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Politica
14 Maggio Mag 2018 1039 14 maggio 2018

M5s e Lega da Mattarella: incognita premier

Di Maio all'uscita dal Quirinale chiede altro tempo: «Con la Lega abbiamo deciso di non fare nomi». Salvini: «O chiudiamo o ci si saluta. Col Movimento ancora distanze sui migranti».

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L'accordo sul premier ancora non c'è. Lo certificano le parole di Luigi Di Maio al termine del colloquio col presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E lo ribadiscono a stretto giro quelle di Matteo Salvini, sottolineando come le differenze col Movimento 5 stelle restino anche sui programmi . «Siamo intenzionati a far partire presto il governo», dice Di Maio, ma «occorre qualche altro giorno per individuare un nome condiviso».

SALVINI: «AL GOVERNO PER FARE QUELLO CHE HO PROMESSO». «Se io vado al governo», controbatte Salvini, «voglio fare quel che ho promesso di fare e su cui gli italiani mi han votato, l'abolizione della Fornero, evitare l'aumento dell'Iva, ridurre le accise sulla benzina». Le divergenze, insomma, non mancano, specie «sull'immigrazione su cui Lega e M5s partono da notevole distanza: nel rispetto dei diritti umani e dei trattati mi rifiuto di pensare all'ennesima estate e autunno del business dell'immigrazione clandestina in saldo. Se andiamo al governo vogliamo mano libera per tutelare sicurezza italiani, anche con la legge legittima difesa».

MATTARELLA CONCEDE ALTRO TEMPO. A stretto giro il Quirinale ha fatto sapere che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non intende impedire la nascita di un governo politico che avvii finalmente la legislatura. Ha quindi preso atto della richiesta di Lega e M5s di avere qualche giorno in più di tempo. Le forze politiche faranno sapere loro al presidente quando saranno pronte.

NESSUN PASSO AVANTI SULLA PREMIERSHIP. Il nodo del premier, in igni caso, non è ancora stato sciolto: nella notte erano spuntate anche le opzioni "tecniche" rappresentate dall'economista Giulio Sapelli, che era stato proposto dalla Lega, e dall'avvocato e docente universitario Giuseppe Conte, nome che è stato avanzato dal M5s. Opzioni che, però, non sembrano aver messo d'accordo tutti. I due leader si sono rivisti nuovamente nel primo pomeriggio e poco prima dell'incontro è stato Salvini in persona a negare ogni ipotesi di nuova convergenza su Di Maio premier.

SAPELLI: «STANNO VALUTANDO TRA CONTE E ME». «Sono stato contattato da entrambi le parti politiche e ho dato la mia piena disponibilità. Mi hanno spiegato che stanno valutando anche un altro profilo, quello di Conte e non mi hanno ancora detto chi hanno scelto», aveva detto daparte sua Sapelli all'Ansa, «ho detto loro che vorrò dire la mia sui ministri e ho parlato con il collega Domenico Siniscalco, che spero di avere al mio fianco come ministro del Tesoro».

FONTI M5S: «NON PORTEREMO IL NOME DI SAPELLI». Ma nel corso della giornata è arrivato l'altolà del M5s. Il portavoce M5s ha detto che il nome del premier da portare al Colle non è quello di Giulio Sapelli. In realtà anche fonti della Lega, interpellate al riguardo, non confermano che ci sia una indicazione per il professore di economia a Palazzo Chigi.

Sapelli, 71 anni, è uno storico ed economista torinese ed è stato membro, tra l'altro, dei Cda di Eni e Unicredit. Conte, 51 anni, figurava tra i candidati ministri del governo M5s: avrebbe dovuto occupare la casella della Pubblica amministrazione ed è vice presidente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. I due sarebbero stati il frutto dell'estenuante trattativa che domenica 13 maggio, in tre tempi e luoghi diversi, ha visto riuniti Di Maio e Salvini fino a notte fonda. Il punto cruciale, comunque, resta uno: chi, tra il M5s e la Lega cederà il passo sulla scelta del premier.

Il ritorno di Di Maio a Roma.

Anche perché, a dispetto del fatto che sia un premier tecnico o politico, affinché Di Maio e Salvini arrivino aun'intesa occorre che uno dei due dica sì alla proposta dell'altro. Anche per questo rimane in pista la carta del premier politico, visto che una figura tecnica continua a non convincere né il M5s né la Lega. Eppure forse è proprio la scelta di individuare un tecnico l'unica strada per uscire da un impasse che difficilmente si sbloccherà nel pomeriggio, sebbene Paolo Becchi, filosofo e ideologo del M5s, già in mattinata abbia parlato di «fumata bianca».

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