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Politica
9 Maggio Mag 2018 1221 09 maggio 2018

Governo, le trattative di Lega e M5s per convincere Berlusconi

Salvini e Di Maio chiedono al Colle altre 24 ore: l'obiettivo è convincere Forza Italia a optare per l'astensione critica. In questo modo si scongiurerebbe l'ipotesi di un governo neutrale. Caccia a un terzo nome. 

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Ventiquattr'ore per trovare una soluzione che possa dare definitivamente il via libera a un governo a trazione giallo-verde. A chiederle al presidente della Repubblica Sergio Mattarella sono Lega e Movimento 5 stelle, più che mai convintI di poter risolvere in extremis il rebus governo prima che il capo dello Stato scelga di affidare l'incarico all'eventuale premier di un esecutivo neutrale, comunque destinato a naufragare in parlamento (leggi Berlusconi dà l'ok al governo M5s-Lega).

FORZA ITALIA VALUTA L'ASTENSIONE. La chiave della svolta risiede nella possibilità sempre più concreta che Forza Italia opti per «un'astensione critica», permettendo così di superare lo scoglio che finora ha paralizzato la trattativa. Anche in quest'ottica è possibile leggere la parziale assoluzione di Silvio Berlusconi da parte di Luigi Di Maio, quando fino a qualche settimana fa proprio il Cav era considerato il grande ostacolo a un esecutivo con il Carroccio. «Il vero grande tema non è Berlusconi, ma gli altri», ha detto il capo politico dei Cinque stelle, riferendosi ai responsabili (a suo avviso) dello stallo. Per poi ribadire: «Le mie dichiarazioni di domenica sono ancora valide, la mia parola è una. Se ci saranno le condizioni per un accordo si inizierà parlando di temi, non di nomi».

SALVINI: «CONTO DI AVERE QUALCOSA DA DIRE ENTRO 24 ORE». «Entro 24 ore conto di avere qualcosa da dire», si è invece lasciato scappare Salvini con i cronisti uscendo da Montecitorio.

CENTINAIO: «ASPETTIAMO PAROLE CHIARE DA BERLUSCONI». «Ora aspettiamo che Silvio Berlusconi dica parole chiare entro 24 ore. Di Maio si è già espresso e non possiamo chiedergli molto di più», ha aggiunto il capogruppo del Carroccio al Senato, Gianmarco Centinaio, «dobbiamo fare un passo alla volta e il prossimo è aspettare entro 24 ore l'intervento del Cav». Centinaio si è detto «molto ottimista» e ha spiegato che «l'importante è che ci sia un accordo politico tra Salvini e Berlusconi e che entrambi decidano che posizione devono tenere i gruppi». Quanto alla scelta del profilo per la premiership, questa spetterebbe a Salvini e andrebbe concordata con il M5s. Un premier tecnico? «Per noi sarebbe meglio un politico», ha concluso il capogruppo leghista.

CRESCONO LE QUOTAZIONI DI GIOVANNINI. Secondo alcune indiscrezioni, per il ruolo di premier sarebbero al momento in ascesa le quotazioni di Enrico Giovannini, ex presidente dell'Istat e ministro nel governo Letta. Considerato un non renziano, è in buoni rapporti con il M5s, tanto da aver scritto la prefazione di Presi per il Pil, il libro del deputato pentastellato Lorenzo Fioramonti. Giovannini, inoltre, sembra essere particolarmente apprezzato dal mondo delle imprese.

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e sullo sfondo Giorgia Meloni.
ANSA

Ad ammorbidire le posizioni azzurre sono servite sicuramente le parole di Di Maio che di fatto ha negato di aver posto veti su Berlusconi. «Se siamo arrivati fin qui è perché ci sono dei responsabili», aveva detto il capo politico M5s. «Se dovessi fare una graduatoria delle responsabilità di questo blocco e del ritorno al voto in cima sicuramente c'è Salvini, che ha scelto il Cav al cambiamento; poi c'è Renzi che ha ingannato partito e opinione pubblica, prima con la possibilità di un'apertura e poi ha fatto saltare tutto». E, ancora «il Pd che è andato da Fico a dire che c'era un dialogo senza aver consultato tutti e poi Martina che si è piegato ai diktat renziani e in fondo c'è Berlusconi».

L'APERTURA DI TOTI. Un messaggio di sdoganamento che è arrivato a destinazione. «A questo punto Fi è spettatore neutrale», aveva commentato infatti il governatore della Liguria Giovanni Toti a Radio1, «quello che ho cercato di spiegare al presidente Berlusconi, con cui mi sono confrontato, è che non deve sentire il passaggio come un veto nei nostri confronti, semplicemente è un governo di cui non facciamo parte, a cui non voteremo neppure la fiducia». Questo, ha ribadito Toti, «non vuol dire che debba essere la guerra termonucleare, dare una mano a Mattarella a costruire un'opportunità di governo, mettere alla prova chi ritiene di essere in grado di rispondere al Paese, senza giudicarlo pregiudizialmente, sarebbe un atteggiamento di responsabilità, senza assumersela». Per Toti, Forza Italia non dovrebbe dare l'appoggio esterno al governo, ma «ritengo», ha concluso, «che Salvini e Di Maio non abbiano bisogno della nostra autorizzazione per farlo e che con Salvini possiamo considerarlo non un governo pregiudizialmente a noi ostile».

BRUNETTA: «SE VOGLIONO FARLO, LO FACCIANO». Nel pomeriggio è arrivato anche il via libera di Renato Brunetta. «Se vogliono fare il governo, lo facciano. L'alleanza resta perché per noi è un grande valore, ma nessuno ci può chiedere di più». L'azzurro ha poi ricordato che anche nel «2011 e nel 2013 la Lega non votò per i governi Monti e Letta, ma l'alleanza rimase». Toni simili quelli usati da Paolo Romani. «Forse vale la pena che si sperimenti un governo giallo-verde, vediamo cosa può offrire...», ha detto dopo l'incontro con i senatori azzurri a Palazzo Madama.

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