Elezioni a maggio? Colle, pure fantasie
Consultazioni per il governo
Combo Berlusconi
12 Aprile Apr 2018 2103 12 aprile 2018

Consultazioni, Berlusconi allontana l'accordo Lega-M5s

Fumata nera anche nella seconda tornata di incontri. Salvini chiede la premiership e respinge i veti pentastellati. Ma Di Maio non manda giù la «battutaccia» del Cav. E l'intesa torna in alto mare.

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È Silvio Berlusconi il protagonista, per non dire mattatore, della prima giornata del nuovo round di consultazioni, conclusasi nuovamente con un nulla di fatto e la sensazione che sia sempre più difficile trovare una soluzione al rompicapo di governo (leggi il secondo giorno di consultazioni).

TORNA A SCRICCHIOLARE L'UNITÀ DEL CENTRODESTRA. Nel giorno in cui la delegazione del centrodestra si presenta compatta al Colle per ostentare un'unità più di facciata che altro, bastano pochi secondi al Cav per 'rubare' il microfono a Matteo Salvini e disintegrare i toni istiuzionali utilizzati dal leghista al termine dell'incontro con Mattarella nel tentativo di strappare un principio di accordo al Movimento 5 stelle.

DI MAIO: «EVIDENTEMENTE SPERANO NEL PD». «Fate i bravi e sappiate distinguere i veri democratici da chi non conosce l'abc della democrazia», ammicca Berlusconi ai giornalisti, mandando su tutte le furie Luigi Di Maio che di lì a poco uscirà dal faccia a faccia con Mattarella visibilmente irritato dalla «battutaccia» dell'ex premier. «È chiaro che la coalizione di centrodestra è tuttora divisa», dice il capo politico del M5s, «perché mentre il leader della Lega apriva nei nostri confronti, con una battutaccia Berlusconi ha dimostrato come stiano ancora sperando in questo momento nel Pd».

Senza un «passo di lato» di Berlusconi non si va da nessuna parte, ripete allo sfinimento Di Maio, dopo che già in mattinata i capigruppo Danilo Toninelli e Giulia Grillo avevano risposto picche all'invito delle omologhe forziste Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini a mettere nero su bianco il riconoscimento del Cav come figura di riferimento della coalizione del centrodestra. E resta spiazzato Salvini che pur aveva tenuto il punto. Leggendo una nota per dichiarare «l'unità di intenti e programmi della coalizione» e la volontà di formare un «governo forte e di lunga durata con un premier indicato dalla Lega», il segretario del Carroccio ha invitato il M5s ad «accelerare con senso di responsabilità» per trovare la quadra senza veti e senza opposizioni.

LA LEGA PRENDE LE DISTANZE. Ma Berlusconi ha rotto le uova nel paniere. Il suo blitz non è stato solo inatteso ma decisamente poco gradito in via Bellerio, dove i tentativi di cucire un accordo di per sé difficoltoso si scontrano con l'ingombrante presenza del leader di Forza Italia. Per il capogruppo al Senato Gianmarco Centinaio «le parole finali di Berlusconi oggi al Colle non rispecchiano la posizione della Lega, né quella del centrodestra che oggi si è espresso in maniera unitaria e concordata». Sulla stessa lunghezza d'onda il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti, da molti indicato come papabile premier nel caso in cui la Lega riuscisse a strappare la premiership mai così esplicitamente rivendicata da Salvini. «Quella battutaccia poco felice e inopportuna ha dato occasione a Di Maio per respingere in blocco l'offerta che il centrodestra aveva fatto un'ora prima. Era un passo in avanti verso la soluzione di una crisi che gli italiani ci chiedono».

IL PD IN DISPARTE ATTENDE EVOLUZIONI. La Lega «deve prendersi le sue responsabilità», rincara la dose Di Maio, «perché sta dicendo o che vuole fare un governissimo o che vuole tornare al voto, ipotesi che scongiuriamo ma di cui non abbiamo paura». Non chiude ai dem, l'aspirante premier M5s, ma non può che allargare le braccia: «Ho apprezzato l'apertura di autorevoli esponenti ma è chiaro che in questo momento il Pd è fermo su posizioni che non aiutano». Lo stesso reggente del partito, Maurizio Martina, d'altra parte condanna i «balletti» e i «tatticismi» del centrodestra e del M5s in un momento in cui, con la crisi siriana alle porte, servirebbero atteggiamenti «all'altezza della situazione».

SPUNTA L'IPOTESI CASELLATI. Una preoccupazione, questa della Siria, preminente per il Quirinale che non vede di buon occhio la possibilità di procrastinare oltre i tempi per l'avvio di un esecutivo nel pieno dei poteri. Mattarella «ci ha fatto capire che vuole una soluzione rapida» e che sarebbe indisponibile ad attendere i risultato delle regionali, riferisce il leghista Giorgetti. Che riflette: il capo dello Stato potrebbe valutare «che le acque possono muoversi solo con un incarico a qualche personalità». Alla presidente del Senato? «Potrebbe essere un modo per fare un sondaggio meno formale di quello del presidente della Repubblica».

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