I 400 colpi
MARTINA DIREZIONE
14 Marzo Mar 2018 0915 14 marzo 2018

Ma era la direzione del Pd o uno spot della Tim?

Mentre il segretario reggente Maurizio Martina parlava, nelle prime file i maggiorenti del partito erano tutti a testa china, intenti a messaggiare, twittare, whatsappare, facebookare, instagrammare. Un consiglio ai vertici del partito: la prossima volta bandite l'uso dei cellulari.

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Iconica foto della direzione del Pd che ha fatto il giro delle redazioni. Mentre parla il neosegretario o segretario reggente Maurizio Martina, i maggiorenti che siedono nelle prime file sono tutti intenti a messaggiare, twittare, whatsappare, facebookare, instagrammare, etc. etc. Dovrebbe essere una cruciale riunione di partito, sembra uno spot della Tim. Curiosamente, più o meno in contemporanea, Raul Bova si aggiungeva alla lunga lista di attori che hanno interrotto il loro spettacolo per il troppo squillare di cellulari in sala. Nella fattispecie la cosa sa di nemesi, essendo stato Bova e credo anche l’attrice con cui si accompagnava sul palco noto testimonial di un’altrettanto nota società di tlc. Insomma, chi di telefonini ferisce di telefonini perisce.

La politica oggi passa necessariamente da lì, da quel minuscolo display che è diventato per tutti la finestra sul mondo.

Ma torniamo al Pd, a quella sala dove il cireneo Martina parlava a un auditorio in tutt’altre faccende affaccendato. Siccome il tema è delicato, e si rischia la deriva moralista («viviamo in un mondo in cui la comunicazione virtuale ha sostituito quella reale, e bla, bla, bla…») proviamo qualche ipotesi. La prima: i notabili erano lì perché ci dovevano essere ma avevano la testa altrove. Meditavano sul disastro ancora caldo, maledivano il grande assente Matteo Renzi che li aveva ridotti così, si crogiolavano all’idea dello scampato pericolo e di non ritrovarsi tra le fila dei trombati, scorrevano i siti dei giornali per vedere se parlavano di loro.

LE BANALITÀ DI MARTINA. La seconda: la politica oggi passa necessariamente da lì, da quel minuscolo display che è diventato per tutti la finestra sul mondo. Non è un vizio italico, ma una tendenza universale: se Trump licenzia il suo segretario di Stato con un tweet perché mai biasimare il piddino che affida ai social la sua riflessione politica? La terza: Martina stava snocciolando frasi di una tale banalità (e i sottopancia dei canali all news sembrerebbero avvalorare questa tesi) che dopo i primi cinque minuti l’attenzione è svanita e ha prevalso la voglia di occuparsi d’altro. Ed essendo costretti su una sedia, o sussurri al tuo vicino o ti metti sul cellulare magari per commentare in diretta con i tuoi follower.

La quarta: è il segno, come si è giustificato il bravo Emanuele Fiano con chi gli chiedeva come mai quel profluvio di cellulari, che siamo diventati tutti multitasking. Ovvero possiamo contemporaneamente sentire il segretario che parla, postare su Facebook, vedere una clip su Youtube, scrivere un sms alla morosa, leggere un articolo che ci era sfuggito. Una spiegazione lodevole, ma che onestamente sa tanto da palla buttata in corner. Fossi il segretario del Pd, reggente, autoreggente o stabile, alla prossima direzione pretenderei che i cellulari restassero spenti. Con tanto di ferrei controlli all’ingresso, onde evitare una scena alla Fantozzi chiamato per l’ennesima volta a vedere La corazzata Potëmkin.

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