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Il futuro del Pd
Provenzano
MAMBO
11 Aprile Apr 2018 0903 11 aprile 2018

Al Pd e alla sinistra servono 10, 100, 1.000 Beppe Provenzano

È uno dei giovani di qualità che sta emergendo, il primo che ha messo l’accento sulla necessità di un 'Grande cambio'. È con persone come lui che può nascere una nuova generazione di politici capace di mandare a casa gli esperti della politica politicante ma del tutto incapaci di organizzare uno sciopero.

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Concludendo il suo editoriale, molto bello, dell’ultimo numero di Italianieuropei, un numero che vi consiglio di leggere, Massimo D’Alema scrive che è arrivato il tempo per lui di lasciare la prima scena e di dare una mano disinteressata ai più giovani che devono farsi largo nella sinistra che abbiamo il dovere di ricostruire. Sono completamente d’accordo.
Vorrei dire qualcosa su quali nuove leve sono utili alla sinistra che verrà. Servono forze fresche armate di passione e di capacità di studio, che abbiano un sensibilità verso gli ultimi pari a quella di coetanei che militano nelle associazioni cattoliche, che intendono la politica come conflitto, movimento, costruzione di blocchi sociali e non solo come alleanze partitiche.

I GIOVANI DEL PD? INCAPACI DI ORGANIZZARE UNO SCIOPERO. Mi spiace dirlo: servono giovani del tutto diversi da quelli che abbiamo visto in campo finora. Tutti i segretari del Pd hanno promosso una nuova generazione di espertissimi sui consigli di amministrazione, sui regolamenti parlamentari, sul dialogo fitto con la politica politicante, strenui presenzialisti in tivù, ma del tutto incapaci di organizzare uno sciopero, una manifestazione, un dissenso di popolo. Io credo che una generazione nuova invece esista. L’ho incontrata sia nelle assemblee di Liberi e uguali sia osservando da vicino quel che sta accadendo nel Pd.

Le nuove generazioni hanno la fortuna di non avere alle spalle leader indiscussi. Quelli bravi sono tutti morti

Il primo consiglio che darei a tutti loro è di non aspettare di essere santificati, cooptati, promossi ma di strappare posti di vertice con limpide battaglie politiche. Fare a cazzotti fa bene. Qui «nessuno nasce imparato», si dice dalle mie parti, ma soprattutto non ci sono maestri che possano insegnare. Ci sono persone che possono dare una spiegazione degli errori e indicare come non ripeterli, ma questa generazione ha la fortuna di non avere alle spalle leader indiscussi neppure fra i miei coetanei e persino fra quelli che hanno molti più anni di me. Quelli bravi sono tutti morti.

L'USCITA DI MIELI SULLA SINISTRA GIUSTIZIALISTA. Questa generazione deve studiare, deve prendere a esempio gli editorialisti del Corriere della sera per fare esattamente il loro contrario. Che cosa può insegnare a un giovane il mio caro amico Paolo Mieli che se la prende con la sinistra che è stata giustizialista e difende Lula quando il suo giornale è stato il portavoce della Procura di Milano e per favorire l’ascesa di Luca Cordero di Montezemolo si inventò la 'Kasta' dimenticando quella dei giornalisti dei grandi giornali andati in pensione con il sistema retributivo calcolato sui loro altissimi stipendi. Che cosa abbiano da imparare da quelli che appena sentono il nome di uno stimato dirigente comunista sono lì a dire che c’è stato il gravissimo errore del 1956, errore che il mio conterraneo Di Vittorio non commise, e si dimenticano tutto ciò che hanno scritto a favore di altri protagonisti di tempi nefasti per l’Italia?

Ai giovani futuri dirigenti della sinistra direi: non ci sono maestri, non vi fate adulare dai vecchi e tanto meno dai giornali e dalle tivù. I ragazzi di Podemos hanno fatto da soli. Si sono aperti una strada da soli. Perché un giovane politico di sinistra italiano deve illudersi che la sua ascesa passa dal consenso ora di Travaglio ora di una firma di Repubblica o del Corriere? Uno dei giovani che sta emergendo è veramente di qualità. Si chiama Beppe Provenzano, è siciliano, è studioso, ha un lavoro importante, ha chiarezza di idee e capacità di esporle abbastanza fuori dal comune. Non c’è solo lui, ma lui è il primo che ha messo l’accento sulla necessità di un 'Grande cambio'. Credo che l’investimento più serio che può fare la generazione precedente non sarà quello di favorire l’ascesa di Beppe e di altri come lui, ma di sospingerli verso battaglie che rendano visibile all’opinione pubblica la novità che possono rappresentare.

SERVE SFRONTATEZZA E PAZIENZA PER RICOSTRUIRE. Non è più tempo di Lotti, Boschi o Serracchiani e, mi dispiace dirlo, di quaranta-cinquantenni della sinistra Pd o di Articolo 1. È tempo di giovani sfrontati, colti, che passano la vita in mezzo alla sofferenza delle persone, che sappiano chi è stato don Tonino Bello, che abbiano la pazienza di ricostruire mettendo un mattone sopra un altro. I nuovi giovani governanti, Di Maio e Salvini, sono polli di batteria allevati dalla Grillo-Casaleggio o dalla scuderia Bossi-Maroni. La sinistra sconfitta è l’unica che può mandare avanti persone che si stanno facendo da sole. E chi viene da tempi diversi ha il dovere di aiutarli, anche criticandoli ma senza mettergli la bandierina sul culo.

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