Camusso
Politica
13 Aprile Apr 2018 1424 13 aprile 2018

Cgil, la corsa per il dopo Camusso

Tra i tre candidati ufficiosi al momento sembra aver la meglio il riformista Colla. L'apertura di Landini al M5s crea qualche mal di pancia. Mentre Sorrentino, delfina della segretaria uscente, non decolla.

  • ...

È ben vero che nelle fabbriche gli iscritti alla Cgil, così come ad altri sindacati, hanno probabilmente votato in gran numero partiti come il Movimento cinque stelle e la Lega. Tuttavia, questo non vuole affatto dire che il sindacato si prepari a rivoluzionare i propri punti di riferimento all'interno del parlamento. Anzi, per certi versi il post-Camusso potrebbe portare a una Cgil più vicina al Pd, almeno alla sua parte non renziana, rispetto alla stagione della grande rottura con il governo su lavoro e pensioni. Eppure la prima "apertura" è stata proprio nei confronti del M5s.

MA LANDINI APRE AL M5S. Ciò che si muove sopra il pelo dell'acqua in questi giorni è infatti l'incontro con i gruppi parlamentari pentastellati e le successive aperture di credito del candidato “movimentista” alla segreteria Maurizio Landini. «Sono stati i primi a risponderci», ha rimarcato in una intervista a Qn, per discutere della legge di iniziativa popolare sulla Carta per i diritti del lavoro che prevede, tra le altre cose, il ripristino dell'articolo 18.

INTESE SU LAVORO E PENSIONI. L'articolo 18 è un tema caro al M5s, così come la riforma delle pensioni. Inoltre, ha detto sempre Landini, «nel congresso che stiamo aprendo, tra le proposte c’è anche quella di sperimentare un reddito di garanzia per chi non ha alcun istituto, è precario e vuole reinserirsi nel mondo del lavoro». Insomma, sembrerebbe ci siano tutti i presupposti per fare un bel tratto di strada assieme in nome della democrazia diretta (vedi leggi di iniziativa popolare) e della demolizione delle odiate riforme della Fornero prima e di Renzi poi.

Queste convergenze programmatiche sono nei fatti, è evidente. Ma non è detto che trascineranno il sindacato verso il M5S, come pure il Movimento vorrebbe. Intanto perché la stagione dei sindacati “cinghie di trasmissione” con i partiti è morta e sepolta da tempo, e questo vale per tutti. Ma poi perché, nella corsa alla successione a Camusso, prevalgono al momento altre posizioni. Certo, la strada è ancora lunga: il congresso si farà a gennaio. Ma i posizionamenti sono già iniziati. I candidati sono noti, benché ufficiosi: Maurizio Landini per l'ala movimentista, Serena Sorrentino in continuità con la segretaria uscente e infine l'emiliano Vincenzo Colla.

I GRANDI ELETTORI DI COLLA. Quest'ultima è stata l'ultima candidatura a essersi concretizzata ma, al momento, anche quella che si sta rivelando come la più solida. Si sussurra nei corridoi che il sindacalista piacentino, classe 1962, sia molto apprezzato in categorie decisive per conquistare la segreteria: i pensionati, gli edili, i lavoratori dei trasporti, quelli delle telecomunicazioni. Se a questo si aggiunge il fatto che viene da un territorio, l'Emilia-Romagna, di Camere dei Lavoro molto forti, allora si può ben dire che Colla parte in pole position. È pur vero che, seguendo un vecchio adagio, chi entra in Conclave come Papa esce cardinale, ma finora le altre due candidature in campo non sembrano impensierire più di tanto.

Sorrentino, campana, 40 anni, guida la Funzione pubblica ma al momento ha difficoltà ad andare oltre al perimetro della sua categoria, nonostante il pieno sostegno della segretaria uscente. Le si rimprovera la scarsa esperienza, ma paga, evidentemente, anche il tonfo elettorale di LeU, alla cui assemblea costitutiva aveva partecipato proprio Camusso.

MAL DI PANCIA FIOM. Landini è sicuramente il volto più noto al grande pubblico, «ma la corsa per la segreteria è un'altra cosa», nota qualcuno in Fiom dove, per altro, non mancano i mal di pancia per la disinvoltura con cui è stato aperto il canale verso i 5 stelle. Se poi, ragiona qualcuno, arrivasse veramente un grillino al ministero dello Sviluppo economico e iniziasse a picconare sull'Ilva, oppure su Leonardo?. La linea anti-industralista sarà pure una eredità dei primi anni del Movimento che tende già a sbiadirsi, ma rimane un elemento ancora caratterizzante. Allo stesso tempo a molti riecheggiano ancora nelle orecchie le parole di Luigi Di Maio dello scorso settembre: «I sindacati si autoriformino, oppure ci pensiamo noi».

Per tutti questi motivi al momento, e a meno di improbabili colpi di scena, Colla è considerato il candidato più accreditato per tenere il sindacato ancorato alla sua storia in un momento di grande confusione politica. Tutto lascia pensare che si muoverà nel solco della vecchia segreteria, ma con toni più vicini a una linea riformista, meno “movimentisti” e meno ostili a quello che rimane del Pd, soprattutto se dovesse maturare un distacco dalla stagione renziana. Questione di modi e toni, più che di contenuti, che magari potrebbero portare a discutere non tanto sull'opposizione al Jobs Act, ma su come è stata portata avanti, a partire dalla scelta di proporre un referendum.

L'UOMO DI INDUSTRIA 4.0. Colla, per altro, che ha iniziato la sua carriera nella Fiom, ha al suo attivo l'accordo con il governo su Industria 4.0 ed è fautore di un sindacato aperto all'innovazione, che accompagni la creazione di nuovi posti nei settori innovativi. Con lui, ragionano alcuni in Cgil, si potrebbero inoltre ridurre le distanze rispetto alle altre sigle sindacali anche se – va detto – pure Landini da questo punto di vista può vantare il grande accordo sul contratto dei metalmeccanici.

APERTURE DEM. Intanto, in attesa dei posizionamenti, anche dal Pd fanno qualche passo in avanti. Dopo il M5s, adesso anche i senatori del Pd hanno risposto all'appello della Cgil e incontreranno una delegazione del sindacato già la prossima settimana. Come, d'altronde, aveva annunciato il reggente Maurizio Martina pochi giorni fa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso