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6 Marzo Mar 2018 2130 06 marzo 2018

Elezioni 2018, l'analisi del voto in mappe e infografiche

La Lega sfonda al Nord. E vince la battaglia col M5s per portare alle urne gli ex astenuti. Giovani e piccoli imprenditori scelgono i grillini. Laureati con +Europa. Il Pd crolla al Sud. Tutti i dati.

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In attesa di capire quale potrà essere il governo, si può tentare di osservare il Paese attraverso il voto che ha espresso il 4 marzo 2018. La cosa che appare più evidente è che l'Italia sia spaccata a metà, divisa tra Nord e Sud con il centrodestra a trazione leghista che si è preso i collegi settentrionali e il Movimento 5 stelle che ha fatto incetta di preferenze nel Mezzogiorno. La Lega ha vinto la battaglia per chiamare ai seggi gli astensionisti, e il Partito democratico non solo ha perso la fiducia di chi l'aveva votato nel 2014, ma ha ceduto consenso ai pentastellati. Le elezioni raccontate con mappe e grafici.

1. I flussi: il 16,8% del boom democratico 2014 è diventato grillino

Il 4 marzo ha rappresentato un grande rimescolamento di voti e seggi. Swg ha provato a capire quali sono stati i flussi elettorali che hanno permesso a Lega e M5s di vincere la sfida della urne. L'istituto di ricerca ha calcolato che fine hanno fatto i voti di quel famoso 40% raccolto dal Pd nelle elezioni europee del 2014.

METÀ DEI VOTI SVANITI DAL PD. Di quelli, solo il 50,2% ha scelto di confermare i dem. Il 15,6% ha scelto invece di disertare le urne, mentre il 34,2% ha dirottato il voto verso altri partiti. Come confermato dal limitato 3,35% totalizzato nel 2018, non molti di quei voti sono finiti a Liberi e uguali che ha raccolto dal partito di Renzi solo il 4% delle preferenze del 2013. La lista alleata di +Europa ha assorbito il 3,4% mentre la galassia del centrodestra ha rubato l'8,4%. La fetta più grande delle preferenze è andato invece ai pentastellati che si sono presi il 16,8% di quei voti.

CONSENSO PDL AL CARROCCIO. Destino simile per Forza Italia. Confrontando le Politiche del 2013, Swg ha notato che il 48% delle preferenze che appartenevano al Popolo della libertà è andato a Forza Italia, il 14,7% ha preferito non votare e il 37,2% ha scelto altri partiti. Fra questi solo il 2,3% ha votato Pd, il 3,7% ha scelto Fratelli d'Italia e il 7% il Movimento 5 stelle. Il grosso dei voti è invece finito alla Lega di Salvini che ha rubato all'alleato il 22,2% delle preferenze.

Flussi elettorali in uscita dal Pd nel confronto tra le Europee del 2014 e il voto del 4 marzo.

Flussi elettorali in uscita dal Pdl nel confronto tra le Politiche del 2013 e il voto del 4 marzo.

Tra i vincitori la Lega è riuscita a compiere un balzo decisivo passando dal 4,1% al 18%. Rispetto alle precedenti Politiche i voti raccolti dal partito di Salvini sono divisi tra il 18,7% di chi aveva già scelto il Carroccio e dal 51,8% di voti provenienti da altri partiti. Dentro questa fetta il 25,5% appartiene al Pdl, il 4,13% alla lista che era collegata all'ex presidente del Consiglio Mario Monti, e solo il 4,6% al Pd.

IL CARROCCIO ATTIRA GLI EX ASTENUTI. Da segnalare una discreta presa sugli elettori del Movimento 5 stelle: in quell'oltre 50% che ha scelto i leghisti l'8% aveva votato per i pentastellati. Ma il partito leghista è riuscito a vincere contro il M5s anche un'altra battaglia, quella per l'astensione: il 29,5% di chi lo ha scelto non si era presentato alle urne nel 2013.

IL 57,7% DEGLI ELETTORI RIVOTA M5S. I pentastellati, che hanno conquistato il podio di primo partito, sono quelli che hanno mostrato la maggior fedeltà dei loro elettori. Rispetto al 2013 il 57,7% ha scelto di dare fiducia al M5s ancora una volta, mentre il 19,5% non si era presentato alle urne. Il restante 22,8% è stato invece ottenuto succhiando voti alle altre liste. In questo bacino il 9,8% dei voti era del Pd, il 2,2% di Sel e Ingroia, il 2% aveva votato Monti e il 4,4% il Pdl.

Flussi elettorali in entrata nella Lega nel confronto tra le Politiche del 2014 e il voto del 4 marzo.

Flussi elettorali in entrata nel M5s nel confronto tra le Politiche del 2014 e il voto del 4 marzo.

2. Il voto per classe sociale: le casalinghe le più astenute

Elaborando una serie di sondaggi sui dati elettorali Swg ha cercato di capire come hanno votato alcune categorie sociali. Le casalinghe per esempio sono quelle che più di altre hanno scelto di restare a casa: il 41%. Nel restante 59% il 27% ha votato per il M5s, il 23% ha scelto la Lega, il 21% ha optato per Forza Italia mentre solo il 19% ha votato per i dem.

