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Elezioni, Di Maio punta al governo pensando all'aiuto del Pd

I pentastellati sono prima forza politica. Di Maio festeggia pensando a Palazzo Chigi. Ma per governare servirà un'alleanza. E il leader grillino pensa a un Pd “derenzizzato".

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Un boato che irrompe nel silenzio notturno dei Parioli: è quello che proviene dalla stanza dell'hotel Parco dei Principi dove ci sono Luigi Di Maio, Davide Casaleggio e il gruppo di candidati a lui più vicini al momento della 2/a proiezione al Senato (leggi anche: I risultati delle elezioni politiche 2018). Una proiezione che ha confermato come quella tra il 4 e il 5 marzo nel M5s sarà ricordata come la «notte della storia», ma anche come il punto in cui, inesorabilmente, il Movimento è entrato in una fase inedita del suo percorso, quella delle trattative di governo.

DI MAIO: «INIZIA LA TERZA REPUBBLICA». Di Maio, che nella notte elettorale aveva scelto di non parlare, ha tenuto una conferenza stampa il 5 marzo: «Oggi inizia la Terza Repubblica. Siamo aperti al confronto con tutte le forze politiche, a partire dalle figure di garanzie che vorremo individuare per le presidenze delle due Camere, ma soprattutto per i temi che dovranno riguardare il programma di lavori».

Lo si è visto esultare in un video pubblicato dai pentastellati che, al momento delle proiezioni, saltano letteralmente di gioia. Raggiante Paola Taverna («un risulato incredibile, nonostante il Rosatellum»). Un po' beffardo, Alessandro Di Battista («Matteo Renzi a 43 anni è già un ex»). Voci vicine al leader pentastellato parlano di un candidato soddisfatto anche per il successo personale con la sua vittoria nettissima su Vittorio Sgarbi a Pomigliano d'Arco.

DI BATTISTA: «ORA SONO GLI ALTRI A DOVERCI CHIAMARE». Nel movimento, insomma, è iniziata la festa. Ma c'è anche prudenza. «Ora comincia la fase delicata», è il controcanto che filtra dal quartier generale pentastellato. Perché il M5s è lontano dalla maggioranza. E, nel Movimento, non c'è alcuna intenzione di alzare in queste ore il telefono per chiamare gli altri leader di partiti. «La situazione è rovesciata rispetto al 2013, sono gli altri a doverci chiamare», è stato il ragionamento. Con due variabili, all'orizzonte: quella di un Pd derenzizzato e quello che accadrà in un centrodestra dove la Lega, assieme al Movimento, potrebbe costituire un saldo asse di maggioranza.

Ma in queste ore non è alla Lega che nel M5S di Di Maio, "istituzionalizzato" e dai toni quasi moderati, si guarda per una sponda. Più che altro, l'asse con Matteo Salvini in questi primissimi giorni potrebbe essere usato come "arma di ricatto" con gli altri partiti e anche con chi, da Bruxelles in giù, è allergico ad un'Italia dall'impronta anti-Ue. Ma sull'unica altra soluzione realistica per una convergenza, il Pd, resta, nei 5 Stelle, un'assoluta chiusura con Renzi ancora al comando. Anche se i Dem devono prima elaborare lo choc per essere scivolati sotto il 20%.

COMPLIMENTI ANCHE DA GRILLO. Per ora, intanto, è ai dati che si guarda. «Dati straordinari», per i quali anche Beppe Grillo si è congratulato. Dati che pongono il M5S in una posizione di privilegiata. «Solo un nostro governo potrà dare un programma reale a questo Paese, ci prendiamo la responsabilità di farlo e lo facciamo con un metodo diverso, parlando di contenuti. La cosa bella sarebbe parlare nei prossimi giorni di contenuti con tutte le forze politiche», ha spiegato Riccardo Fraccaro, braccio destro, assieme a Alfonso Bonafede, del candidato premier.

LE DUE CORRENTI DEL M5S. E sullo sfondo, infine, restano gli equilibri interni. Con una parte del M5S che, stando alle dichiarazioni di non tanto tempo fa, mai si alleerebbe con la Lega. Ed una che, molto difficilmente, si fiderebbe del Pd. Starà a Di Maio trovare la quadra, rispettando un principio che Grillo gli ha ricordato: il M5S non può trasformarsi in un partito tradizione, è un movimento «biodegradabile».

5 Marzo Mar 2018 0338 05 marzo 2018
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