Trump Vittoria
L'America di Trump
Rudolph Giuliani
TRUMPERIE
9 Maggio Mag 2018 1407 09 maggio 2018

Pensavate che di Trump ce ne fosse uno? Giuliani è quasi peggio

Confonde, distrae, provoca, mischia fatti veri con quelli falsi. L'irrequieto e impulsivo ex sindaco di New York, nuovo legale del presidente, ha portato altre contraddizioni alla Casa Bianca. Non ce n'era bisogno.

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Ci sono delle mattine in cui, dopo aver letto i giornali americani, faccio fatica a capire quale sia la notizia principale. Per esempio: Donald Trump decide di stracciare il patto con l’Iran sul nucleare, malgrado sia il presidente francese Emmanuel Macron sia la cancelliera tedesca Angela Merkel si fossero presentati alla Casa Bianca per convincerlo a rimanere, con tanto di alberello piantato. Poi però arriva la notizia che Eric Schneiderman, procuratore generale democratico dello Stato di New York che più di altri ha lavorato e appoggiato il movimento #metoo, è stato accusato da quattro donne di averle picchiate. Dopo l’insistenza dei democratici dello Stato, ha dato le dimissioni qualche ora dopo le accuse. Poi c’è tutta la lunga e stranissima parabola di Rudy Giuliani, ex sindaco repubblicano amico della polizia e della disciplina di Manhattan, che è diventato l’avvocato personale del presidente e rilascia interviste incoerenti e contraddittorie.

RISPUNTATO DAL DIMENTICATOIO. Sinceramente tutte queste notizie sono piuttosto gravi e allarmanti, ma trovo interessanti i commenti dei vari giornali su Giuliani e il presidente. Dopo aver chiesto a molti prominenti avvocati di difenderlo e avere ricevuto diversi «no», Trump ha deciso di rivolgersi al suo vecchio amico Rudy per fargli condurre il team di legali che risolvesse una volta per tutte il “problema Mueller”. Giuliani, che ormai era stato felicemente dimenticato da molti, ha colto questa opportunità con entusiasmo. D’altronde, come Trump, anche lui ha una personalità irrequieta e impulsiva.

Trump tra Russiagate e pornostar: bugie e scandali si ingrossano

La legge federale Usa obbliga alla trasparenza chiunque doni più di 200 dollari a una campagna elettorale (e comunque per i privati ci sono tetti inferiori a 130 mila dollari), ma permette ai candidati alla presidenza di contribuire con qualsiasi cifra alla propria corsa.

Come spiegato da Eugene Robinson in un articolo sul Washington Post, la strategia di Giuliani, che sembra erratica, è in realtà molto simile a quella di Trump: come il presidente è bravissimo a «confondere, distrarre, provocare il pubblico, mischiando fatti veri con fatti falsi in modo talmente convincente che alla fine di un’intervista non si capisce più dove stia la verità. Oscura invece di chiarire».

SCIVOLONE SUI SOLDI ALLA PORNOSTAR. Ha ragione, basta ascoltare per esempio le tante interviste fatte ultimamente in televisione da quando aveva annunciato che i soldi che Micheal Cohen aveva dato alla pornostar Stormy Daniels per farla tacere sulla relazione che aveva avuto con il presidente fossero poi stati rimborsati da Trump, affermazione che per mesi è stata negata dalla Casa Bianca e da tutto lo staff di avvocati che seguono questa storia sinceramente vergognosa.

TUTTO RIDOTTO A UN PETTEGOLEZZO. Trump si è affrettato a dire che Giuliani deve ancora imparare bene i fatti reali, e infatti qualche giorno dopo la notizia è cambiata: Giuliani ha annunciato che Trump non ha ridato i soldi a Cohen, e che comunque non facevano parte della campagna elettorale. Quando un giornalista di Abc News ha chiesto a Giuliani spiegazioni sull’affermazione contraddittoria, lui gli ha risposto che ancora non conosceva bene i fatti e che adesso è solo un pettegolezzo. «Come un pettegolezzo? Lei lo aveva annunciato come un fatto ben preciso». «Well, maybe I did», ha risposto l’ex sindaco ridendo, come a dire che in fondo i fatti possono anche non essere proprio veri.

Alcuni consiglieri di Trump dicono che Giuliani sta perdendo le sue facoltà mentali e che non coordina con loro le affermazioni annunciate ai media in nome del presidente

Intanto alcuni consiglieri di Trump alla Casa Bianca, contrari alla decisione di assumere Giuliani alla guida di questo scandalo, dicono che Giuliani sta perdendo le sue facoltà mentali, e che non coordina con loro le affermazioni annunciate ai mass media in nome del presidente. Ma non solo: quando è stato domandato a Giuliani se Trump abbia l’autorità di decidere se presentarsi o no all’ordine di comparizione indetto da Mueller, ha risposto: «He doesn’t have to! He is the President!».

L'IMPEACHMENT SI AVVICINA VELOCE. Una mezza verità, perché la storia più recente degli Stati Uniti, da Nixon a Clinton, insegna che decidere di non presentarsi significa che l’impeachment si avvicina molto più velocemente del previsto. «Se decide di non andare deve essere pronto a pagare le conseguenze», ha detto un talking head alla Cnn. Insomma, pensavamo che di Trump ce ne potesse essere solo uno, ma a quanto pare non è poi così originale.

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