Pivert
Politica
10 Maggio Mag 2018 1318 10 maggio 2018

Cos'è Pivert, il marchio indossato da Salvini

Il picchio stilizzato ha scatenato la polemica. Perché legato a doppio filo con CasaPound. Quanto vale il brand che rivendica il suo made in Italy. 

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Al termine della giornata più calda per le trattative della formazione del governo con i 5 stelle, Matteo Salvini si è preso una pausa accompagnando il figlio all'Olimpico per la finale di Coppa Italia finita 4 a 0 per la Juve con buona pace del leghista sfegatato tifoso rossonero. Immortalato dai fotografi, ha comunque fatto parlare di sé. Ma questa volta per aver indossato un capo della Pivert.

IL LEGAME CON CASAPOUND. Perché un marchio fa tanto rumore? Perché l'amministratore unico della srl è Francesco Polacchi, ex responsabile nazionale di Blocco Studentesco, associazione giovanile di CasaPound. Polacchi detiene il 70% della società, mentre il 30% è di Minerva Holding (di Francesco e Giulia Polacchi e Maria Laura Venturelli).

PUBBLICITÀ GRATIS. Ed è proprio Polacchi che su Facebook è entrato nella polemica, ringraziando Salvini per la pubblicità fatta al marchio. «Ciao Matteo, volevo ringraziarti per aver creato tutto questo casino per la giacca Pivert che neanche fossi diventato Presidente degli Stati Uniti o Papa!».

Ciao Matteo, volevo ringraziarti per aver creato tutto questo casino per la giacca Pivert che neanche fossi diventato...

Geplaatst door Francesco Polacchi op donderdag 10 mei 2018

Concetto ribadito anche su Primato Nazionale, che cavalca naturalmente il caso. «Ma, cari compagni, a che serve Salvini se siete proprio voi a far pubblicità “aggratis” a Pivert?», scrive il giornale online vicino a CasaPound. «Grazie alla vostra cagnara e al tam tam internettiano, infatti, molti curiosi verranno a sapere che questo marchio di abbigliamento, fondato e gestito da giovani, mentre addirittura le griffe più celebrate delocalizzano, produce i suoi capi esclusivamente in Italia, proprio perché crede nel Made in Italy e che, in questo settore, l’Italia possa ancora essere avanguardia. La Pivert, insomma, ghigna e vi ringrazia». Anche se, a essere proprio coerenti, forse la Pivert avrebbe dovuto abbandonare gli anglicismi e optare per un "Fatto in Italia".

COMUNICAZIONE ALLUSIVA. Tant'è, la linea di abbigliamento casual-sportivo non ha alcun richiamo evidente a fasci littori. Ma la comunicazione social allude al Ventennio: modelli in posa all'Eur, in attesa del XXI aprile (Natale di Roma). E nomi di polo che richiamano l'Imperium come Raetia e Cyreneica. Il che tradisce un poco di nostalgia per i fasti romani e non solo.

Uno dei modelli della Pivert.

Nostalgia o meno, gli affari vanno piuttosto bene. Se nel 2015 il valore della produzione si aggirava intorno ai 70 mila euro, nel 2016 è passato a 171 mila. Lo scorso anno ha aperto anche una Pivert Srls a Milano, il 25% della quale è sempre in mano a Polacchi. Gli altri soci (alla pari) sono Ludovica Minoli, militante di CasaPound, Francesco Gaiara e Massimimo Frassy, candidato per CasaPound alle ultime Regionali Lombarde.

NINA MORIC TESTIMONIAL. Tra i testimonial del marchio, soprattutto sotto la Madunina, non poteva mancare Nina Moric. Che a settembre 2017 scriveva orgogliosa sul suo profilo Facebook: «Sono fiera di sposare questo progetto basato sul Made in Italy, uno dei pochi rimasti in Italia che danno lavoro a tanti italiani. Quindi cari maschietti un'occhiata dategliela, anche perché noi donne ci stiamo organizzando per non darla più a chi indossa Made in China».

Stasera la presentazione del marchio Pivert, sono fiera di sposare questo progetto basato sul Made in Italy, uno dei...

Geplaatst door Nina Moric op zaterdag 16 september 2017
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