Enrico Rossi
mambo
9 Aprile Apr 2018 0914 09 aprile 2018

Sinistra, l'opposizione ti toglie le rughe, anche dal cuore

Il problema non è capire come dialogare con i 5 stelle, ma come rifondarsi per sottrarre loro consensi. Abbandonando i politicismi per tornare in mezzo al popolo. 

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Ci sono due sinistre che, ovviamente, si combattono. Ma non si tratta dello scontro fra una sinistra blairiana oggi macronizzata e una più di popolo. Queste due sinistre, nelle quali militano molte persone che stimo, sono irrilevanti tranne che per i cronisti dei quotidiani e per i commentatori dei talk show. Discutono se Renzi si sia ritirato oppure no, si scontrano su come aprire o no ai 5 stelle, stanno lì, tutte e due, pronte a imbarcarsi in una nuova avventura di governo. No, non sono queste le due sinistre di cui parlo.

UNA SINISTRA CHE SI AVVITA SU SE STESSA... Io penso che ci sia una sinistra composta di gente che ha portato la medesima al disastro, quello attuale e quello di tre anni fa, che litiga su chi deve dirigere e su come annichilire l’altra parte. Che critica la lontananza dal popolo ma è tutta immersa nel dibattito politicante, che si accorge solo ora che c’è bisogno di un partito che stia sul territorio ma non ha la minima idea di come si sta sul territorio, su quel che si deve fare se si vuole parlare al popolo.

...E UNA CHE STA CHINA SUI LIBRI. E c’è una sinistra che invece ragiona con lo sguardo lungo sul fallimento storico del centrosinistra e del Pd e su quello più recente di LeU. Una sinistra, quest’ultima, in cui prevalgono giovani militanti e dirigenti, gente che ha fatto poche riunioni per indicare il candidato all’assemblea elettiva e molte ore le ha trascorse sui libri o traducendo discorsi dei vecchietti anglo-americani che stanno facendo rinascere la sinistra.

Ci sono iniziative che possono diventare scintille per un Big Bang che faccia nascere una nuova sinistra. Ci hanno provato i ragazzi, e non solo, guidati da Beppe Provenzano. È una bella partenza

Ma non solo di ragazzi si tratta. Abbiamo anche dirigenti di lungo corso, che hanno gestito il potere senza farsi acchiappare da esso e che sanno come si amministrano le comunità e come si prendono decisioni per le persone in carne e ossa. Questa sinistra sbaglierebbe a farsi trascinare in un ragionamento simile alla rottamazione. Non si rottama niente, né persone né politiche. Si impostano soluzioni diverse e si chiamano a ruoli di guida persone diverse.

DIFFIDATE DAGLI SVOLTISTI. Diffidate da quelli che invece il mio amico Rino Formica chiama gli «svoltisti del Pci» (che contrapponeva ai più coraggiosi «revisionisti») cioè coloro che dopo aver annunciato che la situazione era cambiata si accingevano a immergersi in quella nuova pur di stare al comando di qualcosa. Per fortuna oggi gli svoltisti a stento comandano se stessi.

QUALCOSA SI MUOVE. La prima sinistra, quella che si gingilla con i 5 stelle e su Renzi sì Renzi no, avremo la sciagura di analizzarla ogni giorno fino a che non ci porterà alla sua scomparsa che sarà anche la scomparsa di una inutile classe dirigente. La seconda sinistra ci può dare un futuro. Già si intravvedono i primi movimenti. Alcuni non raggiungono la grande cronaca e sono le assemblee di base (ho partecipato a due di esse a Brindisi e Lecce) in cui si riversa tutto il malcontento di chi vuole radicalmente voltare pagina. Poi vi sono le iniziative che possono diventare le scintille per un Big Bang che faccia scoppiare la sinistra che c’è facendo nascere una nuova sinistra. Ci hanno provato i ragazzi, e non solo, guidati da Beppe Provenzano sabato a Roma con un convegno molto affollato e con i temi e i toni giusti. È una bella partenza.

Solo se si crea un movimento impetuoso si potrà dare il via a una rifondazione che abbia come punto strategico lo stare in mezzo al popolo non come frati zoccolanti ma per risolvere i problemi

Ci riproveranno a Firenze fra qualche settimana tre presidenti della Toscana Martini, Chiti e Rossi, quest’ultimo in carica, che hanno convocato una assemblea nazionale di discussione. Tutti hanno capito queste cose fondamentali: che la sinistra ha bisogno di sapersi sinistra; che la sinistra ha bisogno di una nuova classe dirigente, giovane ma anche con vecchi non consumati dal politicismo; che la sinistra ha bisogno di democrazia, c’è troppa nomenklatura. Solo se si crea un movimento impetuoso, non certo immediatamente impetuoso - all’inizio vanno bene anche piccoli fiumi - si potrà pensare di creare il fatto politico nuovo, quella rifondazione che abbia come punto strategico lo stare in mezzo al popolo non come frati zoccolanti ma per risolvere i problemi. Bisogna togliere l’acqua ai pesci cinque stelle e leghisti.

COL M5S NON DIALOGO MA OPPOSIZIONE. Non è né sarà un ballo di gala, bisogna fare un lavoro lungo, duro che non dà prebende. Questo lavoro non esclude alcuno, ma i vecchi dirigenti devono fare un nobile bagno di umiltà. Del resto nessuno, dico nessuno, ha all’attivo vittorie vere. Non sono fra quelli che chiedono tabula rasa. Sono troppo vecchio e troppo esperto della futilità di queste parole d’ordine. Ma chiedo che non intorpidino le acque con il loro politicismo. Il problema non è insegnare alla sinistra come dialogare con i 5 stelle, ma come la sinistra debba a tornare a fare la sinistra per sottrarre consensi ai 5 stelle. Rassegnatevi a stare un bel po’ all’opposizione, fa bene alla pelle perché vi toglie le rughe, anche dal cuore.

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