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Politica
7 Maggio Mag 2018 0800 07 maggio 2018

Rai, come ci si candida per il cda

I siti di Camera e Senato pubblicano il bando. I nuovi consiglieri saranno 7 eletti dal parlamento, dall'assemblea dei dipendenti e dal consiglio dei ministri. Ma l'impasse della politica potrebbe rallentarne il rinnovo. 

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Da qualche giorno sui siti internet della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica è apparso un avviso: si tratta della presentazione della candidatura per diventare componente del Consiglio di amministrazione della Rai. Un vero e proprio bando pubblico che invita gli interessati a «inviare la propria candidatura» allegando «dettagliato curriculum vitae». Si tratta della prima applicazione della legge che ha riformato alcuni punti della normativa sulla governance di Viale Mazzini.

LE MODIFICHE AL TESTO UNICO. Votate a fine 2015 e in vigore dal primo gennaio 2016, le nuove regole che hanno modificato in alcuni punti il Testo unico sulla radiotelevisione del 2005 prevedono infatti che il cda dell'azienda di Stato sia composto non più da nove membri ma da sette. Quattro di questi verranno eletti dal parlamento: due dalla Camera e due dal Senato. La legge ha modificato anche altri punti: uno dei sette membri infatti sarà un dipendente Rai, «designato dall'assemblea dei dipendenti» dell'azienda tra coloro che siano in servizio da almeno tre anni consecutivi. Gli ultimi due saranno invece eletti dal Consiglio dei ministri. Il cda ha poi il compito di nominare l'amministratore delegato.

Il bando sul sito della Camera.

In una fase di stallo, in cui il parlamento di fatto non si riunisce e il poco lavoro da sbrigare (l'esame di decreti legislativi ed eventuali decreti legge del governo) viene svolto dalle Commissioni speciali insediate a inizio legislatura (leggi anche: cosa sono e di cosa si occupano), potrà sembrare singolare l'annuncio per le candidature. E potrà anche insospettire, viste le recenti dichiarazioni del leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio.

LA PARTITA DELLE NOMINE. ​In una lettera inviata ai suoi parlamentari pochi giorni fa, il capo politico ha affermato che i tg della televisione di Stato «negli ultimi 50 giorni ci avevano trattato con i guanti bianchi perché avevano paura che andassimo al governo e sostituissimo i direttori. Lo faremo molto presto grazie a una legge finalmente meritocratica». Ovvia la replica degli avversari: Di Maio si prepara alle epurazioni in Rai. È anche probabile che in questi due mesi di interlocuzione Di Maio abbia parlato di nomine, non solo in Rai ma anche in altre importanti partecipate, con Matteo Salvini, vista la collaborazione dei rispettivi gruppi parlamentari nell'elezione degli uffici del parlamento.

CDA IN SCADENZA. D’altra parte le notizie di grandi manovre in Rai, tra direttori di rete e di testata, assieme ai classici totonomi sulle prossime cariche sono un classico di ogni tornata elettorale. Quello che è certo è che l'attuale Consiglio di amministrazione si è insediato il 5 agosto del 2015 e che la sua durata è di tre anni. Nell’assemblea annuale prevista entro fine maggio l’azienda approverà il bilancio; poi, di fatto, il cda cesserà le sue funzioni. A meno di una proroga dunque, che comunque dovrà essere decisa da qualcuno, nominare un nuovo cda è un atto cui i soggetti titolari sono obbligati dalle norme in vigore.

LE CONSEGUENZE DELL'IMPASSE. Non a caso la stessa Rai ha annunciato sul proprio sito che il Consiglio di amministrazione in carica ha organizzato, approvandone il relativo regolamento, la procedura di voto per l’elezione del componente espresso dall’assemblea dei dipendenti e i sindacati stanno già pensando a chi candidare. Più delicata la posizione del governo: chi sceglierà i due membri indicati dal ministero dell’Economia e decisi dal Consiglio dei ministri? Sicuramente tutti saranno d’accordo nel dire che non tocca a Paolo Gentiloni. Altrettanto probabile che un eventuale governo del Presidente, insediato dal capo dello Stato con l’obiettivo minimo di superare l’estate, non avrebbe la legittimità politica per procedere a nomine così delicate.

Monica Maggioni, attuale presidente Rai.
ANSA

In ogni caso quali requisiti dovranno vantare i nuovi amministratori della Rai scelti dal parlamento? Il primo è piuttosto severo: potranno essere nominati «i soggetti aventi i requisiti per la nomina a giudice costituzionale». Significa magistrati, anche a riposo, provenienti dalle giurisdizioni superiori, oppure professori ordinari di materie giuridiche o avvocati con almeno 20 anni di servizio. Poi però la legge specifica «o comunque». E qui entrano in gioco altri possibili requisiti. Potranno infatti diventare membri del cda «persone di riconosciuta onorabilità, prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali». Si tratta di criteri evidentemente più soggettivi che consentono maggiore flessibilità nel giudizio e nella scelta.

OPERAZIONE TRASPARENZA. Nessuno degli attuali membri del Consiglio di amministrazione della Rai - Rita Borioni, Arturo Diaconale, Marco Fortis, Carlo Freccero, Guelfo Guelfi, Giancarlo Mazzuca, Francesco Angelo Siddi (la presidente è Monica Maggioni, recentemente indagata per peculato e abuso d'ufficio) - per esempio potrebbe fare il giudice costituzionale, si avrebbe ben poco da obiettare quanto al loro prestigio, competenza professionale e onorabilità. I cittadini comunque potranno conoscere i curriculum dei candidati: «I candidati sono consapevoli che, presentando la candidatura, i propri curriculum saranno pubblicati nei siti internet» di Camera e Senato, informa l’avviso. I prescelti saranno in carica per tre anni e potranno anche essere scelti per un secondo mandato. Il gettone di presenza è di 66 mila euro all’anno, a meno di non essere pensionati.

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