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MAMBO
17 Maggio Mag 2018 0920 17 maggio 2018

Mettiamoci in salvo nell'Arca antipopulista

Davanti a un diluvio che può durare a lungo e procurare sfracelli, serve una nuova proposta politica. La sinistra deve ritrovare le sue identità, guardando al passato. Continuare a litigare e andare in tivù ora è solo ridicolo. 

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In una intervista ad Annalisa Chirico, apparsa oggi sul Foglio, Marco Follini centra la questione di fondo di questa stagione politica. E lo fa spiegando il senso di un suo cinguettio su Twitter: «Popolari, liberali, socialisti. Il tema è come costruire l’arca dei non populisti. Senza pop corn».

A Chirico precisa: «In questi anni Forza Italia e il Pd hanno tentato di realizzare un melting pot mettendo insieme culture politiche diverse. Oggi possiamo dire che hanno fallito entrambe. L’onda populista rischia di avere l’egemonia culturale per i prossimi 15 o 20 anni. L’unico modo per scardinare questa corrente di opinione è costruire un’arca che accolga liberali, popolari e socialisti nessuno rinchiuso nei recinti del passato…È giunto il momento di toglierci di dosso i travestimenti con cui ci siamo camuffati. Ognuno deve tornare a essere compiutamente se stesso». Non saprei dire meglio.

IL CAMBIO DEVE ESSERE RADICALE. L’ondata populista può durare a lungo, può procurare sfracelli, può portare il Paese molto indietro e soprattutto incattivirlo. Pauperismo e difesa dei grandi interessi, sovranismo e servilismo verso Putin sono due cardini della nuova proposta politica. Siamo vicini al superamento della somma di due elettorati estremi e al formarsi di un unico blocco elettorale a due teste. Sperare che questi si facciano male da soli è un atteggiamento rinunciatario. Pensare che basterà resettare quello che c’è già a sinistra per riprendere spazio anche elettorale è una straordinaria ingenuità. Il cambio di passo deve essere radicale.

UN'OPERAZIONE UNIVERSALE. Io parto dall’idea che sia necessario creare un nuovo Campo di una sinistra dalle molte voci e di un nuovo dialogo con moderati antipopulisti (berlusconiani compresi, lo scrivo senza paura di insulti). Marco Follini, che è cattolico e quindi ha il senso delle grandi tragedie dell’umanità, parla di un’Arca. Va bene, il senso è chiaro e ci porta a dire che quel «toglierci di dosso i travestimenti con cui ci siamo camuffati» impone un’operazione culturale enorme perché si tratta di rimettere in campo culture politiche che sappiano misurarsi sul cambiamento, starei per scrivere epocale, nel modo di ragionare di milioni di persone attratte dalle nuove destre e soprattutto di quelli che alle nuove destre si sono opposti e si vogliono opporre.

Questa operazione nel passato si è fatta più volte. Servì a creare il fronte antifascista, servì, pur nella grande divisione fra cattolici e comunisti, a mettere in sicurezza la Repubblica.
Oggi serve una ripartenza che abbia lo spesso respiro. Con tutta evidenza i due vincitori sudaticci si rivolgono ai poveracci promettendo rivalse sui migranti e sulla pensioni d’oro in cambio di un sussidio di sopravvivenza. Questi due signori promettono poi una detassazione inconsulta accompagnata dal più devastante condono mai visto. Infine, pur essendo stati fra i protagonisti della battaglia del no, vogliono mettere mano alla Costituzione in modo più profondo di quanto avessero in mente di fare quei dilettanti del Giglio magico.

IDENTITÀ MODERNE CHE VENGONO DAL PASSATO. Possiamo di fronte a tutto questo passare le serate a decidere se è meglio Martina o Zingaretti, oppure, se si è di LeU, se bisogna fare un partito del 2,8% o del 2,7%? Potremmo invece rimettere insieme le teste, che ci sono, e il popolo che c’è per lanciare un appello rifondativo dandoci le identità moderne che in parte sono quelle del passato: popolari, liberali, socialisti (convincetevi compagni ex Pci-Pds-Ds, o siete socialisti o siete marmellata), come dice Follini. Tutte e tre queste identità vanno rivisitate. Serve a sinistra una drammatica separazione, l’unica che propongo, fra chi vive sulla rendita di posizione delle divisioni del passato o del recente passato e chi invece pensa che i conti li ha già fatti la storia e il tenta di ricominciare. Con le autocritiche e i processi continui si finisce in tivù ma non si ricrea un legame popolare.

LE RESPONSABILITÀ DEI GIUSTIZIALISTI. Il primo obiettivo è non concedere mai più un vantaggio ai populisti e ai loro corifei. Nulla del passato autorizza indulgenza verso l’ondata populista. Quegli intellettuali, giornalisti, politici e soprattutto magistrati che hanno creato l’ondata giustizialista, sventrando la sinistra fino a creare il grillismo e che oggi chiedono di attendere prima di contrapporsi al duo sudaticcio vanno contrastati. Se loro sono indifferenti verso le aperture ai neo-fascisti e al neo-fascismo di Salvini e alla xenofobia dello stesso o di Grillo, non c’è nessuna pagina del passato che questi signori possono usare come loro alibi.

ORA LA GUERRA INTERNA È RIDICOLA. La crisi degli Anni 20 portò al fascismo ma non lo riabilitò. Questi ragionamenti valgono soprattutto in queste ore per il Pd. Non date spettacolo nei prossimi giorni. Avete sbagliato tutti, Renzi di più. Una guerra fra figure secondarie per una partita definitiva fra Renzi e i suoi oppositori può diventare al tempo stesso nefasta e ridicola. E il ridicolo è il pericolo maggiore.

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