Elezioni: Viminale, 75 simboli ammessi
Elezioni 2018
Anno M5s 25 Ottobre

M5s, luci e ombre del digitalismo politico

Ora i 5 stelle devono fare i conti con la loro identità. E con le contraddizioni che li caratterizzano: dall'indulgenza nei confronti del capitalismo digitale all'essere un partito Blog down. Gli scenari per il futuro. 

  • Marco Morosini
  • ...

Il primo partito digitale del mondo - il Movimento 5 stelle – ha vinto le Politiche col 32% dei voti. Non si può capire la portata di questo evento senza comprendere la natura stessa di questo partito: il digitalismo politico. Anche all’estero ci si interessa al digitalismo politico del M5s. Cosa succederebbe, infatti, se anche questo, come altri prodotti italiani, si diffondesse nel mondo? Sarebbe un "tiramisù politico" per democrazie depresse? O invece un Chianti virato ad aceto? Ne propongo qui una breve analisi, fondata sull’esperienza personale. Dal 1992 sono stato ispiratore e ghostwriter di Beppe Grillo. Inoltre, i temi della mia professione e della mia passione hanno molto influenzato Grillo, i primi grillini e il M5s: la riforma delle interazioni tra modi di vivere, economia e ambiente.

IL DIGITALISMO POLITICO. Il digitalismo politico è una mistica di emancipazione: il miliardo di tonnellate di plastica, metalli e cervelli che chiamiamo internet permetterebbe infine all' umanità di governare se stessa direttamente, senza partiti né (altre) ideologie. Secondo i profeti digitali questa sarebbe l’uscita dell'uomo dallo stato di minorità politica che egli deve imputare a se stesso: una sorta di “illuminismo digitale”. Con questa visione l’inventore del M5s Gianroberto Casaleggio bussò alla mia porta a Milano il 29 ottobre 2004 per spiegarmi come cambiare il mondo. Mi chiese di convincere Grillo ad aiutarlo. Iniziarono con l’Italia.

UN PARTITO NEL CLOUD. Il M5s è letteralmente un partito nel cloud. Nessun indirizzo, telefono, congresso. Solo rituali digitali. La sua cattedrale è la piattaforma online Rousseau. Sistema operativo del M5s, in cui una minoranza degli iscritti propone leggi, vota referendum, ratifica programmi, elegge candidati. Il suo oracolo fu per un decennio, e fino a gennaio, il Blog "apparentemente" di Beppe Grillo ora sostituito dal blogdellestelle.

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.

Il Blog e il M5s, le due creazioni della ditta Casaleggio associati, erano difficilmente distinguibili. Quando Gianroberto morì nel 2016, il figlio Davide le ereditò entrambe. Nonostante il suo nome, il Blog non fu mai il diario online di una persona (tanto meno quello di Grillo). Fu piuttosto l’araldo della linea, dei plebisciti, dello scherno continuo ai nemici politici, il tribunale delle espulsioni, lo sfogatoio dei commentatori più violenti e volgari. E fu soprattutto una macchina pubblicitaria. Il M5s è quindi un partito Blog-down, non un movimento bottom-up. Il capo reale è Davide Casaleggio, quello formale Luigi Di Maio. I referendum su Rousseau non sono affidabili. L'assenza di controllo indipendente e il dominio dall'alto aprono la porta a eventuali manipolazioni. I 140 mila iscritti non possono proporre referendum. Tre quarti di loro non votano. Ciò è curioso per un movimento che spiega l’astensionismo come protesta contro la classe politica.

CAMPIONI DIGITALI, NON POLITICI. L'elezione dei candidati unicamente online ha pesanti conseguenze. Spesso si vincono le primarie (e a volte un seggio) con una manciata di voti. La conseguenza più grave del “tutto-digitale”, però, è che "il mezzo è il messaggio". Nei social media esso sarà breve, semplicistico, frequente, aggressivo, spesso insignificante. Queste palestre di pugilato, raramente di idee, allenano a esprimersi online, in pubblico e in parlamento più spesso con un muro del pianto e una gogna del rancore, che non con una lavagna di progetti.

UN IBRIDO DESTRA-SINISTRA. Il M5s è come un’automobile: la carrozzeria (quella che attrae a prima vista) è di destra. Il Movimento ha molti "meno": meno leggi, Stato, tasse, migranti, politici, partiti, sindacati, cooperative, Ong, televisione pubblica, auto blu. Il motore dell’automobile, invece, è social-ecologico. In questo caso, i "meno" sono tre: meno energia, meno lavoro, meno materiali. Il riferimento grillino da 20 anni è l'Istituto Wuppertal per il clima, l’ambiente e l’energia. La maggior parte dei 2.200 eletti guarda a sinistra e a un futuro ecologico: gli europarlamentari 5 stelle votano al 74% come la Sinistra Unitaria Europea e i Verdi.

FARE COSE BUONE CON VOTI CATTIVI. Quello che manca al M5s per trasformare l’Italia è un numero sufficiente di elettori, ovvero ben più di 25 milioni dei 50 milioni di cittadini con diritto di voto. Qualche eco-grillino mi ha detto che «far campagna per la post-crescita e per una transizione ecologica e solidale in Italia sarebbe un suicidio politico». La maggior parte degli Italiani, infatti, guarda a destra e indietro. Chi guarda a sinistra e in avanti non ha mai avuto una chance. Se non facendo finta di essere ciò che non era, e finendo per diventare quello che faceva finta di essere. A molti eco-grillini la retorica di destra sembra l’unico modo per vincere. Il loro cavallo di Troia è nero fuori e rosso-verde dentro.

