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Politica
11 Aprile Apr 2018 1720 11 aprile 2018

Regione Lombardia, Fontana sui primi passi da governatore

Rilevare Trenord. Lotta alla corruzione. E autonomia. Il presidente parla a L43 delle sfide che lo aspettano. Con un occhio alla politica nazionale. E alla polemica sulle poche donne elette risponde: «Forse non volevano emergere».

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Quindici giorni fa Attilio Fontana si è insediato al 34esimo piano del grattacielo della Regione Lombardia. Il tempo di abituarsi ai nuovi uffici e, il 10 aprile, è scoppiata la prima grande grana, con gli arresti nel settore della Sanità, tema da sempre spinoso. «Ci costituiremo parte civile», annuncia a Lettera43, tracciando i primi obiettivi della sua amministrazione. Nel mirino c'è, prima di tutto, Fs, oggi socio al 50% di Trenord: il presidente è pronto a prendersi il 100% della società capitalizzando i treni già acquistati.

TRA FAMILY DAY E POLEMICHE. Fontana ha poi confermato anche il no al patrocinio per il Pride - è «divisivo», spiega - ma allo stesso tempo l'intenzione di illuminare di nuovo il Pirellone con la scritta Family Day. E sulle scarse quote rosa della sua Giunta dice: «Il ricorso andrebbe fatto contro il popolo lombardo, visto che erano nelle liste e non sono state elette». Ma, ovviamente, gli occhi sono puntati anche su quello che succede a Roma e sul percorso verso l'autonomia.

Attilio Fontana.

DOMANDA. Presidente, una eventuale convergenza tra Lega e M5s a livello nazionale può avere conseguenze sulla sua Giunta?
RISPOSTA. Credo che un governo di segno politico diverso non inciderebbe minimamente, noi siamo una maggioranza che si è sempre fondata sulla volontà del fare, su un programma ben preciso, sul come risolvere i problemi principali. Sull'autonomia, poi, con una maggioranza Lega-M5s avremmo una strada in discesa.

D.Pensa che un governo giallo-verde sarebbe favorevole all'autonomia lombarda?
R. La Lega sicuramente sì. I cinque stelle in Regione hanno votato a favore, a meno di distonie con il livello nazionale, non ci saranno difficoltà.

D. Non la preoccupa una eventuale intenzione di Forza Italia di sfilarsi?
R. No, posso sbagliarmi ma non credo che possa succedere. Il modello Lombardia ha ancora ragione di esistere, è stato apprezzato dai cittadini e forse andrebbe esteso a livello nazionale.

D. Questo modello presenta però delle problematiche. Lo dimostrano i nuovi arresti nella Sanità che hanno coinvolto anche la direttrice del Pini, persona vicina a Forza Italia. State mettendo in campo degli strumenti reali ed efficaci per evitare che si ripetano fatti simili?
R. Il presidente Roberto Maroni ha cercato di ostacolare la corruzione, con tre organismi di controllo di cui uno gestito direttamente dall'opposizione. Purtroppo i fatti dimostrano che tutto ciò non è sufficiente. Questi organismi vanno ripensati, ma va anche rivisto il loro funzionamento: bisogna capire fino a che punto possano incidere in modo sostanziale nella valutazione e nell'esame delle situazioni. Su questo episodio, aggiungo che ci costituiremo prima parte offesa e poi parte civile.

D. Nel concreto cosa farete?
R. Stiamo predisponendo una normativa che da un lato crei un solo organismo di controllo – tre rischiano di essere dispersivi – e che dall'altro rivaluti i compiti e le opportunità che ha di effettuare controlli.

D. Capisco l'utilità di dotare gli organismi di controllo di più poteri, ma forse c'è anche un problema di persone. Lei lavora in continuità con la precedente amministrazione, l'assessore alla Sanità, Giulio Gallera, è stato confermato. Paola Navona, che si doveva occupare dei controlli, è coinvolta nell'ultimo scandalo. È un problema di procedure o di persone che avete deciso di non sostituire?
R. Al di là del fatto che l'assessore Gallera non è minimamente coinvolto nella faccenda, è evidentemente che le due cose si combinano. Con le nuove procedure vogliamo dare più poteri a chi controlla, sulle persone le ripeto che abbiamo assegnato il controllo di uno degli organismi che dovevano vigilare all'opposizione. Più di così credo che non si possa fare.

