Torino-Lione, già spesi 1,5mld di euro

Stop alla Tav, le frizioni M5s-Lega e il nodo delle penali

La Torino-Lione, opera giudicata «inutile» da Di Maio, divide i due partiti. In caso di blocco dei lavori i costi per l'Italia dovrebbero ammontare a 2 miliardi. Ma per il fronte del "No" è una bufala. I documenti e le leggi. 

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Dei punti del contratto di governo M5s-Lega uno dei più spinosi resta la Tav. Se nelle prime bozze era prevalsa la linea dura della «sospensione dei lavori esecutivi», nella versione definitiva i toni si sono ammorbiditi. «Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione», si legge nel documento, «ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia».

C'È DISTANZA TRA GIALLI E VERDI. Una soluzione che però non ha appianato le divergenze tra i due contraenti. Da un lato Luigi Di Maio il 19 maggio da Ivrea, parlando della grande opera, aveva ribadito: «Non va fatta, è inutile. E li convinceremo». Dall'altro Armando Siri, senatore leghista e consigliere economico di Matteo Salvini ha aggiustato il tiro: «La questione Tav non va demonizzata, ma non va nemmeno banalizzata. Ci troviamo di fronte a un'opera che ha ricevuto la ratifica di due parlamenti, quello francese e quello italiano. Quindi dovremmo essere capaci di conciliare sia le esigenze del territorio, che ci chiede una ridefinizione del progetto, sia le aspettative dei colleghi francesi con cui abbiamo preso un impegno». E ancora: «Sono convinto che si troverà una soluzione. Sopratutto per il nostro Paese che non merita di essere emarginato per la sua carenza infrastrutturale».

PER L'UE È «UN'OPERA STRATEGICA». Nel dibattito è entrato a gamba tesa anche Jan Brinkhorst, coordinatore Ue per il Corridoio Mediterraneo, ospite a Torino. L'opera, ha ribadito, «è molto più importante rispetto a 30 anni fa, è un'opera strategica per l'Europa intera. È un'opera europea, non franco-italiana. È inconcepibile pensare di costruire un muro attorno all'Italia». Aggiungendo: «È una infrastruttura di enorme interesse strategico, ecco perché l'Ue ne finanzia il 40%. E poi davvero l'Italia con il tasso di disoccupazione alto che si ritrova pensa di fermarla?».

«INCONCEPIBILI MURI "TRUMPIANI"». Rispondendo poi a Di Maio che aveva messo in dubbio l'utilità della Tav a 30 anni dalla progettazione, ha sottolineato: «Questa infrastruttura 30 anni fa non aveva tutta questa importanza, all'epoca il movimento delle merci era marginale e l'Europa non c'era quasi ancora. Oggi la situazione è completamente diversa, sarebbe inconcepibile volere erigere attorno alle Alpi un muro come quello voluto da Trump tra Stati Uniti e Messico».

Sul tavolo di discussione è stato calato anche il capitolo penali: in caso di mancata realizzazione, l'Italia dovrebbe (condizionale d'obbligo) versare qualcosa come 2 miliardi di euro. A parlarne per primo è stato il vicepresidente della regione Auvergne-Rhône-Alpes Etienne Blanc. «Viste le penali da pagare», ha detto al Corriere, «per l'Italia sarebbe più costoso interrompere i lavori che proseguirli».

RISARCIMENTO DEI COSTI SOSTENUTI. A fornire una stima era stato Paolo Foietta, commissario straordinario del governo per l'asse ferroviario Torino-Lione. «Confermo che penali a livello europeo non ci dovrebbero essere. Il punto è che se l’Italia uscisse unilateralmente dal progetto Tav gli altri attori istituzionali coinvolti, Unione europea e Francia, potrebbero rivalersi e chiedere il risarcimento dei costi sostenuti». In particolare gli 813 milioni stanziati dall'Ue in quanto non è previsto un cambio di destinazione. Foietta però nell'incontro a Torino con la Telt ha insistito: «I costi della non realizzazione della Torino Lione sono legati alla restituzione dei finanziamenti, alle penali ma soprattutto al calcolo dei mancati vantaggi industriali».

Una manifestazione No Tav.
ANSA

Ma è davvero così? Per Massimo Bongiovanni, membro della passata Commissione Giuridica della Comunità Montana Val di Susa e Val Sangone, occorre fare chiarezza. Per quanto riguarda i fondi stanziati dall'Ue, spiega il legale a Lettera43.it, bisognerebbe rileggere la decisione sul precedente finanziamento Ue del 2008. «In casi debitamente giustificati», si legge nel testo, «il beneficiario può in qualsiasi momento rinunciare a tutto o a parte del contributo informando la commissione per iscritto e con almeno 60 giorni di anticipo senza versare alcuna indennità».

LE MOTIVAZIONI VERREBBERO ACCETTATE? Va però detto che se non venisse fornita alcuna motivazione o se la commissione non accettasse la motivazione, «allora è possibile che Bruxelles chieda il rimborso parziale o totale di somme già corrisposte sulla base di relazione tecniche e rendiconti finanziari già approvati, dopo aver consentito al beneficiario di rispondere in merito».

C'È IL PRECEDENTE DEL PORTOGALLO. Come ricorda Bongiovanni, però, c'è un precedente. Il Portogallo nel 2012 cancellò il progetto del corridoio alta velocità Lisbona Madrid senza pagare (finora) penali, a quanto risulta. Il costo di 11,6 miliardi di euro non era considerato finanziariamente sostenibile.

E le aziende che hanno vinto gli appalti? Bongiovanni risponde con la legge 191 del 2009 (la Finanziaria 2010), articolo 2, comma 232 lettera c. La norma stabilisce che «il contraente o l’affidatario dei lavori deve assumere l’impegno di rinunciare a qualunque pretesa risarcitoria eventualmente sorta in relazione alle opere individuate con i decreti del presidente del Consiglio nonché a qualunque pretesa, anche futura, connessa al mancato o ritardato finanziamento dell’intera opera o di lotti successivi».

NON CI SONO OBBLIGHI CONTRATTUALI. E ancora: «Dalle determinazioni assunte dal Cipe non derivano nuovi obblighi contrattuali nei confronti di terzi a carico del soggetto aggiudicatore dell’opera per i quali non sussista l’integrale copertura finanziaria».

SPESA GIÀ EFFETTUATA "SACRIFICABILE". Insomma per il fronte No Tav non ci sono dubbi: le penali sono una bufala. E la spesa già sostenuta di 1,4 miliardi di euro per i lavori preliminari può essere "sacrificata" di fronte a un costo complessivo di quasi 9 miliardi. Per Alberto Perino, leader No Tav, anche se ci fossero penali da pagare, «i cittadini comunque ci guadagnerebbero: se un'opera è inutile è un'idiozia farla».

22 Maggio Mag 2018 1730 22 maggio 2018
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