Luigi Di Maio festeggia la vittoria.
ANSA

Il digitalismo politico promette di estendere la partecipazione politica a tutti i cittadini. Invece è vero il contrario. In Italia, infatti, quasi la metà degli adulti non sono cittadini digitali perché poveri, poco istruiti o anziani. Il M5s non è quindi un partito dei cittadini ma un partito deli user (utenti del web). I costi umani e ambientali della marea digitale stanno emergendo. Ma il M5s sembra ignorarli. I più grandi oligopoli della storia (Google, Amazon, Facebook) sono definiti da The Economist «titani da domare» e Baad: big, anti-competitive, addictive and destructive to democracy (grandi, anticoncorrenziali, creatori di dipendenza, distruttivi della democrazia). Ma il Blog e il M5S non vedono la minaccia.

LA SINERGIA COL CAPITALISMO DIGITALE. Il campo di battaglia del M5s sono i social media, ossia il più grande business pubblicitario del mondo. La loro forza lavoro è di 1 miliardo di dipendenti. Noi! Doppiamente dipendenti. Forzati volontari della tastiera, sfruttati tre volte: come forza lavoro gratuita, come bersaglio della pubblicità per cui lavoriamo, come compratori delle merci che ci bombardano di pubblicità. È il capitalismo «dall’atomo al bit». Da Standard Oil (l’ex gigante petrolifero) a Facebook. Il commercio di chiacchiere (che sono inesauribili) crea valore più del commercio di petrolio (che è esauribile). È il capitalismo digitale che Grillo – se lo volesse - irriderebbe proprio con un dito: il medio alzato, contro il potere digitale costituito. Invece, ingenuamente, il M5s agisce in sinergia con il capitalismo digitale: ciascuno dei due moltiplica alcuni degli aspetti peggiori dell'altro.

I QUATTRO SCENARI. Il trionfo del 4 marzo segna la fine del M5s come (forse) lo conosciamo. Se cercherà di governare, le sue contraddizioni verranno a galla. Il culto parallelo di Papa Bergoglio e di Donald Trump va bene per raccogliere voti, ma non per governare. E qui si aprono tre scenari. 1. Il M5s si alleerà con la Lega, secondo gli auspici di Steve Bannon, artefice del trumpismo, e quelli del nuovissimo politico 5-stelle Gianluigi Paragone (ex direttore de La Padania) autoproclamatosi «l'uomo del dialogo tra Lega e M5s». Non riesco a immaginare il seguito. 2. Berlusconi raccoglierà i frutti dell'albero delle destre, scosso per 10 anni dal M5s. Nel Paese più gerontocratico del mondo, un “ragazzo” di 70 anni (Grillo) ridarà involontariamente più potere al "giovanotto" di 80 (Berlusconi). 3. la stabilità politica che dura da sette anni ne durerà altri cinque. Un inedito in Italia! La minaccia del nuovo partito antisistema darà alla Repubblica una stabilità che 100 partiti in 70 anni le hanno negato. 4. Quelli che restano degli eco-grillini della prima ora si prenderanno finalmente la parola, e forse anche le loro responsabilità.

Davide Casaleggio.
ANSA

DOPO LO TSUNAMI. Tsunami tour fu la campagna della M5s nel 2013: 80 furiosi comizi di Grillo in 40 giorni. Quell’onda anomala catapultò in parlamento 163 giovani "cittadini". Cosa sarà di loro quando le acque si ritireranno? A parte l’antipolitica, tutto li divide. Il M5s è come un Titanic a cui gli ufficiali hanno distrutto le scialuppe di salvataggio: screditando le ideologie che hanno costruito l’Europa, lo tsunami ha spazzato via anche le idee. La capacità di aggregarsi e discutere è stata sostituita e si è atrofizzata alla raccolta di like, friend e follower. Sono stati estirpati – specialmente nei giovani - i concetti stessi di partito, sindacato, cooperativa e Ong, ossia le basi di 70anni di prosperità e successo in Europa. Istituzioni di cui il resto del mondo può solo sognare.

VERSO UN POST M5S. Il ritiro delle acque lascerà sopravvissuti senza mappa né bussola. A questo proposito, il 5 maggio 2014 scrissi per uno spettacolo di Grillo queste parole: «Sì, facciamo errori anche per voi. Vaghiamo su terre inesplorate, come rabdomanti in cerca di verità e giustizia, con uno smartphone in mano». In questo errare alla ricerca di acque pure, se il M5s non manterrà la sua promessa, quanti grillini si perderanno? Quanti di loro continueranno a “cercare verità e giustizia”, ma altrove? Ci fu un post-68. Ci sarà un post-M5s. Sulla terra di Utopia - bruciata due volte in 50 anni - mi è purtroppo difficile immaginare presto una rinascita. Grillo e Casaleggio svilupparono la formidabile sinergia che Casaleggio mi promise nel 2004. Ma non coltivarono successori. Tocca ora ai loro follower in carne e ossa definire che ricordo resterà del M5s. In ogni caso, i suoi migliori uomini e donne avranno avuto il merito di aver esplorato nuovi cammini, che altri faranno bene a non imboccare.

*Marco Morosini è stato ispiratore e ghostwriter di Beppe Grillo dal 1992. Insegna politiche per sviluppo sostenibile presso il Politecnico federale di Zurigo.

5 Marzo Mar 2018 1639 05 marzo 2018
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso