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14 Maggio Mag 2018 1858 14 maggio 2018

Governo, Azzariti: «I partiti operano in modo anomalo»

Per Ferrara il capo dello Stato avrebbe violato la Carta. In realtà il suo ruolo è di mediazione. Il costituzionalista invita invece a riflettere sull'atteggiamento dei parlamentari. Nessuno escluso.

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Non usa giri di parole Giuliano Ferrara. «È in corso una evidente violazione della Costituzione», scrive su Il Foglio. «Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha il compito di custodire la regola di base della Repubblica, la carta di regole varata nel 1948 a istituzione del sistema parlamentare. Questo compito non è da lui assolto». Anzi, «il suo comportamento è perno centrale della violazione». Secondo l'Elefantino, Mattarella avrebbe «esplicitamente negato» il diritto e dovere di nominare il capo del governo e, su sua proposta, i ministri. Con la sua prudenza - leggasi «atteggiamento dilatorio e neghittoso» - avrebbe infatti favorito «negoziati basso-partitocratici tra due capi fazione insigniti di questo potere da se stessi».

LA FUNZIONE DI MEDIAZIONE. Una bocciatura senza appello, arrivata per di più a oltre 70 giorni dal voto. E che non tiene conto della reale funzione del Presidente della Repubblica nella formazione dell'esecutivo che è essenzialmente di «mediazione». Se la situazione uscita dalle urne fosse stata lineare e quindi con un vincitore, spiega a L43 Gaetano Azzariti, costituzionalista e professore alla Sapienza, «il capo dello Stato avrebbe avuto una funzione sostanzialmente notarile». Avrebbe cioè affidato l'incarico di formare il governo al partito che gode di una maggioranza netta alle Camere. Come sappiamo lo scenario uscito dalle urne è molto diverso. «Più è confuso l'equilibrio politico», sottolinea Azzariti, «tanto più si espande la funzione di mediazione del capo dello Stato».

LE ANOMALIE, MA DEI PARTITI. Il cui obiettivo, non va dimenticato, è quello di garantire la formazione di un governo. «E Mattarella ha fatto e sta facendo di tutto perché questo accada». Il punto però è un altro. «Invece di osservare le anomalie, o presunte tali, del Quirinale forse sarebbe più interessante sottolineare quelle che caratterizzano i partiti».

Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale a La Sapienza.

DOMANDA. Quali sono queste anomalie?
RISPOSTA. La prima è aver sottoscritto un contratto di governo, che non è altro che il programma, in assenza del premier che ne dovrebbe essere responsabile.

D. Lega e M5s hanno ribaltato la tempistica.
R. Non solo. È il premier incaricato che deve avviare la trattativa con i partiti e quindi stilare il cosiddetto contratto. In questo caso chi sarà presidente non avrà altra funzione se non quella di accettare un contratto deciso in sua assenza.

D. Se in disaccordo con il programma Mister X potrebbe sempre rifiutare di accettare l'incarico...
R. Certo, in caso avesse idee diverse potrebbe sempre non accettare. Ma resta in una posizione passiva, anomala visto che, ripeto, il premier è responsabile delle politiche del governo.

D. Senza contare che Mattarella ha sempre l'ultima parola.
R. L'impressione è che stiano facendo i conti senza l'oste. I partiti o il partito indicano un possibile premier. Solo se questo gode di una maggioranza, riceve l'incarico dal capo dello Stato. Dopodiché il premier incaricato comincia le consultazioni con i partiti. Che in questo caso sono già state fatte.

Il presidente della Repubblica è un mediatore. Se i contendenti sono litigiosi allora la mediazione è più difficile. Diverso sarebbe stato se pur essendoci le condizioni, il presidente non avesse lavorato per formare un governo

D. Nel 2013 però Giorgio Napolitano agì diversamente con Pier Luigi Bersani.
R. Si trattava di un pre-incarico non di un incarico. Detto questo può influire il carattere, ogni persona può svolgere funzioni in modo diverso. Ma i capi di Stato non possono fare forzature. E Mattarella finora non ne ha fatte.

D. Napolitano però durante i suoi mandati ci andò vicino.
R. Forse nominando premier Mario Monti. Ma ribadisco siamo nell'ambito della discrezionalità, della personalità del capo dello Stato. Mattarella agisce in modo più soft. Va detto però che l'accordo tra M5s e Lega è frutto della sua indicazione di voler formare un governo neutrale.

D. Quindi Mattarella non ha violato nulla?
R. Il presidente della Repubblica è un mediatore. Se i contendenti sono litigiosi allora la mediazione è più difficile. Diverso sarebbe stato se pur essendoci le condizioni, il presidente non avesse lavorato per formare un governo.

D. Tornando alle anomalie, Di Maio a 10 giorni dal voto presentò al Quirinale una fantomatica lista di ministri. Un atto quantomeno irrituale.
R. Lista che poi si rivelò infondata. Lo considero però un atteggiamento politico. Ma anche il Pd non è esente da comportamenti analoghi...

D. Cioè?
R. All'indomani delle elezioni, il Pd affermò di essere già all'opposizione, senza che si fosse formato un governo.

D. I dem sono stati comunque i grandi sconfitti delle ultime Politiche.
R. Il ragionamento non cambia. Chi ha perso fa proposte, nella consapevolezza che saranno quasi certamente bocciate. E solo allora può dire di essere all'opposizione. In Italia invece resiste la convinzione che il giorno dopo il voto ci sia un vincitore. E dire che abbiamo aspettato più di 70 giorni per conoscere il risultato.

D. Come se l'Italia fosse una repubblica presidenziale.
R. I partiti non accettano l'idea che in politica sia necessario mediare. La verità è che bisognerebbe porre più attenzione alla rappresentanza politica.

D. Siamo all'analfabetismo costituzionale?
R. (Sorride) Direi analfabetismo, e basta.

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