IMPRENDITORI PENTASTELLATI. Oltre l'80% dei piccoli imprenditori ha scelto di votare dimostrando di aver subito il fascino dei pentastellati. Il 30% di quelli che si sono recati ai seggi ha scelto il partito di Di Maio, il 23% ha optato invece per la Lega, mentre il 15% per il Pd. Solo il 12% si è fidato ancora del partito di Berlusconi. Piccola nota sul voto cattolico. Il 30% ha deciso di non votare mentre tra quelli che hanno scelto la via delle urne spicca il 27% del M5s. Pd e Berlusconi si sono invece divisi il 20% delle preferenze.

3. Fasce d'eta: i giovani scelgono Di Maio

Come già ampiamente dibattuto alla vigilia, i giovani hanno scelto in massa il M5s. Secondo una rilevazione di Tecnè Il 44% di chi ha tra i 18 e 30 anni ha votato per i partito di Grillo. Molto lontani gli altri schieramenti. Pd al 15%, Lega al 13% e Forza Italia all'11%. In questa fascia ci sono anche i ragazzi del '99, menzionati anche da Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno.

TRA GLI ANZIANI VINCE IL PD. I neo 18enni al voto hanno scelto in massa il Movimento 5 stelle (43%), seguito dalla Lega (19%) e da Forza Italia (13%), mentre solo il 12% di loro ha scelto il Pd. Poche variazioni anche per la fascia 31-44 che ha incoronato i pentastellati. Valori che scendono per i 45-64 enni che continuano a votare M5s anche se salgono le preferenze per Lega (19%), Pd (18%) e Forza Italia (16%). Tra i più anziani invece a vincere è il Partito democratico con il 27% delle preferenze, seguito dal Movimento (19%) e da Lega e Forza Italia appaiate al 18%.

4. Le preferenze per titolo di studio: i laureati votano +Europa

I livelli di istruzione hanno mostrato una certa omogeneità nei livelli di voto. I partito di Di Maio è riuscito a intercettare il 30% del voto dei laureati a fronte del 22% del Pd. Molto più bassa invece la percentuale per Lega e Forza Italia che hanno pescato rispettivamente il 13 e il 10%. Menzione per +Europa che è propio in questa fascia che è riuscita a prendere il maggior numero di voti.

I DIPLOMATI DALLA PARTE DEL MOVIMENTO. Anche tra i diplomati il Movimento ha goduto di una certa notorietà prendendo il voto del 37% di loro. Bene anche la Lega che ha raccolto il 18% delle preferenze seguito dal Pd (17%) e da Forza Italia (13%). Tra chi ha un titolo di studio più basso i pentastellati sono allo stesso livello di Forza Italia, entrambi con il 24% dei voti. Segue la Lega, 22% e il Pd che in questa fascia ha conquistato il 19% dei suoi voti.

5. Le mappe geografiche: un Paese spaccato

Quando ancora lo scrutinio era in corso era iniziata a circolare una mappa con la distribuzione del voto divisa per collegi. Il primo dato che è saltato subito all'occhio in quell'occasione era che l'Italia appariva spaccata a metà. A Nord la maggior parte dei collegi uninominali è andata al centrodestra, mentre al Sud è stato il M5s a fare incetta di voti e di candidati eletti. In mezzo un Centro Italia a macchie di leopardo con l'Umbria passata al centrodestra e fette di Lazio diverse tra M5s e la destra. E una fascia, molto piccola, dove il centrosinistra è riuscito a conservare parte dei suoi feudi, anche se pesa la perdita di parte del territorio emiliano-romagnolo.

Se osserviamo la distribuzione del voto dei principali partiti si vede che la Lega ha conservato le sue roccaforti nel Nord, ma a fortificato la sua presenza in Piemonte e iniziato una discesa nelle storiche regioni rosse del Centro Italia. Speculare lungo la direttrice Est-Ovest la conquista dei grillini. Mano a mano che ci si sposta verso il Mezzogiorno le percentuali del M5s aumentano con picchi in Calabria, Sardegna e Sicilia.

Tra i grandi sconfitti del 4 marzo ci sono, per motivi diversi, il Pd di Matteo Renzi e Forza Italia. Il partito di Berlusconi ha lasciato il Nord praticamente tutto alla Lega mentre ha mostrato una distribuzione migliore al Sud dove però non ha sfondato. Basti pensare al collegio in cui è andato meglio, quello di Gioia Tauro in Calabria. Lì Fi ha preso il 29,64% dei voti, ma sempre meno del M5s che è arrivato secondo con il 34% delle preferenze.

RENZI HA PERSO TUTTO IL SUD. La distribuzione del voto ai dem mostrano come il partito di Renzi abbia completamente perso il Sud. La maggior parte dei voti si è concentrata nel Centro Italia e timidamente nelle città del Nord come si è visto a Torino e Milano. Unica differenza il Veneto, dove c'è una distribuzione simile a quella del Sud.

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