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Il futuro del Pd
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11 Aprile Apr 2018 1519 11 aprile 2018

Pd, appello di 400 donne ai vertici: non ci fidiamo più di voi

Centinaia di iscritte hanno scritto un appello al partito «sempre più chiuso» e trincerato «dietro trattative di soli uomini». A promuoverlo è Francesca Puglisi, vicina ad Areadem di Franceschini. 

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In un Pd già spaccato sull'appoggio o meno a un eventuale governo a trazione M5s e in guerra per la leadership, si è abbattuta anche l'ira di 460 donne dem capitanate da Francesca Puglisi. L'ex presidente della Commissione in Senato contro il Femminicidio, ex responsabile Scuola della segreteria renziana (ha mancato la riconferma dopo essere stata candidata nel listino proporzionale in Emilia-Romagna) e vicina alla corrente di Dario Franceschini ha promosso un appello di centinaia di iscritte contro i vertici del partito considerato «sempre più chiuso» e trincerato «dietro trattative di soli uomini». Nel documento si sottolinea che non ci si può più fidare del «gruppo dirigente». Non si capisce però chiaramente quale: se quello uscente di Renzi (che ha compilato le liste) o a quello reggente.

LE REGIONI PD INTRODUCANO LA DOPPIA PREFERENZA. Nel documento si ribadisce anche l'opposizione alle «pluricandidature di poche» per eleggere «più uomini» e si chiede che «le Regioni a guida Pd introducano la doppia preferenza di genere nelle proprie leggi elettorali». M5s, Lega e FI, hanno scritto le "ribelli", sono «più rosa» del Pd. «Per la prima volta», continua il documento, «il Pd è sovrastato nella rappresentanza femminile parlamentare dal M5s e dalla destra e mentre chi ha vinto le elezioni affida la leadership dei gruppi parlamentari e le cariche istituzionali a elette, nel Pd un gruppo dirigente sempre più chiuso e muto si trincera in delegazioni e "trattative" di soli uomini».

«CON 8 PLURICANDIDATURE ESCLUSE 39 DONNE». «Nella scorsa legislatura, anche grazie alle primarie con la doppia preferenza di genere», si osserva, «eravamo il gruppo più rosa del parlamento. Abbagliate dal primo governo con il 50 e 50, ci siamo fidate. Abbiamo pensato: è fatta. Un errore politico fatale che non ripeteremo mai più». «Mai più», hanno aggiunto, «pluricandidature femminili di poche per far eleggere molti uomini. Sono bastate le pluricandidature di 8 donne per escludere 39 candidate e favorire l'elezione di altrettanti uomini. Il cinismo non ha sortito pienamente i propri effetti perché il "flipper" si è incagliato nella batosta elettorale. Il tutto in violazione palese dello Statuto e nel silenzio degli organismi preposti al controllo».

«ALLE CAMERE UN LAVORO SENZA SOSTA PER DIRITTI E LIBERTÀ». «In parlamento», si ricorda, «deputate e senatrici hanno lavorato senza sosta per far avanzare i diritti delle persone e la libertà femminile. Dalla ratifica della Convenzione di Istanbul al decreto sul femminicidio del 2013, dalla reintroduzione delle norme per vietare le dimissioni in bianco alla medicina di genere. Fanno altrettanto le amministratrici locali impegnate nei quartieri, nei Comuni, nelle Province e Città Metropolitane e nelle Regioni, dialogando e lavorando con il vasto mondo delle donne impegnate nelle professioni, nei sindacati, nelle associazioni e nel Partito».

«IL PARTITO HA INSEGUITO TEMI DI DESTRA». «Abbiamo introdotto misure antidiscriminatorie per la rappresentanza negli organi politico-amministrativi a tutti i livelli istituzionali e chiediamo che le Regioni in cui governa il Pd introducano la doppia preferenza di genere nelle proprie leggi elettorali», scrivono ancora le esponenti dem. «Annullata di fatto la Conferenza delle Democratiche prevista dallo Statuto, nel Partito è stato istituito il "dipartimento mamme" separato dal "dipartimento pari opportunità" con l'ulteriore paradosso di veder comparire nei 100 punti di programma, mai condivisi con alcuno, temi controversi mutuati dalla destra. Tutto ciò accade mentre le Nazioni Unite affermano che l'uguaglianza di genere è principio fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi dell'agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile, per prevenire i conflitti, superare le divisioni e affrontare le cause profonde della disuguaglianza, dell'instabilità e dell'ingiustizia».

PD E SOCIALISTI NON SANNO LEGGERE LE FASCE DEBOLI. «È arrivato il momento di passare dalle promesse alle azioni», è scritto ancora nell'appello, «la crisi di identità del Pd e dei Partiti del Socialismo Europeo nasce dalla difficoltà a rappresentare i bisogni della società e soprattutto delle fasce più deboli che inevitabilmente si sono affidate a promesse populistiche o si sono chiuse nelle paure. Abbiamo perso la sfida contro le disuguaglianze. Non abbiamo saputo costruire una visione di società offrendo un orizzonte in cui credere e sperare».

APPELLI RACCOLTI IN POCHE ORE SU WHATSAPP. «Per questo vogliamo essere protagoniste della necessaria fase costituente del Pd a cominciare dall'effettiva rappresentanza paritaria a ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica. Ferma restando la necessità di rilanciare la Conferenza delle Democratiche, da subito ci mettiamo al lavoro per riannodare fili con la società e ridare credibilità e forza al Pd», si legge nella parte finale dell'appello le cui adesioni, ha detto Puglisi, «sono state raccolte tra circoli Dem ed enti locali e nel giro di poche ore via WhatsApp».

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