I 400 colpi
Sum02 Di Maio
8 Aprile Apr 2018 1855 08 aprile 2018

Cosa ho visto e imparato sui grillini a Sum#02

Al vertice di Ivrea il M5s ha messo in mostra un circo di ospiti pronti a fare il loro numero sul palco. Restano però i dubbi su come e con chi governare, su un principio identitario costruito sul Tribunale della morale e su un consenso popolare che, come accaduto con Renzi, potrebbe dissolversi.

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Davide Casaleggio è un signore molto mite, gentile nell’approccio. Sarà perché a Sum#02, la seconda edizione del convegno organizzata a Ivrea per ricordare la morte del padre Gianroberto, era nelle vesti di padrone di casa. Sarà forse per una certa timidezza, che lo fa stare appena può defilato (assisteva allo svolgersi del convegno in solitaria, appoggiato a un muro della sala).

INCIDENTE EVITABILE. L’incontro di sabato 7 aprile sarebbe corso pigramente tra le cronache della giornata non fosse per la sciagurata decisione di impedire a Jacopo Iacoboni, giornalista della Stampa, di entrare in sala. Qualsiasi ufficio stampa un minimo avveduto avrebbe risparmiato l’incidente, evitando ai pentastellati di farsi subito dare degli intolleranti via Twitter. Parrebbe sprovvedutezza, più che malafede. Anche perché da quando ha vinto le elezioni il Movimento sta facendo di tutto per mostrarsi inclusivo. La metamorfosi, partita dal linguaggio, ha contagiato anche la prossemica visto che tutti non ti guardano più sul chi vive e hanno deposto quell’ansiogeno furore distruttivo stile Di Battista, per carpirci.

Girando tra la platea in sala, difficile ritrovare qualcosa di più composito. Ci sono ambientalisti, operai, classe media, sovranisti, professori, professionisti, imprenditori, campioni della nuova economia, ex sindacalisti, studenti e qualche riciclato di passate repubbliche.

UN CIRCO AI PIEDI DEI PENTASTELLATI. C’è tutto un mondo insomma, la cui eterogeneità si riflette specularmente sul palco: si applaude convintamente allo stesso modo Diego Fusaro, il censore del turbocapitalismo per cui il populismo leghista è cosa buona e giusta e Moni Ovadia, che con i leghisti non ci andrebbe mai. E anche Massimo Bray, che fu ministro piddino in uno dei tanto vituperati governi similtecnici - quello di Letta, per l’esattezza - che i pentastellati tanto aborrono. È un po’ un circo Barnum: ognuno va sul proscenio e fa con successo il suo numero, il pubblico apprezza e avanti un altro. Pesa sicuramente il fatto che Sum#02 sia capitato a ridosso della clamorosa vittoria del 4 marzo. Insisto col dire, nonostante qualche critica, che tolti staff e giornalisti non c’era la calca che ci si poteva attendere, né spettatori “pesanti” in sala accorsi lì magari solo per farsi notare dai vincitori.

L'ARRIVO DI DI MAIO. Casaleggio si sforza sin dall’inizio di circoscrivere l’incontro nell’ambito di una giornata di studi su futuro e innovazione, ma poi a fine mattinata piomba in sala Di Maio e allora cambia tutto. C’è la presenza di un potenziale futuro premier e gli animi un po’ si scaldano. Azzardiamo che se Iacoboni fosse arrivato mentre si parlava di neuroscienza e intelligenza artificiale sarebbe entrato nell’indifferenza degli organizzatori, ma con Di Maio irrompe la politica e ci si ricorda di amici e soprattutto nemici.

Ritornando a casa e rivedendo le immagini della giornata si può imbastire qualche riflessione meritevole di futuri approfondimenti. La prima, per dar ragione ad Asor Rosa che ne aveva parlato il giorno prima su Repubblica, è che i grillini non sono popolo ma massa, non hanno comune sentimento del mondo ma solo una confusa percezione. E questo probabilmente è uno dei motivi che spiega il loro essere così compositi. La seconda è che vorrebbero sì governare ma non hanno idee granché chiare sul come e sul cosa fare. E questo spiega, per la gran parte, perché si siano rimangiati - non solo per tatticismo - tutti gli anatemi (contro l’euro, l’Europa, il Pd, etc.) di cui avevano dato ampia profusione durante la campagna elettorale.

UN PRINCIPIO IDENTITARIO DEBOLE. La terza è che qualcuno tra i più avveduti comincia forse a capire che un principio identitario costruito sul Tribunale della morale non consente di andare molto avanti. Forse oggi non ripeterebbero più l’accorata pantomima dell’ “o-ne-stà, o-ne-stà” con cui accompagnarono la bara del fondatore ai suoi funerali. Quell’invocazione porta dritta allo Stato etico, a discapito in primis di quelle brave e oneste persone ( a Ivrea ne abbiamo viste tante) che entusiasticamente hanno aderito e credono alla causa. La quarta, ma ce ne sarebbero tante altre, è che così come rapidamente i 5 stelle hanno conquistato la scena e il massimo consenso degli italiani, altrettanto rapidamente potrebbero perderli. Come è successo a Renzi insomma, (vogliamo tralasciare un malefico cenno ai destini dell’antipatico?). Ma questo, più dei grillini, in epoca di pensiero debole, società liquida o a bassa risoluzione che dir si voglia. riguarda in generale tutte le cose della vita.

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