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Politica
17 Aprile Apr 2018 0800 17 aprile 2018

Vitalizi, gli ostacoli al taglio per gli ex parlamentari

Il M5s promette di dire addio al privilegio entro due settimane. Ma tra ricorsi e tentativi di accordo, probabilmente entro quella data saranno presentate solo le linee guida del provvedimento. Ecco i nodi da sciogliere. 

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Riccardo Fraccaro, questore anziano della Camera, non perde occasione di promettere che entro due settimane i vitalizi agli ex parlamentari saranno soltanto un ricordo dei privilegi della vecchia politica. «Già nella scorsa legislatura come M5s abbiamo esaminato a fondo la questione», ha spiegato il grillino in un'intervista al Tempo, «ora il collegio dei questori procede a ritmi serrati per preparare un’istruttoria accurata e risolutiva. Quando c’è la volontà politica si lavora in maniera celere ed efficiente, l’eliminazione dei privilegi non può attendere oltre ed è nostro dovere dare immediate risposte al Paese».

I NODI DA SCIOGLIERE. In realtà i tempi rischiano di essere più lunghi così come l'operazione appare più complessa di quanto faccia intendere il pentastellato. Lo dimostra il fatto che soltanto nelle prossime ore, martedì 17 aprile, si entrerà nel vivo della questione con la prima riunione operativa e congiunta dei questori di Montecitorio e di Palazzo Madama. E sono tanti i nodi ancora da sciogliere: gli uffici hanno da poco iniziato a fare le simulazioni sul ricalcolo dei vitalizi, sono da studiare norme per bloccare i ricorsi degli ex parlamentari, a livello politico ci sono non poche difficoltà.

Roberto Fico, Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro.
ANSA

Anche se ufficialmente non l'hanno mai dichiarato, i grillini sono pronti a ricalcare la proposta presentata nella scorsa legislatura del piddino Matteo Richetti: ricalcolo degli assegni in essere con il metodo contributivo, calcolati con il retributivo. Sempre l'ex renziano aveva anche inserito un tetto per evitare che i vitalizi dei parlamentari con almeno 10 legislature (quindi con più contributi pagati) potessero lievitare. Il tutto con una delibera votata singolarmente dagli uffici di presidenza dei due rami del parlamento.

LE FATTISPECIE DA APPLICARE. Eppure questa strada non è sufficiente, lo dimostra il fatto che nella sua delibera per incaricare della vicenda i questori della Camera, il presidente Roberto Fico abbia chiesto di non calcare la mano sui vitalizi meno pesanti. Intanto bisogna capire quali fattispecie applicare alla rimodulazione: nell'equiparazione con gli altri lavoratori varrà l'età pensionabile del parlamentare in relazione a quella prevista al tempo di ritiro dalle leggi in vigore? Potrà, come gli altri cittadini, usufruire del "prorata", cioè del retributivo fino a quando previsto per il resto del Paese? Senza contare che gli ex parlamentari vogliono indietro le tasse e i contributi pagati in più o quelli per garantire la reversibilità ai familiari, non previsti per gli altri lavoratori.

IPOTESI DI ACCORDO. Dietro le quinte, ma in posizione arretrata, si spingerebbe anche per un accordo con gli ex deputati. I quali, per evitare il ricalcolo, dovrebbero accettare un nuovo contributo di solidarietà che però garantirebbe un risparmio pari a quello del ricalcolo stesso. Fraccaro ha poi annunciato di voler introdurre tagli alle indennità dei funzionari delle Camere e dei parlamentari. È molto probabile che entro 15 giorni i questori siano in grado, viste le difficoltà, di presentare ai rispettivi uffici di presidenza soltanto le linee guida del provvedimento.

Roberto FIco e Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Gli uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama vogliono seguire la strada della delibera perché, stando alle regole della "diarchia" parlamentare, un atto amministrativo delle due Camere non può essere giudicato da un tribunale ordinario, Corte Costituzionale in primis. In questo modo gli ex parlamentari possono fare ricorso soltanto all'organo interno di controllo - il Consiglio di giurisdizione della Camera, in primo e secondo grado - che composto da parlamentari difficilmente darebbe torto a Fico & Co. Questo solo in teoria, perché potrebbe esserci anche un giudizio di terzo in grado in Cassazione, cioè con un giudice ordinario, che a sua volta potrebbe chiedere un parare alla Consulta. In caso di delibera a loro sconveniente, gli ex parlamentari sono pronti a subissare i tribunali di tutt'Italia con ricorsi ordinari, sperando di trovare un "giudice a Berlino" che porti il caso in Corte Costituzionale. In passato l'organismo ha stabilito che i contributi di solidarietà erano ineccepibili soltanto se votati ai criteri della temporalità e dell'equità, senza toccare i diritti acquisiti.

PARTITI DIVISI. Anche Forza Italia ha iniziato a cavalcare l'onda dell'antipolitica. «La battaglia della lotta agli sprechi, anche relativamente ai vitalizi, ci vede in prima linea da prima che il M5s nascesse», ha fatto sapere il neo portavoce Giorgio Mulè. In realtà gli azzurri come il Pd - fu proprio all'interno del Nazareno che naufragò il Ddl Richetti - chiedono di non calcare la mano e guardano a un accordo con gli ex deputati. Diverso l'approccio di cinque stelle e Lega, che anche su questo provvedimento stanno cementando un sempre più improbabile governo giallo-verde. Ma questo alla Camera, perché a Palazzo Madama anche i rappresentanti nell'ufficio di presidenza si mostrerebbero più cauti dei loro colleghi di Montecitorio. La numero uno del Senato, Elisabetta Casellati, incontrando l'omologo Fico, ha imposto l'agenda per affrontare il tema: i due rami del parlamento devono decidere assieme e la delibera deve essere dal punto di vista legale inattaccabile. Uno schema questo che varrà fino a quando il M5s e il Carroccio avranno interesse ad andare al governo con azzurri o piddini.

RISPARMI STIMATI IN 150 MILIONI. I vitalizi agli ex parlamentari sono 2.600, di questi 700 sarebbero ancora pagati in reversibilità alle loro vedove o ai loro figli. La spesa totale dovrebbe essere intorno a circa 193 milioni di euro. Meno di un centinaio prende oltre 5 mila euro, mentre quasi 200, con oltre 10 legislature, potrebbero trovarsi con una pensione più alta con le nuove regole contabili. Nel 2016 l’Inps ha calcolato che ricalcolare i vitalizi con il contributivo consentirebbe risparmi per 190 milioni, anche se intervistato ultimamente da Lucia Annunziata Tito Boeri ha ridotto il conto: 150 milioni. Sempre l'economista ha ipotizzato una riduzione media degli assegni del 40%. In soldoni l'assegno medio oggi intorno ai 3.500 euro crollerebbe a 1.200-1.300 soprattutto per quegli ex onorevoli che nei palazzi del potere sono stati solo una meteora.

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