I 400 colpi
Mattarella Casellati
16 Aprile Apr 2018 1151 16 aprile 2018

Il caos che denuncia Mattarella è figlio della legge che ha firmato

Il Quirinale non fa le norme, ma può vigorosamente richiamare i partiti sulle conseguenze della loro insensatezza. E che il Rosatellum portasse dritto all'ingovernabilità era evidente agli occhi di tutti.

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Si va, molto probabilmente, di preincarico o mandato esplorativo che dir si voglia alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Le speranze del Quirinale perché alla fine i due vincitori delle elezioni, Lega e Movimento 5 stelle, trovassero un accordo per formare il governo, sono praticamente inesistenti. Anzi, più se ne parla e più le distanze tra i due partiti si allungano, complice il fatto che a un Silvio Berlusconi politicamente redivivo non par vero esercitare il suo potere di interdizione. Non perdendo occasione, parlata o figurata, per logorare il leader della coalizione di cui Forza Italia è comprimaria.

SENZA IL PD NON CI SONO SOLUZIONI. Il preincarico altro non significa che reiterare una dichiarazione di impotenza. Di solito il preincaricato fa un rapido giro e poi sale al Colle per riferire che le cose stanno esattamente come prima. La perdurante indisponibilità del Partito democratico a far parte di una maggioranza, a meno di clamorosi dietrofront, non lascia intravedere soluzioni possibili.

QUELLA DELLA NIPOTE DI MUBARAK. Sarà dunque Casellati, avvocato di Padova e berlusconiana della prima ora senza se e senza ma, a condurre per qualche giro le danze. Nulla di inedito, perché la paralisi dei partiti proietta nell’empireo della politica figure senza offesa di secondo piano, o che erano finite nel dimenticatoio: è stato così per Piero Grasso, un magistrato in pensione messo tra molte incredulità (compresa probabilmente anche la sua) al vertice di Palazzo Madama. Stessa sorte per Casellati, che dalla sua incarna anche la certificazione parlamentare del fatto che Ruby, l’incontrastata protagonista delle cene eleganti, fosse la nipote di Mubarak.

Questo tentativo di restaurazione per tenere il M5s fuori dal Palazzo sconfessa platealmente ciò che gli elettori hanno manifestato col loro voto

Ammettiamolo, non una prospettiva esaltante. Non ho alcuna simpatia per i grillini, ma questo tentativo di restaurazione per tenerli fuori dal Palazzo sconfessa platealmente ciò che gli elettori hanno manifestato col loro voto. E stessa sorte - basterebbe vedere i titoli che gli sta dedicando il Giornale - sta toccando a chi, leggi Matteo Salvini, tiene aperto il dialogo con loro.

POTERE OLTRE LA MORAL SUASION. Si legge da più parti che, di fronte a questo caos calmo (almeno a guardare spread e Borse), il capo dello Stato Sergio Mattarella avrebbe perso la pazienza. Magari ne avrà tutte le ragioni, ma senza offesa occorre ricordargli che il caos è figlio della nuova legge elettorale che lui ha firmato senza colpo ferire. Lo so, il compito di un presidente della Repubblica è quello di vigilare affinché le leggi non presentino profili di incostituzionalità se non palesi violazioni della Carta, ma da Giorgio Napolitano in poi esercitano un potere che va oltre quello della moral suasion.

DOVE GUARDAVA IL QUIRINALE? Insomma, il Quirinale non fa le leggi ma può vigorosamente richiamare i partiti sulle conseguenze della loro insensatezza. E che il Rosatellum fosse insensato in quanto riforma che portava dritta all’ingovernabilità era evidente agli occhi di tutti. Tranne a quelli del Quirinale, che evidentemente in quel momento guardavano da un’altra parte.

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