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Aggiornato il 22 marzo 2018 14 Marzo Mar 2018 1942 14 marzo 2018

Il percorso verso l'elezione dei presidenti di Camera e Senato

Il 23 marzo le Camere sono convocate per la prima seduta della nuova legislatura. Dopo il no a Romani, ancora lontano l'accordo su nomi condivisi da tutti gli schieramenti. Le incognite.

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Conto alla rovescia per l'elezione dei presidenti delle Camere. Il 23 marzo le due Assemblee saranno chiamate (alle 11 a Montecitorio e alle 10:30 a Palazzo Madama) ad adempiere al loro primo atto della legislatura: l'elezione dei successori di Laura Boldrini e Pietro Grasso il cui incarico termina di fatto alle 24 del 22. Le sedute saranno presiedute da Roberto Giachetti (Pd) alla Camera e dal senatore a vita Giorgio Napolitano nell'altro ramo del Parlamento: il primo è il più anziano dei vicepresidenti della Camera rieletti della scorsa legislatura; il secondo è il senatore decano. È previsto che i presidenti provvisori tengano un breve discorso prima di dare il via alle votazioni.

Alla Camera: probabile l'elezione il 24

La votazione avviene per schede e in modo segreto. Nella prima votazione è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti l'Assemblea, ovvero 420 voti. Per il secondo e terzo scrutinio il regolamento di Montecitorio prescrive che il quorum si abbassi ai due terzi dei votanti, contando anche le schede bianche. Per gli eventuali scrutini successivi è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti, contando pure in questo caso anche le schede bianche. Ciascun deputato esprime il voto sulla scheda all'interno di cabine allestite tra il banco della presidenza e quello del governo e la deposita in un'urna. Lo spoglio delle schede è pubblico e avviene in Aula. Nel caso in cui fossero necessari più scrutini per eleggere il presidente, la seduta potrebbe protrarsi per più di una giornata; in ogni caso, formalmente si tratta di una seduta unica. Nelle ultime 6 legislature il presidente è stato eletto il giorno dopo l'inizio della seduta (4 scrutinio).

Al Senato: si rischia il ballottaggio

Anche qui la votazione avviene a scrutinio segreto, ma il meccanismo assicura l'elezione del presidente entro la quarta votazione. Al primo scrutinio è eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato, che è pari a 161 voti. Qualora non si raggiunga la maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione nella quale basta la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche. Se nella terza votazione nessuno ha riportato ancora la maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno ad un ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto più voti e viene proclamato eletto chi consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti, è eletto il più anziano di età. Anche a Palazzo Madama lo spoglio delle schede è pubblico e avviene in Aula.

LA GIUNTA PROVVISORIA. Ma prima di dare il via al voto si dovrà riunire la Giunta provvisoria che sarà formata dai componenti rieletti della Giunta per le Elezioni e Immunità della precedente legislatura. E la Giunta, presieduta dal senatore più anziano, Giacomo Caliendo di FI, dovrà occuparsi di temi come il "seggio fantasma" in Sicilia: quello non ancora assegnato per il fatto che il M5s ha preso più voti di quanti fossero i candidati. Quindi, si dovranno compiere le verifiche sui senatori subentranti. La seduta della Giunta, vista la delicatezza dei temi, potrebbe durare a lungo. Ma al Senato il presidente non può non essere eletto entro il secondo giorno di votazioni perché la Costituzione prevede che il presidente della Repubblica non possa restare senza eventuale supplente. E nel caso di scrutini che si protraggano fino a tarda sera il Regolamento del Senato prevede che di fatto si fermino le lancette dell'orologio, cioè si allunghi il giorno precedente fino alla fine della procedura della votazione.

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