I 400 colpi
Giletti Elkann
Politica
14 Maggio Mag 2018 0841 14 maggio 2018

Il tramonto dell’establishment, con premi che sembrano funerali

I sopravvissuti del vecchio regime pensano che M5s e Lega si schianteranno alla prima curva e si illudono che, dopo questa pausa forzata, torneranno in pista come se niente fosse. Intanto, si ritrovano a ricordare i bei tempi antichi e con piglio autoconsolatorio si celebrano l’un con l’altro, gratificando però eroi del populismo italico.

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Siamo, comunque la si pensi, a una svolta epocale. Nel senso che le forze anti sistema hanno preso il potere (quanto poi ci metteranno a farsi sistema è un altro discorso) e ora, con buona pace di Sergio Mattarella, daranno il via a un gigantesco ricambio della classe dirigente. Ai vecchi nomi, logorati per ragioni ideali e anagrafiche, se ne sostituiranno di nuovi. Già se ne vedono i prodromi in questi giorni di serrate e confuse trattative milanesi tra Lega e 5 Stelle dove i protagonisti, oltre naturalmente ai due leader, si chiamano Spadafora, Castelli, Morisi, Centinaio, etc. E dove può succedere che per la poltrona di Palazzo Chigi si pensi anche a un anatomopatologo il cui nome risuona ai più come quello di un Carneade.

LE ILLUSIONI DELL'ANCIEN RÉGIME. Certo, Berlusconi è stato inopinatamente riabilitato, e questo apre qualche speranza ai sopravvissuti dell’ancien régime, i quali ancora si illudono che la nottata passerà in fretta, che i nuovi padroni si schianteranno alla prima curva della Legge di bilancio, e che quindi dopo questa pausa forzata torneranno in pista come se niente fosse. Intanto, si ritrovano a autocelebrarsi e ricordare i bei tempi antichi di quando i barbari stavano sì alle porte, ma sembravano ancora lontani e soprattutto non avevano ammassato eserciti destinati a impensierirli.

GILETTI PREMIATO IN NOME DI CARLI. E con piglio autoconsolatorio si premiano l’un con l’altro, come è successo la scorsa settimana all’insegna della memoria di Guido Carli, economista di vaglia che fu ministro della Repubblica e governatore della Banca d’Italia, fedele e austero difensore delle istituzioni, rigorosamente anti populista, al quale ora da morto tocca il contrappasso di veder in suo nome incoronato Massimo Giletti, che dei populismi di ogni risma adesso che Mediaset ha messo in panchina i suoi tribuni è diventato il campione. Ma si sa, spesso i premi per lisciare la piaggeria dei vivi calpestano memoria ed eredità dei morti.

Sta di fatto che l’effetto di queste manifestazioni, di cui Roma è sede deputata e il suo cafonalesco generone protagonista indiscusso, più che di festa sanno di cerimonia degli addii, nostalgico ritrovo di reduci, raduno di vecchie glorie – vecchiaia intesa non solo come età ma anche come categoria dello spirito - che rimpiangono i migliori anni della loro vita. E che ancora vorrebbero concedersi un ultimo gattopardesco e magari lucroso giro di giostra. La decadenza di una Repubblica, prima che politico, è un fatto estetico.

VERSO UNO SPOIL SYSTEM RADICALE. Ma l’affidare le possibilità di un eterno ritorno a un signore che a settembre compirà 82 anni la dice lunga sull’inesorabile concludersi di una stagione. Che poi i più giovani dei vecchi possano riciclarsi è tutt’altro che escluso, e in questo senso già c’è ressa intorno al carro del vincitore. Ciò non toglie che lo spoil system rivolterà nel profondo, oltre che la politica, gli snodi nevralgici del sistema economico-finanziario i cui riti magari non cambieranno molto, ma le facce di coloro chiamati a interpretarli sicuramente sì.

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