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L. elettorale: M5s, Pd inaffidabile
MAMBO
13 Aprile Apr 2018 0921 13 aprile 2018

Piccolo vademecum per discutere con i 5 Stelle

La sinistra può dialogare col M5s se inizierà ad andare in giro per il Paese, a chiedere scusa per i lunghi anni di governo, a mettersi a disposizione della ricostruzione di roccaforti popolari in cui possano trovare rifugio gli ultimi e i penultimi e se questa sarà diretta non da uno ma da migliaia di giovani veri.

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Sono letteralmente circondato da persone serie che mi spiegano come e perché bisogna dialogare con i 5 Stelle. Si tratta di persone che vengono da diverse esperienze. Vengono, infatti, dalla tradizionale sinistra radicale, da quella che, prima di Renzi, chiamavamo “sinistra riformista”, da persone che sono state “miglioriste” e da altri che sono stati, nel Pci e dopo, a sinistra. Insomma, non sto parlando di voltagabbana, di attori e attrici che hanno immediatamente dichiarato la loro fede grillina o, peggio mi sento, l’approdo verso Salvini.
Nessuno di loro usa connotare la scelta dell’opposizione come Aventino anche per rispetto di quella terribile stagione politica. Tutti però sono mossi da ragionamenti che provo a sintetizzare.

TROPPO ATTENDISMO AMMAZZA. Il primo dice che in politica non si può stare fermi, neppure immaginare che passi sul fiume il cadavere dell’avversario perché quella salma potrebbe essere la tua. Il secondo è che la sinistra fa politica non nel senso che tratta banalmente con chiunque, ma che guarda le carte degli altri e, dicono i meglio preparati, all’appuntamento arriva con propri obiettivi irrinunciabili. In parole povere dice a Di Maio: vuoi l’accordo? Su A, B e C si può iniziare a discutere. Il terzo è che la ricostruzione della sinistra, a cui tutti pensano, anche i protagonisti della fase dell’Ulivo e della nascita del Pd, non è una operazione solitaria che si possa svolgere fuori dal contesto politico e fuori dal tentativo di influenzarlo.

Mentre in tanti aprono ai 5 Stelle, un mio amico dai tempi baresi e che ha fatto molta carriera, essendo diventato anche il più importante suggeritore del Movimento, parlo di Aldo Giannulli, rompe col M5s e lo giudica di destra. Penso lo stesso anche io

C’è poi tutta una gamma di ragionamenti che si svolgono attorno all’interrogativo su chi sono i 5 Stelle. Per molti di questi personaggi seri di cui sto parlando e con cui parlo, i pentastellati sono ormai il porto in cui si è rifugiato il popolo di sinistra dopo che, soprattutto con Renzi, si è trovato di fronte una sinistra diventata establishment, che aveva una narrazione sulla società assolutamente contraria al vissuto della “gente”, che propinava ricette blairiane e clintoniane su cui vi erano stato autocritiche severe sia negli Usa (Clinton medesimo) sia in Italia, con quelle parole che D’Alema usò nel libro-intervista che realizzammo assieme. I 5 Stelle sono più che un partito di sinistra, come alcuni buontemponi sostengono, un contenitore di gente di sinistra, anzi il maggior contenitore.

I PENTASTELLATI E LA TENTAZIONE DELLA SINISTRA. Si segnalano dialoghi aperti con la Cgil di Camusso attorno a temi sensibili come l’articolo 18 e allo stesso tempo al Nord ci si imbatte nell’operaio Fiom che vota Salvini. Il M5s, secondo queste voci, diverse ma convergenti su questi temi, è un movimento in fieri, il cui sviluppo si può influenzare e che soprattutto va sottratto all’abbraccio con Salvini. La cretinata di quel capogruppo del Pd che si è detto pronto a fare un brindisi il giorno che nascerà, se nascerà, il governo Di Maio-Salvini sembra a loro la summa della perdita di progetto del mondo renziano. Mentre in tanti aprono ai 5 Stelle, un mio amico dai tempi baresi e che ha fatto molta carriera, essendo diventato anche il più importante suggeritore del Movimento, parlo di Aldo Giannulli, rompe col M5s e lo giudica di destra.

Lo giudico di destra anche io perché considero dirimenti le concezioni non democratiche che emergono dalle loro regole interne, il loro blandire la pancia degli elettori con atteggiamenti salviniani su immigrati e rom. Il loro progetto di farsi partito unico dentro una democrazia che non prevede opposizione. Dei 5 Stelle non mi preoccupa il basso livello dei suoi leader, se guardiamo al Pd la partita è pari e patta, ma il loro camaleontismo programmatico che lascia pensare, di fronte a strutture interne di cui non si conosce la dinamica, a una formazione che si adatta alla situazione avendo come obiettivo la presa totale di controllo del potere. Penso male? Forse, ma non ci sono argomenti contrari esibiti da chi vorrebbe dialogare con i 5 Stelle. C’è poi il terrore, fra gli aperturisti, di un improvviso precipitare della situazione politica con elezioni così ravvicinate da sanzionare la fine parlamentare della sinistra, paura del tutto fondata e legittima.

DIALOGO COL M5S SOLO SE SI TORNA TRA LA GENTE. Mi sorprende come questi pensieri non sappiano unirsi e si presentino come alternativi a un ragionamento che mi pare principale ed è questo: si può dialogare con i 5 Stelle (posto che non abbiano già scelto Salvini), si possono andare a vedere lo loro carte, si può lavorare per spaccare l’asse col capo leghista e tutto ciò avrà il segno di un forte iniziativa politica e non di un astuto gioco parlamentare se in poche settimane la sinistra, superando molte divisioni, inizierà ad andare in giro per il Paese, a chiedere scusa per i lunghi anni di governo, a mettersi a disposizione della ricostruzione di roccaforti popolari in cui possano trovare rifugio gli ultimi e i penultimi e se questa sinistra sarà diretta non da uno ma da migliaia di giovani veri, quelli che fanno carriera perché sanno come si scrive e si distribuisce un volantino, che si prendono i «vaffanculo» davanti alle fabbriche o nelle periferie urbane.

Il dialogo con il M5s può essere tanto più una necessità se parte da una sinistra che parla con il proprio popolo

Il dialogo può essere tanto più una necessità se parte da una sinistra che parla con il proprio popolo. La chiusura renzista alle trattative non ha queste caratteristiche. La propensione della sinistra al dialogo non ha, se non astrattamente, questa propensione. Ecco perché penso che tutti quelli che mi circondano amichevolmente per spiegarmi che con i 5 Stelle bisogna parlare, mi dovrebbero far capire quando inizia il volantinaggio all’Ilva di Taranto e che cosa c’è scritto in quel foglio di carta, se siamo pronti a dare una sede, un avvocato, un medico o un maestro e una mensa a chi sta male, Insomma a fare quelle cose che facevamo e che dobbiamo rifare di fronte a nuove povertà, a società dai mille lavori precari, a persone immobilizzate davanti a Facebook. Non c’è riformismo senza popolo, ma non c’è neppure dialogo senza popolo. D’Alema magistralmente separò Bossi da Berlusconi ma nelle settimane precedenti tre milioni di persone in piazza, portate dalla Cgil di Cofferati, avevano rotto la tregua post elettorale. E si capisce così come il dialogo politico, la divisione del fronte avverso passino sempre dal fatto che si possa contare su un seguito di massa. È uno di quei casi in cui la politica è' una scienza esatta.

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