Marchionne, non venderemo marchio Fiat
Politica
16 Maggio Mag 2018 1700 16 maggio 2018

Quei test sulla Fiat che rischiano di costarci una procedura Ue

Dopo la denuncia tedesca sulle emissioni dei veicoli Fca, l'Ue ci chiede di portare prove a favore della società di Marchionne o di sanzionarla. E ci deferisce su inquinamento dell'aria, Xylella e scorie nucleari.

  • ...

da Bruxelles

AAA cercasi autorità indipendente per testare i veicoli Fiat ed evitare all’Italia l’ennesima procedura di infrazione europea. Mentre a Roma si vergano comunicati per tornare a prima dell’accordo di Maastricht, a Bruxelles la Commissione europea ha deciso di portare davanti alla Corte di giustizia Ue il nostro Paese per mancato rispetto dei limiti di inquinamento dell’aria, perché non sono state rispettate le procedure richieste per isolare la Xylella in Puglia e perché Roma, come aveva raccontato Lettera43.it, non ha ancora trasmesso all’Ue il programma nazionale per lo smaltimento delle scorie nazionali: nonostante gli sforzi a livello centrale, l’accordo con le Regioni per individuare le zone dove stoccarle non è ancora stato trovato.

EMISSIONE, SFORAMENTO DEI LIMITI. Ma la Commissione ha deciso anche di mantenere aperto sul tavolo il dossier sui test delle emissioni Fiat aperto nel 2017, dopo che l'autorità tedesca nelle sue indagini ha registrato per i modelli Fiat 500 X, Fiat Doblò e Jeep Renegade, immatricolati tra il 2015 e il 2016, lo sforamento dei limiti delle emissioni con una produzione di biossido di azoto di 20 volte superiore alla norma.

PERCHÉ NON AVETE SANZIONATO FCA? Per Berlino sarebbe la prova che Fca ha utilizzato device illegali, per il nostro ministero dei Trasporti invece semplicemente dell'utilizzo di un timing che regola il rilascio del gas. Ma intanto le istituzioni europee si chiedono perché l'Italia non abbia sanzionato la società di Marchionne, e non schierandosi né con Berlino né con Roma chiede almeno delle altre prove di un'authority terza.

Fiat ha ridotto dell'80% i veicoli circolanti dotati del dispositivo incriminato, ma non significa nulla dal punto di vista dell'innocenza

Da quando Bruxelles ci ha iniziato a chiedere spiegazioni, Fiat ha ridotto dell'80% i veicoli circolanti dotati del dispositivo. Ma se questo può aiutare dal punto di vista dell'inquinamento e quindi della tutela della salute dei cittadini europei, non significa nulla dal punto di vista dell'innocenza. La Commissione Ue è dunque tornata a chiederci perché non abbiamo sanzionato Fca. E da Roma continuano a sostenere che il device utilizzato dalla società che fu torinese non è illegale.

TIMING CHE RITARDA IL GAS. Secondo quanto appreso da Lettera43.it si tratterebbe di un timing che ritarda di sette minuti il rilascio dei gas, equiparabile, sempre secondo le autorità italiane, ad altri device - per esempio quelli che scattano a una certa temperatura - utili ad aumentare le prestazioni del veicolo. Secondo le norme Ue però questi dispositivi possono essere usati solo se evitano incidenti.

PER ORA CHIESTI NUOVI DATI. Bruxelles in ogni caso ha dimostrato di voler essere cauta. Non ha ancora reso formali le accuse, non è ancora passata alla fase del cosiddetto "parere motivato", quella in cui o ci si adegua alle richieste o si passa al tribunale, continua a chiederci ulteriori informazioni, anche perché il dossier è delicato, essendo un conflitto tra le due capitali. E siccome a Roma sostengono che i test realizzati dalla Germania partono semplicemente da presupposti tecnici diversi, allora Bruxelles ci domanda di presentare una controprova realizzata da un'altra authority ancora, magari libera da interessi nazionali sul settore automotive. Ma se l'Italia non riuscirà a fornire nuovi dati, allora l'Ue ci chiederà di nuovo perché non abbiamo sanzionato la società di Marchionne, di rimediare e anche in fretta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso