del Consiglio Gentiloni a cui abbiamo chiesto di portare nel Consiglio dei ministri il decreto legislativo di riforma dell'ordinamento penitenziario», ha dichiarato il presidente dell'associazione Patrizio Gonnella. Dopo una flessione nel numero dei detenuti seguita alla sentenza Torreggiani e alla demolizione da parte della Corte Costituzionale della legge Fini-Giovanardi sulle droghe, negli ultimi tre anni si è assistito a un aumento costante delle presenze in carcere. Si è infatti passati dai 53.889 detenuti del gennaio 2015 ai 58.087 di gennaio 2018.

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