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Il futuro del Pd
Maurizio Martina
12 Marzo Mar 2018 0937 12 marzo 2018

Pd, la Direzione apre il dopo Renzi

Al Nazareno formalizzate dimissioni del segretario dem. Che non partecipa ai lavori. Ma dice: «Non mollo, il futuro prima o poi torna». Approvato il documento finale, reggenza a Martina: «Hanno vinto Di Maio e Salvini, ora tocca a loro».

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È il giorno della resa dei conti al Nazareno, dove la Direzione del Partito democratico ha messo ufficialmente fine alla ledership di Matteo Renzi, dando conseguentemente inizio al processo per la scelta del nuovo segretario. Per il prossimo mese, in attesa dell'assemblea, la reggenza del partito passerà a Maurizio Martina. È stato approvato, a quanto si apprende, il documento finale che di fatto recepisce la relazione di Martina. Nel voto finale ci sarebbero stati sette astenuti, che dovrebbero, a quanto si apprende, far capo all'area Emiliano. «La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento. Ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall'assemblea», ha esordito Martina in Direzione. «Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità».

GENTILONI: «DA RENZI ESEMPIO DI STILE». «Le dimissioni di Matteo Renzi esempio di stile e coerenza politica. Dalla sconfitta il Pd saprà risollevarsi, con umiltà e coesione. Ora fiducia in Maurizio Martina», ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al termine della direzione.

«Alle forze che hanno vinto», ha proseguito Martina, «diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità. Il Pd «continuerà a servire i cittadini dall'opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare».

L'assemblea nazionale di aprile, ha chiarito Martina, anziché avviare il congresso e le primarie dovrebbe dar vita a una commissione di progetto per una fase costituente e riorganizzativa.

RENZI GRANDE ASSENTE. Matteo Renzi non ha preso parte alla Direzione (leggi anche: Le incognite che attendono il Pd) e potrebbe parlare tra un mese in assemblea. C'è compiacimento per la direzione Pd di oggi da parte dell'ex premier, che ha ringraziato il presidente Matteo Orfini e Martina per il buon lavoro svolto. Chi «oggi parla di attacchi» da parte di Renzi, affermano le stesse fonti, «non coglie nel segno: il Pd è unito e compatto sulla linea dell'opposizione e in attesa del congresso». Di sicuro non spariranno i renziani: il Pd, sostiene Orfini, non si «ricostruisce senza il contributo di Renzi». La 'reggenza' del partito passa dunque Martina, che ha annunciato una gestione collegiale (in forme ancora da definire) della travagliata fase di transizione. La Direzione dovrebbe approvare a stragrande maggioranza le sue parole, che potrebbero essere tradotte in un documento finale.

«MI DIMETTO, MA NON MOLLIO». «Il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso», aveva anticipato lo stesso Renzi in un'intervista al Corriere della Sera. «Sono stati quatto anni difficili ma belli. Abbiamo fatto uscire l'Italia dalla crisi. Quando finirà la campagna di odio tanti riconosceranno i risultati. Ma la sconfitta impone di voltare pagina». «Io non mollo», aveva poi aggiunto l'ex premier nella tradizionale e-news. «Mi dimetto da segretario del Pd come è giusto fare dopo una sconfitta. Ma non molliamo, non lasceremo mai il futuro agli altri. Grazie per questi bellissimi anni di lavoro insieme. Il futuro prima o poi torna».

CALENDA SI CHIAMA FUORI. Chi si è chiamato di fuori una volta di più dalla corsa alla segreteria è Carlo Calenda. «Questa roba per la quale uno continua a ripetere che non si vuole candidare ma lo candidano uguale è surreale», ha scritto su Twitter il ministro dello Sviluppo economico. «Poi è verissimo che il Pd ha donne di grande qualità: io Anna Finocchiaro e Roberta Pinotti le voterei subito».

ORLANDO: «SI DIMETTA TUTTA LA SEGRETERIA». «La collegialità è essenziale, non è una concessione ma un'assunzione di responsabilità. Non capisco però il residuo di classe dirigente precedente, non perché parte di quelli o tutti non possano far parte di un percorso collegiale ma forse per far parte di una fase nuova questa evoluzione sarebbe necessaria» ha detto Andrea Orlando in direzione Pd chiedendo le dimissioni della segreteria. «Non guardateci male se chiediamo qualche garanzia», ha aggiutno il ministro, «L'ultima direzione ha creato un vulnus nei rapporti».

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