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Politica
22 Maggio Mag 2018 1519 22 maggio 2018

Governo, perché Savona all'Economia preoccupa il Quirinale

L'esecutivo targato Conte tarda a ricevere il via libera da Mattarella. Allarmato dall'autonomia del futuro premier. E dalle posizioni dell'aspirante ministro del Tesoro. La rassegna delle sue dichiarazioni anti-euro.

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Le perplessità di Sergio Mattarella sulla nascita di un esecutivo guidato da Giuseppe Conte sono legate principalmente ai dubbi del capo dello Stato sulla reale autonomia del professore indiacato da Lega e Movimento 5 stelle come premier del nascente esecutivo giallo-verde. Ma pure sui membri dell'ipotetico esecutivo lo scetticismo del Colle sembra non essere stato ancora accantonato: a inquietare il presidente della Repubblica sembra essere soprattutto la figura di Paolo Savona, indicato da Lega e Movimento 5 stelle come papabile ministro dell'Economia. Ad alimentare i dubbi di Mattarella la scelta di affidare il Tesoro all'ex ministro dell'Industria del governo Ciampi, i cui attacchi alla moneta unica e all'Unione europea si sono fatti negli anni sempre più frequenti.

«ITALIA CONDIZIONATA DALLA GERMANIA». L'autobiografia di Savona, in uscita a breve e di cui La Stampa ha anticipato alcuni stralci, è un buon punto di partenza per capire le posizioni dell'aspirante ministro dell'Economia. Evidenti le critiche mosse al ruolo esercitato da Berlino all'interno dell'Unione. «La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo», scrive Savona, p«ur avendo abbandonato l'idea di imporla militarmente. Per tre volte l'Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d'acciaio del 1939 e l'Unione europea del 1992. È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?»

«L'EURO È UNA CREATURA COSTRUITA MALE». Per Savona «l'euro è una creatura biogiuridica costruita male», con una modifica di fatto della Costituzione, attuata con leggi ordinarie da parlamenti impreparati e superficiali, subordinati a «élite che illudono i popoli. Carli e Ciampi li sapevano che non eravamo pronti, ma non volevano rimanere fuori dalla porta. Confidavano che il tempo avrebbe migliorato la situazione. Invece è peggiorata».

«IN ECONOMIA UN NAZISMO SENZA MILITARISMO». E ancora: «L'euro ha dimezzato il potere d'acquisto degli italiani, anche se le autorità lo negano». Dal punto di vista di Savona, il divieto costituzionale di referendum sull'Ue e sull'euro rappresenta «la più chiara violazione dei principi democratici». Dietro il «paravento della liberaldemocrazia, c'è una concezione sovietica. La conseguenza è un fascismo senza dittatura e, in economia, un nazismo senza militarismo». L'economista, d'altro canto, si è sempre opposto al trattato di Maastricht, presentato nel programma giallo-verde come l'inizio della deriva dell'Ue, e si è sempre mostrato molto critico verso le istituzioni europee, di cui da tempo propone una radicale riforma.

«IL CAPPIO EUROPEO AL COLLO DELL'ITALIA». Un’altra sua citazione spesso riesumata in questi giorni risale a un’intervista concessa al Foglio del 2010: «Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell’Italia». In un’altra circostanza Savona invitava l’Italia a fare un referendum sull’uscita dall’Unione europea: «Se l’Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata – essa attraverserebbe certamente una grave crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti».

«CHI SI DICE EUROPEISTA IN REALTÀ È ANTI-ITALIANO». Nel 2017, invece, in un’intervista a Libero, dichiarava: «Quelli che oggi si dicono europeisti in realtà sono anti-italiani». E aggiungeva: «Non esiste un’ Europa, ma una Germania circondata da pavidi».

«DALL'EURO PIÙ SVANTAGGI CHE VANTAGGI». Savona, da parte sua, ha sempre cercato di respingere l'etichetta di euroscettico, che considera il frutto di un equivoco. «Passo per uno dei pochi economisti istituzionali anti-europeisti, ma non è così», ha confessato sempre a Libero. «Io sarei per l'Europa unita, per questo non posso che dire peste e corna di quello che vedo a Bruxelles. Le difficoltà dell'Ue sono colpa delle élite che la guidano: dicono di interessarsi del popolo ma si occupano solo di loro stesse e non ammetteranno mai il fallimento dell'Europa perché significherebbe autocondannarsi. E questo acuisce i problemi. La mancanza di diagnosi comporta l'assenza di terapia». Uno smantellamento ordinato dell'unione monetaria, secondo l'economista, andrebbe comunque almeno presa in considerazione: «Temo il lento degrado più dello choc forte negativo. L'euro ha portato più svantaggi che vantaggi a tutto il Continente».

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