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2 Marzo Mar 2018 1650 02 marzo 2018

Elezioni, cosa c'è dietro lo sciopero del voto dei pastori sardi

Niente politiche per il territorio. Questioni ignorate da Bruxelles. Comunità quasi in rivolta. Così un migliaio di tessere elettorali sono state riconsegnate dagli allevatori. Viaggio alle origini della protesta.

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«Siamo arrivati al punto di rinunciare al diritto di voto», è la denuncia esasperata di Tonino Siotto, pastore di Ollolai, il centro più importante della Barbagia, provincia di Nuoro. «Non vogliamo né bandiere né rappresentanti. La politica ci ha abbandonato: sono 20 anni che Roma ha smesso di tutelarci, nessuno porta all'Unione europea le nostre istanze e le banche non ci fanno più credito. È normare arrivare a un punto in cui non ce la facciamo più e questa è la forma di protesta legale più estrema che ci è venuta in mente». Nel suo Comune, su 1.002 persone aventi diritto, in 116 hanno riconsegnato la tessera elettorale, poi la protesta si è sparsa a macchia d'olio su tutto il territorio dell'entroterra sardo.

SI SENTONO LASCIATI SOLI. Lo chiamano «sciopero del voto»: lamentano ritardi dal 2015 dei premi comunitari, nessuna politica specifica per il loro territorio e l'inadeguatezza degli strumenti utilizzati da Bruxelles per valutare le aree della loro regione adibite a pascolo. In pratica si sentono lasciati soli, scomparsi dal radar della modernità.

ASTENSIONISMO ATTIVO. Il primo a parlarne, sui media a diffusione nazionale, è stato Propaganda Live, su La7. Il programma di Diego Bianchi ha documentato la realtà di Nule, comunità montana del Goceano, provincia di Sassari. Qui sono state riconsegnate 186 tessere elettorali su 1.148 aventi diritto al voto. L'hanno giustamente definito astensionismo attivo e coinvolge, ci dicono i protagonisti, una cinquantina di comuni in cui gruppi spontanei di pastori hanno restituito in blocco le tessere elettorali.

  • Cliccando sui segnaposti dei singoli Comuni compaiono i dati precisi.

Il passaparola è avvenuto tra conoscenti, che si sono organizzati per Comune di riferimento. Non è facile orientarsi. Hanno cominciato intorno alla metà di gennaio e tutt'ora non c'è una lista di Comuni coinvolti. Sono realtà piccole, spesso di poche centinaia di abitanti, che sono dedite alla pastorizia da generazioni.

IN TUTTO 1.200 TESSERE RESTITUITE. Su 27 di cui ci hanno fatto il nome, 12 non ci hanno risposto al telefono (in blu sulla mappa). Dei restanti, quattro non si sono visti riconsegnare nessuna tessera (in verde sulla mappa) e 11 (in rosso sulla mappa) ci hanno comunicato il numero delle tessere riconsegnate, intorno al 10% degli aventi diritto, per un totale di quasi 1.200 tessere elettorali restituite prima del voto.

COINVOLTI SINDACATI E ASSOCIAZIONI. A leggere la stampa locale si sarebbero impegnati in una restituzione collettiva anche tutti i dipendenti dell'Associazione regionale allevatori Sardegna (Aras, ma nessuno risponde al telefono), alcuni dell'Agenzia forestale regionale per lo sviluppo del territorio e l'ambiente della Sardegna (Forestas, e anche qui impossibile contattarli) e del Sindacato nazionale autonomo forestali (Snaf, i cui dirigenti, ci dice una segretaria che non conferma né smentisce, sono al momento troppo impegnati per dare retta alle nostre domande).

UN MONDO CHE È IN SOFFERENZA. I sardi che hanno scelto di rinunciare al voto, in gruppo e platealmente, potrebbero già essere qualche migliaia. «C'è poi chi si asterrà comunque, semplicemente non andando alle urne. Proprio stamane un pastore mi ha comunicato che è questa la sua intenzione», ci dice Daniele Cocco, sindaco di Bottida dove nessuno, su 581 aventi diritto, ha riconsegnato le schede. «Bisogna capire che i motivi della protesta sono condivisi dalla maggioranza della popolazione. Che questo è mondo è in sofferenza, lo so benissimo. I motivi sono molteplici. E spero che questa protesta gli dia voce».

La rinuncia al voto è un'azione che ferisce soprattutto gli amministratori di buona volontà. Ma c'è da considerare che qui siamo al limite della rivolta

Vincenzo Coseddu, sindaco di Benetutti

Le ragioni ce le spiega sempre Tonino Siotto. «In primo luogo i premi comunitari, che in Lombardia liquidano in 60 giorni mentre noi dobbiamo aspettare anni. E non sono aiuti, ma soldi che ci spettano di diritto. Ma più in generale i fondi, e anche gli aiuti stanziati dal governo, non arrivano mai in tempi certi. E nessuno se ne prende la responsabilità. È un continuo scarica barile».

QUESTIONE NON SOTTOPOSTE ALL'UE. E poi l'Agenzia delle Erogazioni in Agricoltura (Agea) «che ormai valuta le aree a pascolo solo dalle foto aeree e considera un'anomalia il fatto qui le bestie le pascoliamo anche nei boschi. Eppure sono generazioni che lo facciamo! È una questione che va avanti da anni, eppure nessuno l'ha sottoposta ancora a Bruxelles». Insomma, i problemi sono infiniti, e le aziende dei pastori sardi rischiano di scomparire.

COMUNITÀ AL LIMITE DELLA RIVOLTA. Vincenzo Coseddu, sindaco di Benetutti e presidente della comunità montana di Goceano in provincia di Sassari, ci dice che solo nel suo Comune hanno riconsegnato 236 schede su 1.632 potenziali elettori, ma che nonostante «la protesta sia più che ragionevole» sta valutando di rispedirle via posta ai legittimi proprietari. «La rinuncia al voto è un'azione che ferisce soprattutto gli amministratori di buona volontà, perché viene spalmata equamente su tutte le forze politiche senza danneggiarne nessuna in particolare. Ma certo c'è da considerare che ormai siamo al limite della rivolta».

«UN PROBLEMA SOCIALE PER TUTTI». Ci racconta che si è confrontato con buona parte dei sindaci della zona: «Non possiamo far finta di non essere di fronte a un problema storico sociale che ci coinvolge tutti». Lamenta che la sua terra ha perso un terzo della popolazione in 30 anni, che ovviamente ad andarsene è stato il segmento più giovane e spiega come questo metta in pericolo l'intero ecosistema. «La pastorizia qui è il baluardo anche contro il dissesto idrogeologico. Se la gente emigra, inoltre, calano gli introiti dell'erario pubblico e l’emorragia demografica diventa in pochi anni economica. Il sistema Paese ci ignora da anni e problematiche gravi e profonde vengono lasciate all'iniziativa e alla fantasia dei singoli sindaci». Insomma Coseddu voterà, ma solo perché lo richiede la carica che ricopre.

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