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Elezioni 2018
BORGO ARQUATA
27 Febbraio Feb 2018 1207 27 febbraio 2018

Elezioni, le promesse dei partiti viste dai terremotati

La ricostruzione è citata nei programmi, ma in modo vago. Mentre i problemi sono concreti. A partire dal 35% delle casette ancora da consegnare. E la fiducia nella politica diminuisce.

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L'ultima è stata Daniela Santanchè, candidata al Senato per Fratelli d'Italia. «Vorrei vedere invece un servizio sui terremotati», ha polemizzato nell'ultima puntata de Non è l'Arena commentando un servizio sui super ricchi "incolbaccati" di Cortina spaventati dall'ipotesi di una patrimoniale. Anche Matteo Salvini, segretario della Lega, aveva espresso un desiderio simile, ma subito dopo Sanremo. «Un sacco di canzoni che parlano degli immigrati che scappano, che arrivano che fuggono», aveva sentenziato l'11 febbraio durante una diretta Facebook. «Magari il prossimo anno faranno una canzone sui terremotati, fanno meno notizia lo so, sono meno musicali. Però magari sono meno importanti e quindi è meglio occuparsi di chi sbarca».

QUEI PROGRAMMI SOMMARI. I terremotati, invece, oltre a sommari "Piani straordinari" (centrodestra) e sempreverdi "Piani di investimenti per il tessuto socio economico" (Pd) nei programmi elettorali vorrebbero capire come partiti, coalizioni e candidati intendono velocizzare ma soprattutto finanziare una ricostruzione che, almeno nei borghi dell'entroterra laziale e marchigiano, sembra non avere una fine. Soprattutto dopo un anno e mezzo di ritardi, burocrazia asfissiante, errori e sprechi e con un premier costretto nel giro di nemmeno un mese a rimangiarsi la parola. Lo stato di emergenza è terminato, aveva annunciato Paolo Gentiloni a fine gennaio scatenando le proteste dei comitati, salvo poi prorogarlo il 22 febbraio per altri sei mesi.

La nevicata di novembre nelle zone colpite dal sisma.

ANSA

Tutto pare «sotto naftalina», dice a Lettera43.it Italo Paolini, medico di base di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e presidente dell'associazione Arquata Futura. Il piccolo Comune ha pianto 51 vittime e visto rientrare solo 550 abitanti, circa la metà della popolazione pre-sisma.

«QUASSÙ AD ARQUATA SIAMO IN POCHI». «Uno dei nostri problemi», aggiunge Paolini, «è la reale quantificazione dei danni. Non vogliamo solo ricostruire il paese com'era prima, serve un efficientamento sismico. Invece un sacco di soldi finiscono nelle casette e ben poco va nella ricostruzione. Una forza politica oltre che promesse o finanziamenti una tantum deve trovare le risorse per le vere necessità». Ad Arquata di passerelle elettorali non se ne sono viste. «Siamo in montagna, fa freddo come ogni inverno», allarga le braccia il dottore, rimasto lassù a curare i suoi pazienti. «Anche se», aggiunge, «per ora non abbiamo avuto nevicate pesanti come lo scorso anno». E poi «siamo in pochi».

Il dottor Italo Paolini.

«Pochi», come lo sono in fondo gli abitanti del cratere, quello andato completamente distrutto dal sisma di agosto 2016: quasi 36.600. Diventati quasi 350 mila, secondo le stime della Regione Marche, dopo le scosse di ottobre. Numeri importanti per chi ha perso tutto ed è stato costretto a lasciare il proprio mondo o è costretto a vivere in un modulo abitativo, ma forse non abbastanza per chi vuole vincere una elezione.

LE CERIMONIE E LE INAUGURAZIONI. «Prima di Natale qualche politico si è fatto vedere per tagliare i nastri alla consegna dei moduli abitativi o all'inaugurazione di strutture finanziate, però, dai privati». A parlare è Francesco Pastorella, uno dei coordinatori dei comitati 'Terremoto Centro Italia', che raggruppa 98 realtà delle quattro Regioni colpite. Nelle zone del sisma sono passati, continua, esponenti di Fratelli d'Italia, di Forza Italia, del M5s e persone poi confluite in Potere al Popolo. Recentemente alla lista si è aggiunto Salvini. Questo mentre il governo a trazione Pd gestiva e cercava di tamponare la situazione «con approssimazione». Senza però che l'opposizione desse realmente del filo da torcere.

SOLO IL 65% DI SAE CONSEGNATE. Finite le cerimonie e spente le telecamere, però, restano i problemi. A partire dai Sae, le soluzioni abitative temporanee. Ne sono state consegnate solo il 65% (qui la situazione aggiornata) mentre in quelle già occupate si sommano le criticità: dalle caldaie in tilt alle infiltrazioni e all'umidità, fino al liquido antigelo necessario ma la cui fornitura, almeno a fine 2017, non era prevista ad Amatrice e Accumoli.

TUBATURE GELATE. «Dai tetti delle nostre casette, dopo la nevicata, è penetrata umidità formando delle chiazze e molte tubature si sono gelate, nonostante avessimo lasciato un filo di acqua aperto», hanno spiegato il 27 febbraio Rosa ed Enrico che vivono in due Sae a Norcia. «In alcuni casi non viene nemmeno l'acqua calda», aggiunge Enrico. «Ci dicono di lasciare un rubinetto sempre aperto, il problema credo riguardi il fatto che le tubature sono troppo in superficie e quando le temperature scendono così tanto sotto lo zero, come nella notte appena trascorsa, è tutto inutile». Non solo. il numero dedicato all'emergenza maltempo, come denuncia il coordinamento dei comitati, risulta inattivo.

LA MANCANZA DI FIDUCIA. Quello che però fa più arrabbiare Pastorella è la «mancanza di sensibilità politica nel non dividere il cratere in zone in base ai danni subiti». La verità è che da queste parti della politica ci si fida sempre meno. «Hanno chiamato abusivo chi si comprava un camper e lo sistemava in giardino», continua Pastorella, «avevano deciso di stanziare fondi provenienti dagli sms solidali per la grotta sudatoria di Acquasanta e per una ciclabile, ogni cantiere ha un'infinità di subappalti con il rischio di infiltrazioni. La fiducia è diminuita».

I moduli abitativi coperti dalla neve a Borgo di Arquata.

C'è poi chi alcuni candidati li ha pure incontrati. «Ci hanno fatto promesse, dato risposte abbastanza evasive», spiega Diego Camillozzi, marchigiano, presidente dell'associazione La terra trema noi no, «soprattutto circa le coperture. Nessuno dice da dove questi fondi verranno presi». Il sospetto è che, in realtà, ricostruire i borghi dell'entroterra non interessi a nessuno. «Le zone montane rappresentano solo costi», aggiunge.

IL NODO DEI FONDI. Finora, per Camillozzi, gli stanziamenti non sono stati sufficienti. Nella relazione presentata a Bruxelles a febbraio 2017 la Protezione civile stimava danni complessivi per 23 miliardi e 530 milioni di cui 12,9 miliardi relativi agli edifici privati e 1,1 miliardi a quelli pubblici. Lo Stato per ora ha stanziato poco più di 13 miliardi di euro: 3,181 per il biennio 2016-2017 e i restanti nei prossimi 30 anni. L'ultima tranche infatti è fissata al 2047, «un'infinità». Anche per lui una delle priorità è «restringere il cratere». «Non ci può essere la stessa defiscalizzazione in zone che sono state colpite con diversa intensità dal sisma», ripete. «Il tempo per noi è vitale, questo stand by è stressante e rende impossibile un progetto di vita».

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