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Politica
22 Febbraio Feb 2018 0800 22 febbraio 2018

Roberto Fiore e l'istigazione all'odio targata Forza Nuova

Dopo l'aggressione di Palermo, lui accusa l'Espresso di aver «risvegliato la violenza comunista». Eppure tra bangla tour, indottrinamento dei minori e raid contro i media i cattivi maestri sono altri.

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L'aggressione a Palermo del responsabile provinciale di Forza Nuova Massimo Ursino ha avuto un effetto collaterale e prevedibilissimo: l'ennesima vittimizzazione dei neofascisti, per di più in campagna elettorale. E l'invito del loro leader Roberto Fiore - condannato, va ricordato, per banda armata e associazione sovversiva e fuggito a Londra invece di scontare la pena per rientrare nel 1999 da uomo libero - nel salotto di Porta a Porta.

I SEMINATORI DI ODIO. Non solo: Fiore ha già individuato i "mandanti morali" del pestaggio. «Il Gruppo Espresso Repubblica ha seminato odio fino al punto da risvegliare la violenza comunista in stile Br», ha twittato. «Questo sabato sarò a Palermo, violenza e poteri forti non metteranno a tacere Italia agli italiani», e cioè Fn e Fiamma Tricolore che si presentano al voto di marzo.

Tutta colpa dei giornali del gruppo, insomma, i nuovi «cattivi maestri». Quanto alla condanna di "seminare odio" forse però Roberto Fiore, prima di puntare il dito contro una certa stampa, dovrebbe guardare un poco tra i suoi.

L'AGGRESSIONE NEL 2006. A partire dallo stesso Ursino che venne arrestato nel luglio 2006 per aver rapinato e picchiato due immigrati del Bangladesh nel centro di Palermo, di fronte al teatro Massimo. Dopo aver subito la rapina, una borsa e articoli di bigiotteria, le due vittime avrebbero inseguito Ursino e due suoi complici (anche loro di Forza Nuova) ma questi avrebbero tirato fuori delle spranghe e picchiato a sangue gli immigrati. Ursino venne condannato in primo grado a due anni e mezzo di carcere. Il che non giustifica certo l'aggressione di martedì sera, sia chiaro. Ma forse aiuta a tratteggiare i metodi in uso ai neofascisti. Perché quello contro i venditori ambulanti non è stato l'unico episodio violento e a sfondo razzista a cui Ursino avrebbe partecipato. Nel giugno 2005, sempre con altri due complici, aggredì con pugni e bastonate un nigeriano e un altro giovane originario di Siracusa in via Candelai, sempre nel centro di Palermo. I tre vennero rinviati a giudizio per lesioni aggravate per aver agito in base a «motivi razziali». Il dirigente di Forza Nuova nel 2008 partecipò inoltre al confezionamento e alla spedizione dei pacchi choc, inviati a varie redazioni giornalistiche, contenenti una bambola sporcata con sangue e interiora di animale per la campagna di Forza Nuova contro la legge 194.

L'IRRUZIONE A LA7. Giornali, giornalisti e media in genere sono tra gli obiettivi prediletti dai militanti del partito di Fiore. Solo il 20 febbraio alcuni forzanovisti hanno cercato di bloccare la messa in onda di DiMartedì di Giovanni Floris. A denunciare l'irruzione condannandola è stato con un tweet il direttore di La7 Andrea Salerno.

Un modus operandi già sperimentato in passato. Nel 2003 una ventina di militanti entrarono nella sede di Telenuovo a Verona picchiando Adel Smith, allora presidente dell'Unione dei Musulmani d'Italia, e il suo segretario.

L'irruzione a Telenuovo nel 2013.

Dalla tivù alla carta stampata il passo è breve. Lo scorso 6 dicembre un gruppetto (meglio dire manipolo?) di militanti col volto accuratamente coperto armati di fumogeni e un cartello con la scritta: «Boicotta Repubblica e L'Espresso» organizzò un raid sotto la redazione del quotidiano.

TORCE PER LA VERITÀ. L'azione fu rivendicata da Forza Nuova Roma su Facebook. «Torce accese per 'illuminare' la verità contro le menzogne dei pennivendoli di regime e maschere sul volto. Ci siamo presentati così perché oggi rappresentiamo ogni italiano tradito da chi con la penna favorisce Ius soli, invasione e sostituzione etnica». E quindi la minaccia: «Oggi è stato solo il 'primo attacco' contro chi diffonde il verbo immigrazionista, serve gli interessi di Ong, coop e mafie varie. Da oggi inizia il boicottaggio sistematico e militante contro chi diffonde la sostituzione etnica e l'invasione (...). Questi infami sappiano che non gli daremo tregua, li contesteremo ovunque. Boicotta De Benedetti, il Gruppo L'Espresso, La Repubblica, combatti il sistema».

