Dazi Cina Usa Ue
Guerra dei dazi
Salvini Di Maio
BASSA MAREA
15 Aprile Apr 2018 1400 15 aprile 2018

Attenti alla grande (e vecchia) illusione del neo-nazionalismo

L''idea della superiorità di risposte nazionali, che la nazione e il suo popolo incarnino una saggezza superiore capace di toglierci d’impiccio, si è riaffacciata. E dopo il risultato del 4 marzo, in Italia lo ha fatto con slancio. E la deriva è pericolosa. 

  • ...

La Storia non si ripete ma alle volte finisce in rima con il passato, lo fa risuonare insomma, dice un aforisma azzeccato, erroneamente attribuito a Mark Twain. Oggi sono molto più forti le differenze che non le similitudini con l’Europa di un secolo fa. Basti pensare che allora si usciva dalla più sanguinosa delle guerre mentre oggi abbiamo in Europa alle spalle 73 anni di pace. E che allora da Pietroburgo e da Mosca sembrava imminente una scintilla – alimentata dagli agenti sovietici - che avrebbe infiammato l’Europa, a partire si pensava da una Germania presto bolscevica.

LA SAGGEZZA DELLA NAZIONE. Ogni confronto con quell’era più che conclusa dei nazionalismi europei va preso quindi con molta cautela e tutti i necessari distinguo. Tuttavia, qua e là in Europa (e non solo, anche l’America di Trump è alla ricerca del “mondo di ieri” con l’aiuto dei dazi), l'idea della superiorità di risposte nazionali, l’idea che la nazione e il suo popolo incarnino una saggezza superiore capace di toglierci d’impiccio, si è riaffacciata. E dopo il risultato del 4 marzo, in Italia lo ha fatto con slancio. Siamo all’avanguardia, mitica parola italica. Non fa meraviglia che l’Italia abbia svoltato: i motivi di insoddisfazione ci sono e chiari.

INTERESSI NAZIONALI VS NAZIONALISMO. Ci sono però troppe illusioni. Nazione, popolo, interessi nazionali sono valori più che giustificati, onesti e fruttuosi. Il nazionalismo invece è vedere in luce positiva qualsiasi realtà o valore al quale si può attaccare l’etichetta di «nazionale», di «nostro», di «italiano» nel caso della Penisola, e in luce negativa o potenzialmente tale quello che invece ha altre definizioni, per esempio «europeo» o «comunitario» o comunque non «nuovo». Attenzione, guardiamo bene quando un politico propone qualcosa di nuovo perché in genere è la riverniciatura di qualcosa di vecchio e spesso di molto vecchio.

Nazione e popolo sono valori più che giustificati. Il nazionalismo invece è vedere in luce positiva qualsiasi realtà alla quale si può attaccare l’etichetta di «nostro», di «italiano» e in luce negativa ciò che invece ha altre definizioni, per esempio «europeo» o «non nuovo»

C’è il forte sospetto che né Salvini né Di Maio saprebbero in poche parole descrivere con sufficiente precisione il rigurgito di nazionalismo che seguì la Prima guerra e sanzionò per 20 anni la fine della grande globalizzazione fin de siècle che il conflitto aveva affossato. Né tantomeno saprebbero individuarne i guasti. Il nazionalismo per loro è il “nuovo”. Solo da poco Di Maio suona una diversa melodia mentre Salvini continua sui noti ritmi.

L'INGANNO DEL POPOLO CHE NON SBAGLIA. Questa del neo-nazionalismo è la prima delle grandi illusioni pericolose e fa da sfondo ad altre più specifiche. Non è solo italiana. Viene offerta con piglio moderno, quasi fosse roba nuova, poiché sposa il principio antico di nazione salvifica e saggia («il popolo non sbaglia») di matrice premarxista e preleninista con promesse sociali tipiche della sinistra: pensioni generose come ieri quando si pensava potessimo permettercele, reddito di cittadinanza e altro. Un generoso socialismo nazionale. Come se le risorse già scarse per quello tradizionale si trovassero invece per quello nazionale.

EURO CAPRO ESPIATORIO. Ci sono tre grandi illusioni che al neo-nazionalismo fanno da corona, e lo puntellano: una soluzione facile e indolore al mega debito pubblico italiano; la democrazia diretta come chiave di giustizia, pace sociale e soddisfazione dei diritti individuali; una nuova via autonoma del Paese nella politica internazionale capace di sostituirsi agli schemi superati della fu Guerra Fredda. Il puntello fondamentale è l’idea che il debito pubblico è un problema solo perché non abbiamo il controllo della moneta nazionale. Lasciamo l’euro, torniamo alla lira, e le necessità di cassa dello Stato potranno essere affrontate con la creazione di moneta, che oggi l’appartenenza all’euro ci impedisce. È una sciocca e colossale panzana smentita in pieno dalla storia monetaria. Però regge il tutto. La Svizzera potrebbe farlo, per un anno o poco più, perché è la Svizzera e ha il franco svizzero, con una sua storia assai diversa da quella della lira. Poi anche loro, o smettono o crollano. La lira non ha quasi mai goduto, solo per pochi anni alla fine dei 50, di fiducia internazionale e l’uscita dall’euro e la monetizzazione del debito darebbero un colpo mortale alla credibilità monetaria nazionale e alla ricchezza degli italiani. La grande inflazione tedesca di quasi 100 anni fa e i tormenti anche recenti di vari “monetizzatori” parlano chiaro.

