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Politica
9 Aprile Apr 2018 1217 09 aprile 2018

Populismo, De Benoist: «Questa Lega non è mia figlia»

«Il mio nemico è il capitalismo liberale, non credo sia lo stesso di Salvini». L'ideologo francese della nouvelle droite non ha dubbi: «Il vero partito populista italiano è il Movimento cinque stelle».

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Il suo nemico principale, dice, è il capitalismo liberale. Il suo mestiere, aggiunge, quello dell'intellettuale, lontano dalla politica. «Non sono ispiratore di nessun partito, in Francia e tanto meno in Italia. E il Fronte nazionale, in tanti anni, non l'ho mai votato». Eccolo qui l'uomo nero: Alain de Benoist doveva parlare alla Fondazione Feltrinelli a Milano pochi giorni prima delle elezioni del 4 marzo, all'interno di un ciclo di incontri dedicati a cosa è oggi la sinistra, cosa è la destra. Un gruppo di studiosi italiani e francesi, però, ha scritto una lettera aperta alla Fondazione contestando l'invito: «In Italia come in Europa, le idee di de Benoist informano la linea di attori di estrema destra diversi e con diverse potenzialità, tra cui la Lega o la più marginale CasaPound, la cui comune ambizione è parlare a un pubblico più largo dei soli nostalgici fascisti».

LA NOUVELLE DROITE IN FONDAZIONE. La Fondazione, pur confermando l'invito e l'incontro, ha deciso di posticiparlo a dopo le elezioni. E così, venerdì 6 aprile, l'ideologo della nouvelle droite è stato protagonista in casa Feltrinelli, dove ha parlato di populismo, crisi della democrazia rappresentativa, immigrazione. E, intervistato da Lettera43, anche di politica italiana.

DOMANDA. Cosa è per lei il populismo?
RISPOSTA. È un nuovo modo di articolazione della domanda politica e sociale che parte dalla base e si rivolge contro un'oligarchia, una élite, la casta. È una nuova secessione della plebe. Il suo movimento è dal basso verso l'alto, e per questo è così difficile da spiegare facendo riferimento all'asse orizzontale destra-sinistra che i partiti di governo classici adottano, categorie a mio parere obsolete.

D. Il populismo sta distruggendo la democrazia liberale.
R. Io non voglio ragionare sul fatto se il populismo sia buono o cattivo, ma semplicemente spiegare cosa è. Sicuramente è il sintomo di una disfunzione della democrazia liberale. Da una parte c'è una crisi di fiducia, dall'altra la logica del capitale a cui si piegano i governi sta creando molti danni alle persone. Vediamo che la disoccupazione da congiunturale sta diventando strutturale, l'austerity rende ancora più difficile la vita delle fasce popolari. La sinistra, infine, ha perso il popolo, ha smesso di essere socialista e di difendere le vittime del mercato, piegandosi alla sua ideologia.

La Lega ha toni populisti, ma rimane un partito classico, paragonabile al Fn. Il vero partito populista è il M5s

D. Lei nel 2013 è stato ospite di un convegno in Italia a cui era presente Matteo Salvini, uno dei vincitori delle ultime elezioni. La sua Lega è populista?
R. Non sono un esperto di politica italiana, parlo da osservatore. La Lega adotta toni populisti, ma penso sia un partito classico, tradizionale, paragonabile al nostro Fronte nazionale. Il M5s è molto più populista della Lega, lo conferma il suo grande successo nel Sud del Paese, tra le fasce più popolari.

D. Si parla di un accordo di governo tra i due partiti.
R. Se la Lega fosse un partito integralmente populista, il problema di una alleanza non si porrebbe, sarebbe nell'ordine delle cose. Quello che mi pare di capire, ma lo dico sempre da osservatore esterno, è che in Italia c'è un sentimento diffuso contro la Ue, che tiene fuori solo il Pd e + Europa.

D. Il gruppo di studiosi e intellettuali che hanno chiesto di non ospitarla alla Fondazione Feltrinelli l'hanno definita esponente del nativismo, sottolineando che il suo pensiero ispira la destra estrema italiana, Lega e CasaPound. Si riconosce in questa descrizione?
R. Assolutamente no, non sono l'ispiratore di nessun partito italiano o francese e ovviamente non posso rispondere di come viene utilizzato, o interpretato, il mio pensiero. Il Fronte nazionale non l'ho mai votato in 40 anni, figuriamoci se posso ispirare un suo alleato come la Lega. Ho scritto decine di libri, di cui tre contro il razzismo e la xenofobia. Se dovessi nominare un nemico contro cui mi sono battuto, questo è il capitalismo liberale, che non mi pare sia il nemico principale della Lega. Chi mi critica non mi conosce e non ha letto i miei libri. Quella lettera mi sembra un po' stupida perché non è compito dell'intellettuale negare ad altri di parlare.

D. Chi la contesta lo fa soprattutto sul tema dell'immigrazione.
R. È un tema che scatena paure e aggressività su entrambi i fronti. Da una parte ci sono persone che non ne possono più, forse a ragione, e cadono nella xenofobia dall'altra persone per cui non c'è nulla da discutere, non c'è alcun problema anche se, evidentemente, non è così. Per questo diventa molto difficile confrontarsi: l'immigrazione è diventato il tema che nasconde tutti gli altri. Ma, anche senza immigrati, gli altri deficit della democrazia liberale non scomparirebbero.

D. Si definirebbe una persona di destra?
R. No. Cerco di difendere le idee che ritengo giuste e basta. Se dovessi definirmi con una etichetta, mi definirei un conservatore di sinistra.

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