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Il futuro del Pd
Franceschini,mai pensato governo con M5s
10 Aprile Apr 2018 1947 10 aprile 2018

Governo, Franceschini apre al Movimento 5 stelle

L'esponente del Pd: «Nessuno ha vinto e allora penso che non basti più soltanto assistere». La proposta: abbandonare l'opposizione per «condizionare» Di Maio. Orfini e Marcucci contrari. In assemblea passa la linea renziana, ma il partito si spacca.

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Alla fine, in casa Pd, l'apertura al Movimento 5 stelle è arrivata e ha il volto di un big: quello di Dario Franceschini. Il capo di AreaDem, corrente che all'ultimo congresso ha sostenuto l'elezione di Matteo Renzi alla segreteria, è intervenuto all'assemblea dei gruppi parlamentari del Pd, convocata in vista delle prossime consultazioni al Quirinale. E ha lanciato un messaggio chiaro ai pentastellati.

BASTA CON LA LINEA DELL'OPPOSIZIONE. «Nessuno ha vinto in modo tale da poter governare il Paese», ha detto infatti Franceschini, «e allora penso che non basti più soltanto assistere. La prima fase, con la direzione che ha dato la linea dell'opposizione, penso sia stata giusta, ma oggi dobbiamo prepararci a una seconda fase». Quale? «Non sto proponendo un governo con il Movimento 5 stelle o di entrare in un governo Di Maio», ha spiegato Franceschini, ma «dobbiamo condizionare il M5s perché diventi una forza riformista».

GOVERNO M5S-LEGA DA CONTRASTARE. E le modalità con cui tale condizionamento dovrebbe realizzarsi suonano di fatto come un'apertura del Pd ai pentastellati: «Dobbiamo dire in questo momento che l'interesse del Paese, che viene prima di quello del partito, ci porta a contrastare l'ipotesi di un governo M5s-Lega». Il rischio, secondo Franceschini, è che «se nasce un governo sovranista di lunga durata si fanno la legge elettorale e si votano il presidente della Repubblica».

LA MANCATA ANALISI DELLA SCONFITTA. L'attuale ministro dei Beni culturali si è poi rivolto ai suoi compagni di partito: «Dobbiamo recuperare una maggior capacità di confronto, senza gettare fango, senza insinuare sospetti di complotti. Abbiamo saltato l'analisi del voto per passare direttamente a cosa si deve fare. Troppo comodo mettere tutto sotto l'onda populista. Non possiamo rimuovere una sconfitta di queste dimensioni. Dobbiamo trovare l'occasione di parlarne e approfondire. Per esempio immaginavamo che i nostri elettori si sarebbero astenuti, e invece sono andati consapevolmente a votare M5s e Lega. Una decisione molto chiara che non possiamo far finta di ignorare».

ORFINI NON È D'ACCORDO. Contro Franceschini, in assemblea, si è levata però la voce del presidente del Pd Matteo Orfini: «Non possiamo non stare all'opposizione. Qui nessuno pensa che voi vogliate fare i ministri in un governo Di Maio. Ma dobbiamo chiudere il ragionamento ricordando che il 50% degli italiani ha votato i sovranisti. Noi li abbiamo contrastati nella legislatura scorsa, oggi hanno l'onere primo di tentare di governare l'Italia». Per continuare a contrastarli, sempre secondo Orfini, «bisogna aspettare che emergano le loro contraddizioni e allargare le crepe con un'opposizione dura e ragionata. Non voglio essere il liquidatore della sinistra italiana, cosa che accadrebbe se ci annacquassimo nel governo M5s».

MARCUCCI: «IMPOSSIBILE GOVERNARE CON IL M5S». Sulla stessa linea il capogruppo al Senato Andrea Marcucci: «Il voto degli italiani va rispettato, chi ha vinto deve governare. Ci hanno chiesto di abiurare quattro anni di buon governo, non siamo disponibili. È impossibile qualsiasi governo con il M5s, tutto ci divide da loro».

COSA HA DECISO L'ASSEMBLEA. Al termine dell'assembela, in ogni caso, i gruppi parlamentari dem hanno deciso che il Pd ribadirà al prossimo giro di consultazioni la posizione già espressa al presidente Mattarella. E cioè che il partito intende tenersi fuori dal governo, per incalzare la maggioranza su quattro temi: lavoro e lotta alla povertà, conti pubblici, immigrazione, Europa. Netta però la spaccatura tra la linea maggioritaria, guidata dai renziani, e le componenti che fanno riferimento a Dario Franceschini e Michele Emiliano, che hanno insistito sulla necessità di un dialogo con il M5s. Assente Matteo Renzi, che ha fatto sapere di non voler intervenire in assemblea «per non condizionare il dibattito».

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