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13 Marzo Mar 2018 1627 13 marzo 2018

Elezioni, Istituto Cattaneo: affinità tra M5s e Dc del 92

Comparando le mappe territoriali del voto di oggi e di 26 anni fa si nota come le percentuali tra i due partiti si sovrappongano.

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Il M5s come la Dc? No, non si tratta dell'osservazione di un politologo o del commento di chi è convinto di vedere in Luigi Di Maio il giovane Andreotti, ma è quanto emerge dall'analisi della distribuzione territoriale del voto. O, meglio, del confronto tra le "mappe" del 1992 e del 2018. Indizi per ora, sottolinea l'Istituto Cattaneo che ha curato lo studio, che però fanno pensare. Vista la «notevole coincidenza tra la distribuzione territoriale del voto ai 5 stelle e quello alla Dc del 1992, quando la Dc si era già meridionalizzata avendo ceduto al Nord voti alla Lega».

Confrontando le mappe si nota la quasi perfetta identità delle percentuali, soprattutto al Sud. Diversa la situazione in Emilia-Romagna e nel Veneto. La Dc infatti in Emilia-Romagna nel 92 conquistò il 19,5% mentre il M5s è arrivato al 27,1%. In Veneto invece i democristiani arrivarono al 31,7 mentre il Movimento si è fermato al 23,8%. «Naturalmente», spiega Salvatore Vassallo che ha curato l'indagine, «può essere un caso. Ma dall'analisi del voto cominciano a emergere curiose somiglianze e alcuni indizi di cui solo studi più approfonditi potranno spiegare l'eventuale significato».

IL CONFRONTO PDS-PD. Fa pensare, continua il Cattaneo, anche il confronto tra i risultati del Pd nel 2018 e quello al Pds nel 1992. Entrambi hanno mantenuto nella «zona rossa» (Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria) percentuali di voto più alte rispetto al resto del Paese. Il Pd insomma è relativamente più forte al Nord, mentre il Pds aveva - all'esterno del fortino rosso - un elettorato distribuito in modo omogeneo tra Nord e Sud Italia.

Considerando esclusivamente le percentuali di voto, si nota come dalle Marche in giù il Pd abbia ottenuto nell'ultima tornata elettorale risultati quasi identici a quelli del Pds nel 1992. Focalizzandosi sul Pd, si nota come rispetto al 2013 abbia perso di più nel Sud, con poche eccezioni tra cui la Puglia, mentre è stato meno penalizzato al Nord, con la vistosa eccezione dell’Emilia-Romagna.

I dem quindi sono andati peggio in una delle regioni dove hanno conquistato più seggi. Un paradosso solo apparente visto che in Emilia-Romagna il partito partiva da una eredità ricca che negli anni è stata erosa. La terra che fu fortino rosso ora, conclude l'Istituto Cattaneo, ora è più simile politicamente alle altre regioni settentrionali.

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