I 400 colpi
Mattarella
Politica
5 Marzo Mar 2018 0851 05 marzo 2018

Elezioni 2018, il rompicapo di Mattarella: scenari per il dopo voto

Il voto ci dice che l'Italia ha pancia e cuore a destra. Ora spetta al presidente della Repubblica districare dal caos post voto.

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Partiamo dall’imprevedibile: una vittoria dei 5 stelle di così magniloquenti proporzioni, l’infilata piena della Lega su Forza Italia, quando gli ultimi sondaggi la davano sì in recupero ma ancora sotto, lo sfondamento in basso della soglia psicologica del 20% che catapulta sul banco degli imputati un intero gruppo dirigente Pd, l’imbarazzante performance di Liberi e uguali, per il quale molti suoi esponenti preconizzavano una performance a due cifre.

UN PAESE CON PANCIA E CUORE A DESTRA. Ma ben più imprevedibile dei singoli risultati è il dato complessivo che esce dalle urne. Quello di un Paese dove la maggioranza assoluta dei suoi elettori (se si sommano i voti di M5s, Lega e Fratelli d’Itala) ha pancia e cuore a destra, è populista, un po’ razzista, un pizzico fascista, sicuramente anti europea. Un’altra Italia, rispetto a quella della Prima e Seconda repubblica. Un’Italia profondamente diversa, dove il sentimento della protesta che l’ha sempre attraversata da collaterale è diventato endemico.

Il dato complessivo che esce dalle urne è quello di un Paese dove la maggioranza assoluta dei suoi elettori ha pancia e cuore a destra, è populista, un po’ razzista, un pizzico fascista, sicuramente anti europea

Passiamo al prevedibile: come ampliamente pronosticato all’indomani del varo della nuova legge elettorale, al terremoto politico che stravolge la mappa delle forze in campo non corrisponde una maggioranza di governo possibile, se non al prezzo di spericolati rassemblement. Il centrodestra è prevalente ma non autosufficiente, Di Maio canta vittoria ma da solo non ha i numeri, mentre il crollo del Pd inibisce ogni ipotesi di governo istituzionale o del presidente, che sul partito di Renzi e soprattutto sulla figura mediaticamente disegnata come super partes di Paolo Gentiloni faceva affidamento.

PRIMA IPOTESI: M5S TROVA UN ALLEATO A DESTRA O SINISTRA. Scenari possibili, premesso che personalmente non credo a un ravvicinato ritorno alle urne. I 5 Stelle, partito per definizione liquido, si trovano a destra o a sinistra un alleato che gli consenta di andare a Palazzo Chigi. Il suo candidato premier in questi mesi di campagna elettorale ha lavorato nel tentativo di dare al Movimento un profilo più istituzionale e rassicurante. Ha smussato di molto la vocazione giustizialista, ha aperto al mondo dell’economia reale rappresentandosi come garante dei suoi interessi. Grillini in doppiopetto insomma, attenti come non mai a non irritare il Colle, anzi vogliosi di una sua benedizione.

L’altro esito ha per protagonista il centrodestra, anche se non sarà facile trovare i consensi mancanti che gli consentano di formare una maggioranza che a ogni votazione parlamentare non abbia il patema. Anche perché la fine di Berlusconi (ha sette vite, ma questa è stata politicamente l'ultima) fa sì che Forza Italia, di cui il Cav è l’imprescindibile collante, si squaglierà come neve al sole e ci sarà la diaspora verso il partito di Salvini. Ma quei voti sono già nel serbatoio del consenso della coalizione, quindi bisognerà andare fuori a fare campagna acquisti. Possibile ricreare l’esperienza dei Responsabili di scilipotiana memoria che fecero da stampella a Berlusconi? Ci proveranno, ma è tutto da vedere.

PD VERSO LA RESA DEI CONTI. Infine la sinistra. Dopo questa batosta starà ferma un giro, forse due. La volontà di andare all’opposizione è stata preannunciata a caldo da molti suoi esponenti, in primis da Ettore Rosati, che ha dato il nome al pasticcio di legge con cui si è votato. Ma non basta chiamarsi fuori per rifarsi una verginità, ritrovare smalto e idee fondanti,e un forte principio identitario. Per lei ci potrebbe però essere una soluzione bunker. Renzi, che ha disegnato le liste elettorali a sua immagine e somiglianza, si arrocca col suo 19% di fedelissimi per poi ripartire libero dai condizionamenti della minoranza interna e con la soddisfazione di aver visto ignominiosamente evaporare le aspirazioni degli scissionisti. C’è tempo, ma non troppo, per pensarci mentre Mattarella assegnerà controvoglia a Di Maio un primo mandato esplorativo. Sperando in cuor suo che non ce la faccia.

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