«UNA GUERRA POLITICA». E Fiore? «È il primo atto di una guerra politica contro il gruppo Espresso e contro il Pd», commentò. «Stanno portando avanti un'opera di mistificazione e di criminalizzazione che vuole mettere fuori gioco Forza Nuova». Del resto, «il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime: è libero perché, nell'ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione». No, questa non l'ha detta Fiore ma Mussolini (che giornalista lo era) il 10 ottobre del 1928. Una dichiarazione di guerra seguita, ma questa volta su Twitter, dal solito avvertimento: «Azioni forti oggi per evitare funerali domani. Se un anarchico legge quel che #Repubblica e #Espresso hanno scritto su @ForzaNuova può essere portato alla violenza più estrema. È già avvenuto a Benevento, Trento e Rimini. Basta con la campagna di odio del gruppo #Espresso».

Forza Nuova non solo semina odio. Ma, e va riconosciuta in questo una certa coerenza, difende anche chi dell'odio si è nutrito fino ad arrivare a sparare all'impazzata in un centro città. Potevano i neofascisti non difendere il mancato stragista Luca Traini che ha ferito sei persone di colore innocenti a Macerata per vendicare l'omicidio di Pamela Mastropietro? No, certo.

IN DIFESA DI TRAINI. «Sarà politicamente scorretto, sarà sconveniente, in campagna elettorale nessuno farà un passo avanti, ma oggi noi ci schieriamo con Luca Traini», recita un loro comunicato. «Questo succede quando i cittadini si sentono soli e traditi, quando il popolo vive nel terrore e lo Stato pensa solo a reprimere i patrioti e a difendere gli interessi dell’immigrazione. Mettiamo a disposizione i nostri riferimenti per pagare le spese legali di Luca, a non farlo sentire solo e a non abbandonarlo. Già ci immaginiamo le condanne dell’Anpi, degli antifascisti vari e di chi serve la causa della sostituzione etnica. Già sentiamo lo sdegno dei palazzi e dei salotti tivù. Noi invece abbiamo nelle orecchie il pianto straziato della famiglia di Pamela e il grido di rabbia di un’Italia che vuole reagire e non morire d’immigrazione».

Luca Traini.

Anche la paura dell'"uomo nero" è un Leitmotiv del partito. Lo scorso settembre, Forza Nuova mise infatti in guardia circa la pericolosità degli immigrati prendendo a prestito un manifesto della Rsi firmato da Gino Boccasile, noto per le sua propaganda "artistica" del regime e dell'alleanza con i nazisti. Lo slogan scritto sotto al disegno di un uomo di colore che afferra una donna bianca era quasi scontato: «Difendila dai nuovi invasori. Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia».

Il manifesto choc di Forza Nuova.

Su una cosa però Fiore ha ragione: la scia di violenza vera effettivamente c'è stata. Il fatto che a metterla in atto siano stati "suoi" supporter evidentemente è un dettaglio. Due anni fa il Viminale, come ha raccontato l'Espresso, diffuse le cifre riguardanti le violenze a opera di Forza Nuova: tra il 2011 e il 2016, 240 denunce e 10 arresti. Violenze alle quali Fiore si è sempre dichiarato estraneo.

IL BANGLA TOUR. L'obiettivo preferito? L'immigrato, ça va sans dire. Un ex militante raccontò per esempio delle ronde anti-immigrati, il cosiddetto "bangla tour". «È quando finisci in bellezza una serata con gli amici “facendoti un bengalino”, nel senso che ne sceglievamo uno e lo pestavamo», raccontò il ragazzo a Repubblica. Questi coraggiosi patrioti sceglievano i bengalesi come bersaglio perché «sono tranquilli, prendono le botte e non rompono». L'obiettivo dichiarato? «Per divertimento e per scoraggiare gli stranieri a venire in Italia. Ci rifacevamo a ideologie di estrema destra». Un «divertimento» costato caro a una sessantina di cittadini bengalesi che dal 2011 al 2013 sono stati medicati per percosse all'ospedale Vannini, a Roma, non lontano dalla sede di Fn di via Amulio.

L'INDOTTRINAMENTO DEI GIOVANISSIMI. Nell'informativa dei Ros dello scorso novembre che ha portato al rinvio a giudizio per incitamento all'odio razziale di diversi esponenti del movimento neofascista, si mette in guardia circa l'indottrinamento nei confronti dei minori. Nella sezione di via Amulio, si legge nelle carte, i capi insegnano ai ragazzini «l'incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali e religiosi, nonché il ricorso alla violenza come mezzo di risoluzione delle controversie». Nelle carte, inoltre, come scrive La Repubblica, si legge come «tale capacità di trasportare i minori in un contesto caratterizzato da dettami rigidi e intriso di odio e razzismo evidenzia la portata reale della pericolosità di un gruppo che riesce così a radicarsi negli aderenti sia da un punto di vista ideologico che comportamentale».

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