Su Trenord è importante avere rapporti chiari col nostro socio. È inconcepibile che Fs partecipi senza nessun impegno economico. Non sta facendo assolutamente nulla, l'unico investimento è stato fatto da noi con l'acquisto dei nuovi treni

D. Un altro settore centrale sono i trasporti. Voi non uscirete da Trenord, anzi volete crescere nell'azionariato. Ma se l'appaltante del servizio partecipa anche nella società che il servizio lo fornisce, i controlli sulla qualità rischiano di essere molto blandi.
R. Su questo sarei cauto. I privati vengono considerati, a seconda dei casi, una panacea o il male assoluto. Valutiamo tutte le cose in maniera concreta e non ideologica. È lo stesso discorso dell'acqua pubblica: la privatizzazione sembrava fosse la soluzione, poi ci si è resi conto che in Toscana, dove il servizio era stato appunto privatizzato, l'acqua costava di più, le reti erano conciate peggio, il servizio peggiore. Su Trenord è importante avere rapporti chiari con il nostro socio. È inconcepibile che Fs partecipi senza nessun impegno economico. Fs non sta facendo assolutamente niente, l'unico investimento è stato fatto da noi con l'acquisto dei nuovi treni. Ma, come lei mi insegna, non esistono società dove si rimane paritetici nelle quote con una parte che investe e l'altra no.

D. Sta pensando a una partecipazione di minoranza di Fs o alla possibilità che escano completamente?
R. Io pretendo che mi presentino un piano industriale. In base a quello farò le mie valutazioni. Se domani mi dicono: mettiamo a disposizione 50 treni, investiamo sul servizio, razionalizziamo e così via...allora ok. Se la risposta è non facciamo niente, io farò le mie considerazioni.

D. Acquisendo l'intera quota?
R. Valuteremo.

D. Sarà un esborso non da poco per la Regione...
R. Non credo sia un grande impegno.

D. Avete fatto due conti? Ci sono dei numeri?
R. Patrimonializzare l'investimento sull'acquisto dei treni, pari a 1,7 miliardi, basterebbe a rilevare la quota Fs. Una strada potrebbe essere questa, ma ce ne sono altre.

Credo che il Pride sia una manifestazione divisiva. Quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere. Sono eterosessuale, ma non faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità

D. Mi conferma che non darete il patrocinio al Pride?
R. Non l'ho dato a Varese e non credo lo daremo nemmeno qui. Ma ne dobbiamo parlare con gli alleati.

D. Con che motivazione?
R. Io credo che sia una manifestazione divisiva e che quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere. Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato.

D. Illuminare il Pirellone con la scritta Family Day non è divisivo?
R. La famiglia rappresenta uno dei principali punti di riferimento del programma dell'amministrazione precedente e di questa. È una scelta politica quella.

D. Quindi lo rifarete anche se è divisivo?
R. Lo rifaremo e non credo sia una scelta divisiva. Tutti riconoscono il valore della famiglia. È nella Costituzione, è uno dei fondamenti della nostra civiltà.

Forse le donne non sono state elette in gran numero perché molte in lista non avevano grande volontà di emergere

D. Ultima questione: ha varato una giunta di 16 assessori. Il governo tedesco ha meno ministri. Non è un brutto messaggio ai cittadini in un momento in cui si discute del taglio dei costi della politica?
R. Questi non sono elementi che incidono sui costi della nostra Regione. Il budget a disposizione resta sempre lo stesso. Se una cosa funziona va adottata a prescindere. La famosa legge di riforma che avrebbe dovuto ridurre i costi della politica, o quella che doveva cancellare le Province non hanno portato a buoni risultati. Se il rispetto dell'aspetto economico va a incidere sull'efficienza di un organismo, le due cose non stanno insieme. Io sono per il funzionamento della Giunta. La mia è efficace, efficiente e funziona.

D. Nella scelta degli assessori, è segnatamente quelli di Forza Italia, ha inciso la battaglia interna al partito? Ci sono state polemiche per l'esclusione di Silvia Sardone.
R. Queste sono cose che deve chiedere a Forza Italia.

D. Gli assessori però alla fine li ha scelti lei.
R. Sì, sì certamente, ma è chiaro che l'accordo con il partito deve esserci.

D. Non teme che con solo cinque assessori donna possano esserci ricorsi?
R. Tutto giusto quello che viene detto, però forse il primo ricorso andrebbe fatto contro il popolo lombardo. Le donne, che nelle liste erano in numero uguale agli uomini, purtroppo non sono state elette, se non nella misura del 18%.

D. C'è una capacità di raccogliere le preferenze che deriva anche dall'esperienza pregressa. È per questo che si mettono le quote.
R. C'è anche la possibilità che le donne si interessino un po' meno, per cui molte che vengono messe in lista non hanno una grande volontà di impegnarsi, di emergere. Io sono un grande sostenitore dell'importanza delle donne, nella mia segreteria sono tutte donne. Però ci sono dei casi in cui la donna deve essere scelta perché è un valore aggiunto, non per obbligo.

D. Lei non ne ha trovate più di cinque che potessero dare valore aggiunto alla sua Giunta?
R. Non ne ho trovate, ho trovato tanti uomini che mi davano sicuramente delle garanzie.

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