Migranti Niger
2 Marzo Mar 2018 1400 02 marzo 2018

Migranti prelevati in Niger, la rivoluzione dell'accoglienza europea

La Francia è il primo Paese a esaminare le richieste d'asilo dei rifugiati libici direttamente nello Stato africano. Evitando loro la traversata in mare. «Ci aspettiamo che anche l'Italia partecipi», dice l'Unhcr.

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Ad aprile 2018 il parlamento francese deve decidere se approvare o no la riforma dell'immigrazione proposta dal governo di Emmanuel Macron e criticata dalle organizzazioni umanitarie perché molto restrittiva: introduce il reato di ingresso illegale nel Paese e riduce i tempi per ottenere l'asilo.

COSÌ SI SALVEREBBERO MOLTE VITE. Nel frattempo, però, Parigi si è fatta capofila di una piccola rivoluzione copernicana che potrebbe cambiare il modo in cui i Paesi europei hanno finora affrontato l'emigrazione dal Nord Africa e salvare molte vite umane, evitando ai rifugiati il rischio della traversata nel Mediterraneo. Sempre che l'Europa faccia la sua parte.

Il presidente francese Emmanuel Macron.

ANSA

La Francia è il primo Paese ad aver mandato a Niamey, la capitale del Niger, una squadra di funzionari dell'Ofpra, l'Ufficio per la protezione dei rifugiati e degli apolidi, per esaminare sul posto le richieste d'asilo di persone che sono state evacuate dalla Libia grazie all'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.

A DICEMBRE ARRIVATI IN FRANCIA I PRIMI 25. La decisione era stata annunciata da Macron a novembre 2017, a dicembre sono arrivati in Francia i primi 25 rifugiati e altri sono ora in attesa di una risposta per poter raggiungere l'Europa con un viaggio sicuro.

È la prima volta che viene esplorata questa strada per assicurare la protezione internazionale ai rifugiati a partire dalla Libia, anche se via Niger

Giuseppe Loprete, capo missione Oim in Niger

L'iniziativa francese è molto importante perché «è la prima volta che viene esplorata questa strada per assicurare la protezione internazionale ai rifugiati a partire dalla Libia, anche se via Niger», dice a Lettera43.it Giuseppe Loprete, capo missione dell'Oim, l'organizzazione internazionale delle migrazioni, in Niger.

LUNGHE E METICOLOSE SELEZIONI. Il ponte funziona così: l'Unhcr pre-identifica nei campi a cui ha accesso in Libia le persone che hanno potenzialmente diritto alla protezione internazionale, poi le trasferisce in Niger con voli di evacuazione e lì iniziano le “selezioni”, che sono lunghe e molto meticolose. Qui entra in gioco l'Oim. «In coordinamento con l'Unhcr e con il Paese che accetta i rifugiati facciamo le interviste, organizziamo la logistica, compriamo i biglietti, facciamo ai rifugiati una formazione iniziale sul Paese che li accoglierà e sulle regole di convivenza».

Rifugiati libici accolti in Niger dall'Unhcr. (Getty)

Attualmente, in Niger, ci sono «circa 200 persone nella fase di identificazione dell'Unhcr o di intervista con l'Oim. La Francia ha già iniziato a esaminare le richieste, ma anche altri Paesi, come il Belgio e la Svizzera, hanno dato disponibilità. Si tratta di numeri ancora limitati rispetto a tutte le persone che avrebbero bisogno e diritto alla protezione internazionale, però è un primo passo importante».

L'ITALIA PER ORA NON È COINVOLTA. L'Italia, che a dicembre del 2017 - assieme all'Unhcr - ha organizzato un primo corridoio umanitario dalla Libia portando direttamente a Roma 162 richiedenti asilo considerati vulnerabili, non è al momento tra i Paesi coinvolti nei reinsediamenti dal Niger. «Per ora no, ma ci auguriamo che possa accadere in futuro. Abbiamo bisogno che le oltre mille persone evacuate dalla Libia in Niger siano al più presto reinsediate in Paesi sicuri e definitivi», risponde Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.

Non si può chiedere al Niger di diventare il Paese in cui poi i rifugiati dalla Libia restano per anni, perciò è importante che i Paesi europei facciano la loro parte

Giuseppe Loprete, capo missione Oim in Niger

Da quando ha ottenuto l'accesso a una parte dei campi di detenzione in Libia, l'Unhcr ha calcolato che circa 42 mila persone nel Paese avrebbero diritto alla protezione internazionale, ma l'instabilità politica e i conflitti tra le milizie rendono molto difficile il lavoro delle agenzie Onu, l'identificazione dei migranti e la loro messa in sicurezza.

UNO DEGLI STATI AFRICANI PIÙ POVERI. In questa situazione, il Niger ha accettato di essere il Paese di transito per le richieste d'asilo delle persone che vengono dalla Libia, ma «stiamo parlando di uno degli Stati più poveri dell'Africa», sottolinea Loprete, che già deve affrontare l'afflusso di migranti all'interno dei suoi confini dovuto alle diverse crisi regionali, «e non vuole diventare il Paese in cui poi i rifugiati dalla Libia restano per anni, non si può chiedere al Niger di avere questo ruolo, perciò è importante che i Paesi europei facciano la loro parte. Se ci fossero quote sicure e più elevate si potrebbe aumentare la capacità di accoglienza qui».

Migranti libici in Niger. (Getty)

Il Niger è in una posizione geografica strategica e molto delicata: deve far fronte ai rifugiati che arrivano dal Mali, dove dal 2012 si combatte una guerra a bassa intensità contro i fondamentalisti islamici; accoglie chi scappa dal Nord della Nigeria e dai massacri di Boko Haram; e deve affrontare il flusso di migliaia di migranti, economici e richiedenti asilo, che provengono dall'Africa Sub-sahariana.

ATTRAVERSANO IL PAESE 300 MILA PERSONE. Ogni anno, calcola al'Unhcr, circa 300 mila persone attraversano il Paese. Una grossa parte dei migranti che aspirano ad arrivare in Europa transita da questo Stato, in direzione della Libia o, come sta accedendo sempre più spesso dato l'aumento dei controlli su quella rotta, verso l'Algeria.

Il governo nigerino cerca di affrontare l'emergenza come può: ci sono campi allestiti in diverse aree del Paese anche grazie alla collaborazione delle agenzie Onu e dalla fine del 2016 c'è stata anche una stretta sui trafficanti, che ha ridotto di molto i passaggi verso la Libia.

FLUSSI GIÀ RIDOTTI DI MOLTISSIMO. «Nel 2015-2016 stimavamo che nel deserto passassero 5-6 mila migranti a settimana, viaggiavano sui pick up per andare in Libia o verso l'Algeria», racconta Loprete. «L'ultima osservazione ci dice che oggi ci sono 2-3 mila persone al mese che attraversano il deserto, per tutto il 2017 il numero si è attestato tra 3 e 4 mila persone al mese. I flussi si sono ridotti moltissimo, lo vediamo dalle zone strategiche di passaggio e soprattutto nei ghetti di Agadez dove i migranti aspettano che i passeur di turno organizzi loro il viaggio: i ghetti oggi sono molto meno popolati e alcuni sono stati chiusi». Niamey fa la sua parte, aspettando l'Europa.

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