LE TIRATE CONTRO LA TROIKA. I 5 stelle, che ora sono quasi europeisti, hanno mantenuto nel loro programma il principio dell’ «abolizione della Troika», gli ispettori euro-internazionali che arrivano e dettano le politiche di bilancio. Sogni. È con la Troika che finiremo con la linea 5 stelle-Salvini, prendere ricette Ue-Bce-Fmi o lasciare l’euro. Il che, ci dicono Claudio Borghi Aquilini stretto consigliere di Salvini e il professor Alberto Bagnai, entrambi portati in parlamento, sarebbe una grande fortuna. Provare per credere. Molti aprirebbero gli occhi, forse, solo dopo aver messo le pezze ai calzoni.

Ci sono tre illusioni che al neo-nazionalismo fanno da corona: una soluzione indolore al mega debito pubblico; la democrazia diretta come chiave di giustizia; una via autonoma nella politica estera capace di sostituirsi agli schemi della Guerra Fredda

Sulla democrazia diretta c’è poco da dire. Non ha mai funzionato, non c’era ad Atene dove la boulé (Senato) governava l’agorà (assemblea), non c’è in Svizzera dove i referendum sono ampiamente mediati prima e dopo dalle assemblee elettive, ed è per una grande nazione di 60 milioni di abitanti la più irrealistica e ridicola delle teorie. Quanto a Jean-Jacques Rousseau sarebbe interessante una chiacchierata con Di Maio e Beppe Grillo per sapere quanto davvero lo conoscono: pregi, difetti e giudizi critici. C’è un’intera biblioteca critica, su Rousseau, che certamente ogni grillino consulta a memoria. O no?

L'ISTINTO RUSSO. Il dopo Guerra Fredda si riduce, nell’elaborazione di Salvini e, più in sordina, di Di Maio, in un diverso rapporto con la Russia. Tutti vogliamo avere buoni e fruttuosi rapporti anche con Mosca. Ma non si può dimenticare la lezione di George Kennan, il giovane diplomatico americano che nel febbraio del 1946 spiegò a una Washington perplessa che cosa voleva la Russia di Stalin: espandere la sua influenza a tutta l’Europa. Era ciò che la Russia voleva anche con Nicola I, scriveva 100 anni prima Astolphe de Custine, ed è sempre stato l’istinto di un grande Paese teso a risolvere nella sfera internazionale i problemi interni, primo quello di non riuscire a dare livelli di vita adeguati alla sua popolazione, ieri come oggi. La Russia ha un Pil analogo a quello italiano, non va mai dimenticato, e un esercito potente. Era così anche nell’800. La lezione ormai vecchia è che con Mosca si cerca di essere amici, ma con un fondo di prudenza. E se possibile facendo fronte comune con gli alleati, pur fra le normali rivalità commerciali. Siamo invece, con Salvini e Di Maio, alla ricerca di nuovi paradigmi. Nazionali. Alleati? Quali alleati, dice Salvini: bastano gli italiani. Tutte illusioni!

ASSONANZE PERICOLOSE. Chi rifiuta similitudini con i primi anni 20 in Italia (e in Europa) ha molte ragioni fra cui quella che oggi il cambiamento è pacifico e i 3 mila morti circa che accompagnarono la nascita del nazionalismo fascista in Italia sono solo un incubo lontano. Vero e sacrosanto. Oggi è diverso, grazie al cielo. Così come non c’è traccia del disprezzo della democrazia e dell’antiparlamentarismo di 100 anni fa o poco meno. L’operazione culturale in atto però qualche somiglianza, qualche rima, ce l’ha.

FUSARO, I VALORI DI DESTRA E LE IDEE DI SINISTRA. Il giovane filosofo Diego Fusaro, che ha parlato al recente meeting pentastellato di Ivrea, lo esemplifica chiaramente. La politica italiana può ripartire da «valori di destra e idee di sinistra, volendo utilizzare le vecchie categorie», dice Fusaro che batte con insistenza questo tasto, anche come collaboratore di Lettera43. I valori di destra dice sono «difesa di nazione, onore, valore, famiglia, società civile». Le idee di sinistra: ripartire «dalla difesa del lavoro, delle classi più deboli, della solidarietà comunitaria e dai diritti sociali». Si può sostanzialmente concordare. Il quadro però si modifica quando si vede come tutto questo è inserito in un’ottica nazionalista, dove «difesa di nazione» è nazionalismo, supremazia del bene-nazione, senza Europa, senza altre alleanze, fuori dagli aborriti schemi liberisti, alla ricerca di un libero destino che per l’Italia è prima di tutto nel Mediterraneo. Mare procelloso.

LO SPETTRO DEL NAZIONALSOCIALISMO. Quando la socialdemocrazia, modello di fondo dei nostri sistemi europei, fatica a mantenere le promesse, lo sbocco è la nazionalizzazione dei suoi schemi. Cioè il nazionalsocialismo. La parola va spogliata dei suoi truci significati storici, oggi non ve ne sono visibili all’orizzonte, ma quello è il giochino. Si può urlare che non è vero, ma come già si osservava più di un anno fa (Lo spettro di un “nuovo nazionalsocialismo” è reale. Anche in Italia), l’operazione è partita. L’Italia deve mollare gli ormeggi. «In Europa le cripte del nazionalismo sono state riaperte», ammoniva forse troppo pessimista ma non illuso l’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, «e col tempo scateneranno di nuovo sul continente i loro demoni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso